Viviamo tempi folli. Lo sentiamo dire in giro, lo leggiamo nei giornali, lo ascoltiamo negli approfondimenti. La Terra si è fatta improvvisamente piccola e stretta, scossa da guerre violente sempre più frequenti, talmente numerose da avere la sensazione, noi piccoli spettatori spaventati, di essere progressivamente esposti e in pericolo, di non riuscire a starci dietro, a capirci qualcosa, a dare motivazioni e spiegazioni razionali.
Il continuo susseguirsi di notizie, aggiornamenti quasi in tempo reale, proclami e a seguire le immancabili disdette, creano confusione e non aiutano a fare chiarezza. La confusione, a sua volta, genera preoccupazione e ansia, sentimenti che incrementano l’idea che tutto ci stia sfuggendo di mano e che qualcosa di estremamente terribile stia per accadere (o stia già accadendo a nostra insaputa). Che sia un tempo di caos e che l’ordine mondiale, così come pensavamo di averlo costruito e inteso, non esista più, lo confermano anche i cosiddetti potenti. Si pensi al discorso del cancelliere tedesco F. Merz, alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco, in cui senza mezzi termini ha asserito che «l’ordine internazionale basato su diritti e regole è attualmente in fase di distruzione».
Dove non c’è la legge, c’è la lotta per il potere e la prevaricazione del più forte. Dove non c’è razionalità e civiltà nelle relazioni, regnano follia e violenza. Dove non c’è ordine, c’è chi maneggia la paura dei più, a proprio beneficio. Tra le varie metodologie di amministrazione di politica estera, per esempio, ce n’è addirittura una denominata “del re pazzo”. La Teoria del pazzo (o teoria del folle) punta a spaventare i propri avversari convincendoli che li si potrebbe attaccare con reazioni enormemente sproporzionate; è il mascheramento delle reale intenzioni dietro comportamenti non convenzionali, dichiarazioni assurde e provocazioni incendiarie. Sono in molti a pensare che sia questa la tecnica utilizzata dall’attuale presidente Trump.
Come possiamo noi piccoli spettatori dello squilibrato scenario globale, sopravvivere a questa follia senza perdere la testa? E se fosse, anche per noi semplici cittadini, la follia e non invece un’angosciata ricerca di senso ad aiutarci? Proviamo a ricordare quanto scritto da Erasmo da Rotterdam nel suo più che mai attuale Elogio della Follia: «Fingersi folli a tempo e luogo, è somma sapienza» (Elogio della Follia, Agenzia Libraria Editrice, Trieste 2023, p. 104). Che sia proprio la follia, quindi, la via d’uscita?
È con questa inquietudine che chi scrive, si è immersa in una rilettura appassionata delle pagine di Erasmo, trovandovi conforto e motivazione. Il filosofo e teologo aveva notato che quando i tempi si fanno confusi, non sono i saggi e i sapienti con le loro tristi spiegazioni a essere utili ai più, ma i buffoni. Spiega Erasmo che le città, i governi, le leggi e le religioni si fondano sulla follia, su personaggi che lusingano il popolo con promesse irrazionali, che comprano voti, cercano applausi, si compiacciono delle acclamazioni, si fanno portare in giro in trionfo come una statua da mostrare al popolo e fanno collocare in piazza, ben visibile, la propria statua di bronzo. «Con queste sciocchezze si fa presa su quella grossa e potente bestia che è il popolo» (ivi, p. 36). Ci ricorda qualcuno?
Erasmo continua l’analisi facendo notare che se qualche saggio, si alzasse d’improvviso a gridare che il personaggio a cui tutti guardano come un dio e un potente non è un uomo ma una bestia, verrebbe accusato di essere un pazzo: emarginato, deriso e umiliato. Viene da chiedersi ancora una volta: ci ricorda qualcuno? Si pensi ai dissidenti iraniani, a Francesca Albanese, agli attivisti della Flotilla, agli attori del film La voce di Hind Rajab che non hanno potuto partecipare alla notte degli Oscar in quanto palestinesi. «La stessa cosa detta da un sapiente, gli frutterebbe la morte, detta da un buffone diverte il padrone oltre ogni dire» (ivi, p. 51).
Se non vogliamo arrenderci a essere manipolati, usati come burattini di uno spettacolo che non avremmo mai scelto; se non vogliamo vederci sottratti i nostri diritti di cittadini, primi fra tutti il diritto di dissentire, di rifiutarsi a partecipare a guerre illegali (se mai ce ne possano essere di legali), di vivere in pace, forse è da scegliere la follia. La follia di chi continua a dire di no alla violenza, di chi scende in piazza a sfilare contro le guerre, di chi continua a operare silenziosamente nelle organizzazioni umanitarie, a cooperare invece di sopraffare, a credere nella solidarietà e non nel dominio. Cose da pazzi, insomma.
NOTE
[Photocredit Lekan Ridwan via unsplash.com]