È da poco uscito nelle sale il film di Scott Cooper intitolato Springsteen: liberami dal nulla ispirato alla biografia dell’artista Bruce Springsteen, nota rockstar degli anni ’80. L’opera cinematografica mette in scena il periodo relativo alla nascita dell’album Nebraska, ripercorrendo tutti gli step dalla sua ideazione alla realizzazione, scendendo in profondità nella vita del protagonista. Il film, egregiamente interpretato da Allen White nei panni di Springsteen, restituisce allo spettatore diversi spunti di riflessione, che indagano le molteplici fragilità che si nascondono sotto la veste dell’artista di successo. La critica ha evidenziato, infatti, come il film di Cooper, per come è costruito e per i significati che veicola, potrebbe essere dedicato ad una qualsiasi star che si trova a dover affrontare le vicissitudini personali della vita quotidiana e al contempo far fronte alle pressioni della fama.
Nella pellicola, infatti, Springsteen è continuamente raggiunto dal proprio passato di bambino, che segna profondamente l’esistenza del giovane adulto. Il difficile rapporto con il padre, che si dava all’alcool e tendeva a diventare violento con la madre, lo scuotono profondamente e fanno di lui un adulto fragile, che non riesce a liberarsi di alcuni fantasmi del passato. Ne consegue che anche la sua produzione artistica ne è condizionata: la canzoni riflettono il periodo depressivo e gli amici, così come i suoi colleghi, faticano a mettersi in contatto con lui e a comprendere veramente il suo stato d’animo.
Ciò che colpisce lo spettatore è proprio questo “eterno ritorno” della sua infanzia, per dirla con Nietzsche, che in qualche modo non lo abbandona mai, ma si ripresenta continuamente alla sua memoria e ne condiziona la quotidianità. Sembra di sentire le parole del noto filosofo:
«Questa vita, così come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte; e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro e tutto l’indicibilmente piccolo e grande della tua vita dovrà ritornare a te, e tutto nella medesima sequenza e successione» (F. Nietzsche, La Gaia Scienza, Adelphi, Milano 1977, p. 341).
Sembra infatti che Cooper voglia mostrarci uno Springsteen in preda al passato, e dirci che per liberarsi davvero delle proprie paure e riappacificarsi con se stessi è necessario comprendersi a fondo, accettando in primis chi si è e chi si è stati. Ripartire dall’inizio è d’obbligo per arrivare ad un presente consapevole, non si può pensare di cancellare ciò che è stato, in quanto esso ritorna sempre. È quanto cerca di dirgli Jenny, dolce ragazza che Springsteen inizia a frequentare negli anni di “Nebraska”, da cui poi fugge per andare in California. “Scappare non sistema le cose”, gli dice Jenny durante una delle loro ultime conversazioni, e infatti Springsteen si renderà conto della verità delle sue parole, poiché le paure ritorneranno e dovrà ricorrere all’aiuto della psicoanalisi per liberarsi davvero.
Un film intimo, dunque, tutto vissuto dal “backstage”, distante dalle urla e dagli applausi del palcoscenico. Non a caso anche la sceneggiatura, se la si osserva bene, lascia molto spazio alle riprese negli spogliatoi, prima o dopo uno spettacolo, quando a risaltare è l’uomo e non la star di successo. È come se ciò che contasse è tutto il pregresso o il post, non tanto il momento di gloria o quello che si mostra al pubblico. È proprio da questi momenti, infatti, che si evincono i veri sentimenti del protagonista, il vero percorso che lo ha condotto a realizzare certe canzoni.
Il film diventa così una sorta di confessione silenziosa, un viaggio interiore che si consuma lontano dalle luci della ribalta. Lo spettatore è invitato a guardare oltre la superficie, a cogliere le esitazioni, gli sguardi, i gesti più semplici che rivelano la vulnerabilità dell’artista.
In definitiva quello che il regista mette in scena, ricollegandosi forse a tanta produzione che pone in relazione il tema “genio e follia” è la vita di un uomo, la cui sensibilità è in parte dettata anche dal proprio passato difficile, con cui deve continuamente convivere. La fama, inoltre, vuole dire Cooper, non esime da essere investiti di tutta una serie di problematiche “umane”; dobbiamo slegarci dall’idea che le star, solo perché personaggi pubblici decantati dai più, non vivano le medesime sofferenze o difficoltà di tutti noi. Combattiamo il pregiudizio che chi ha successo viva una vita sempre al massimo, senza avere tentennamenti di qualche tipo o periodi molto duri.
NOTE
[Photo credit: immagine trattata un fermo immagine del film]