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Forse, la vera domanda attorno al disagio giovanile riguarda il tipo di società e di cultura in relazione al loro futuro.
Utilizziamo “Vita activa” di Hannah Arendt per riflettere sul nostro agire quotidiano, inseriti nella frenesia contemporanea.
Il dolore ci mette di fronte alla nostra singolarità e, allo stesso tempo, alla vulnerabilità che condividiamo con chiunque altro.
Recuperare l’arte della cura di sé non significa cadere nel narcisismo contemporaneo del self-care mercificato ma un atto di resistenza. Non per egoismo, ma perché senza questa cura non possiamo essere davvero liberi, né pienamente umani.
La meraviglia delle lucciole porta a riflettere – con Pasolini – sul senso che si può dare al restare, come l’orchestra del Titanic.
Come rapportarci nei confronti della morte durante la nostra esistenza? Lee Masters può aiutarci a intraprendere il viaggio verso la collina.
Il benessere contemporaneo è divenuto oggetto di apprendimento tecnico: la sua individualizzazione potrebbe diventare un problema?
Cartesio affermava che dedicava solo qualche ora all’anno ai pensieri intellettuali: noi, invece, nemmeno più quelle?
Kierkegaard aiuta a capire che l’angoscia non è una trappola: è la vertigine della libertà che si manifesta quando comprendiamo che le nostre scelte per il futuro ci definiscono.
È possibile intendere il tempo in maniera diversa da quello classico di una linea retta, dando invece importanza al nostro io?
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