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Dal bisogno al capriccio: una crisi di sostenibilità

Da un paio d’anni ormai circolano sul web alcune immagini che ritraggono il deserto dell’Atacama per buona parte ricoperto da rifiuti. L’aspetto preoccupante è che parte di queste immagini è satellitare, per cui l’enorme quantità di immondizia che produciamo è visibile perfino dallo spazio. Posto lungo la costa nord-occidentale del Cile, questo luogo è diventato il “cimitero della fast fashion”. Tonnellate di vestiti di ogni tipo, nuovi e usati, ricoprono parte della sua superficie rilasciando nel suolo sostanze inquinanti pericolose per l’ambiente e le persone.
La fast fashion corre più velocemente delle possibilità di smaltimento dei suoi prodotti, che finiscono per essere gettati in enormi discariche a cielo aperto in paesi privi di regolamentazioni ambientali e di infrastrutture per smaltirli. Sono ormai passati due anni dalla prima diffusione delle immagini satellitari del deserto cileno ma la situazione non è cambiata: le “dune tessili” ci sono ancora e, se non sono visibili, è perché sono state semplicemente ricoperte dalla sabbia per evitare il rischio di incendi. Oggi tutto questo è oggetto di un vivo dibattito e siamo ormai perfettamente coscienti delle numerose problematiche umane e ambientali derivanti dalla circolazione e dal consumo massiccio di abiti a basso costo. Ciononostante, si registrano grandi quantità di acquisti presso aziende come Shein o Temu. Per quale motivo? Certo, il basso costo della merce a fronte di stipendi più bassi e di alternative eco-friendly più costose è un fattore significativo, ma qui è necessario fare una riflessione sociale più generale e profonda sul concetto di “bisogno”.

Il bisogno è ciò che di fatto ha scandito le varie epoche storiche e che tuttora è un elemento di distinzione dell’epoca contemporanea1. In particolare, nella odierna società dei consumi è bene parlare di “bisogno” in relazione al “desiderio”, due concetti che partono da una base comune ma che non sono assolutamente sovrapponibili. Entrambi si fondano su una sensazione di “mancanza” ma, nel caso del “bisogno”, si tratta dell’espressione di una necessità che comporta una ricerca del soddisfacimento di una determinata esigenza; nel caso del “desiderio” la ricerca di un senso di soddisfazione non è dettata da una necessità ma dalla volontà di possedere qualcosa. Una volta che un bisogno viene soddisfatto non si cercano altre possibilità di soddisfacimento dello stesso bisogno; semmai, come si è visto nel corso della storia, si cerca di migliorare il modo in cui questo bisogno viene soddisfatto. Il desiderio invece è qualcosa di molto più fluido: non essendo dettato da una necessità esso si può manifestare secondo intensità diverse ed eventualmente anche a intermittenza. Oggi quasi ogni bisogno può essere soddisfatto, lasciando in questo modo spazio al desiderio.
A questo proposito Zygmunt Bauman ha fatto una precisazione interessante in Modernità liquida,  sottolineando come nella contemporaneità parlare di “desiderio” stia diventando addirittura obsoleto. I consumatori hanno ormai raggiunto l’assuefazione ed è necessario un nuovo stimolante, più forte e più versatile, in grado di mantenere la domanda di consumo a un livello adeguato all’offerta: il “capriccio”2.  

Ovviamente, l’assenza di bisogno e il subentro del capriccio hanno portato a un nuovo modo di vivere la vita, il lavoro, le relazioni, la cultura. Il paradigma della vita odierna è proprio l’attività dello shopping, poiché in ogni suo frangente è organizzata attorno all’attività di scelta. Decidere che attività svolgere, cosa fare del proprio futuro, remoto o immediato, è come scegliere quale prodotto acquistare: bisogna fare una “scrematura” tra le innumerevoli possibilità e valutare quale può essere la migliore. La società postmoderna coinvolge l’individuo nella sua capacità di consumatore, la cui vita guidata dalla seduzione, dal desiderio e dal capriccio senza limiti è sostenuta da una produzione flessibile e da un marketing capillare e invasivo.
Addirittura, il concetto di “lusso” perde il suo senso poiché il mercato sembra puntare a ridurre al minimo la distanza tra oggi e domani, trasformando i lussi di oggi nei bisogni di domani3. La preoccupazione principale dell’uomo contemporaneo è l’adeguatezza, ossia l’essere pronto, il saper riconoscere immediatamente quali opportunità cogliere, sviluppando nuovi desideri su misura delle nuove seduzioni, rimanendo sempre aperto alle nuove sensazioni e impedendo che i bisogni consolidati le bandiscano.  

Tutto questo è il prodotto di un sistema che continua a ipotizzare una disponibilità infinita di risorse a fronte di sintomi già evidenti del loro esaurimento. Il rischio non troppo remoto è quello di intaccare le risorse mondiali al punto da non riuscire più a soddisfare i bisogni fondamentali.

 

NOTE
1. Cfr. Z. Bauman, Modernità liquida, Bari-Roma, Laterza, 2011.
2. Ivi, p. 45.
3. Ivi, p. 80.
[Photo credit Hannah Morgan via Unsplash.com]

Elisa Chiandotto

Elisa Chiandotto

curiosa, riflessiva, sensibile

Sono Elisa Chiandotto, ho 25 anni e attualmente vivo a Portogruaro, in provincia di Venezia. Fin dall’adolescenza coltivo due grandi passioni: la musica e la filosofia. Quest’ultima è diventata il fulcro del mio percorso di studi, portandomi a laurearmi in Filosofia e in Scienze Filosofiche all’Università di Bologna. Credo profondamente che la filosofia non sia […]

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