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VIG e One health: le nuove forme di speranza

Un nuovo dato legislativo pone l’Italia all’avanguardia nel panorama europeo. Si tratta della Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), uno strumento approvato il 29 ottobre 2025 con il voto trasversale di tutte le forze politiche, evento raro nel contesto attuale. Come ha spiegato il filosofo della scienza Telmo Pievani in un recente intervento pubblico, ripreso dalla rivista Lucy, la VIG «promuove l’equità intergenerazionale, anche nell’interesse delle generazioni future, e obbliga i legislatori di oggi e di domani a considerare l’impatto sociale e ambientale delle nuove norme prima della loro approvazione». In sostanza, ogni volta che lo Stato, una Regione o un ente pubblico approvano una legge con ricadute su ambiente e comportamenti collettivi, non sarà più sufficiente valutarne la sostenibilità economica. Sarà necessario interrogarsi anche sugli effetti sociali e ambientali nel medio e lungo periodo, includendo esplicitamente chi verrà dopo di noi. Una battaglia avviata nel 2016 da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) e che completa la riforma costituzionale del febbraio 2022, quando all’articolo 9 della Costituzione è stato aggiunto il comma che impegna la Repubblica a «tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni».

La novità più rilevante è che le generazioni future, pur non esistendo ancora come soggetti concreti, diventano un riferimento giuridico. La VIG introduce infatti un controllo a priori sugli effetti delle leggi e, potenzialmente, anche a posteriori: se una norma approvata solleva dubbi sul suo impatto generazionale, i cittadini potranno chiederne conto. Per l’attuazione della legge è stato istituito un Osservatorio permanente presso la Presidenza del Consiglio, con sei mesi di tempo per i decreti attuativi.

Come sottolinea Pievani, si tratta di una novità significativa soprattutto per i giovani, che in Italia subiscono forme strutturali di discriminazione: dal debito pubblico a quello ambientale, dagli squilibri pensionistici alla precarietà lavorativa, fino all’emigrazione di massa. Come osservano Vittorio Lingiardi e Isabella Saggio quando parlano di emergenze planetarie, è un segnale importante, in «un’epoca in cui immaginare il futuro è sempre più difficile, se non doloroso. I modelli su cui abbiamo costruito il mondo mostrano chiaramente i loro limiti, eppure questa consapevolezza convive spesso con indifferenza, negazionismo o paralisi»  (V. Lingiardi, I. Saggio, One Health, Il Saggiatore, Milano 2023, p. 15).

La Valutazione di Impatto Generazionale richiama infatti un concetto introdotto poco più di vent’anni fa e oggi sempre più centrale: One Health. Ovvero, la salute, intesa con la S maiuscola, è una sola. La salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi sono legate in modo indissolubile. Non si tratta di un’idea del tutto nuova: già nel Settecento l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert tentava di promuovere una visione del benessere collettivo fondata su ragione, conoscenza e progresso. Tuttavia, mancava allora un elemento oggi cruciale: la consapevolezza dei limiti delle risorse naturali e dell’impatto sistemico delle azioni umane sull’ambiente.

Questa consapevolezza entra oggi non solo nel diritto e nella filosofia, ma anche nel mondo dell’impresa. La logica della Valutazione di Impatto Generazionale ritorna nel concetto di business generativo, o net positive, elaborato da Paul Polman (dal 2019 CEO di Unilever, multinazionale britannica di beni di consumo) e Andrew Winston (uno dei leader di pensiero più importanti al mondo per quanto riguarda il business sostenibile): un modello in cui le aziende non si limitano a ridurre i danni, ma si impegnano a lasciare il mondo in condizioni migliori di come lo hanno trovato. Come scrivono gli autori, «ciò che dobbiamo offrire ai bambini e agli adolescenti è una quantità di problemi minore, non maggiore. Lo sfruttamento eccessivo delle risorse e la creazione di un clima invivibile sono un’eredità orrenda che stiamo lasciando loro» (P. Polman, A. Winston, Net Positive, Hoepli, Milano 2022, p. 38).

In questo intreccio tra diritto, scienza, filosofia ed economia si delinea una possibilità concreta: pensare il futuro non come una proiezione astratta, ma come una responsabilità condivisa. La Valutazione di Impatto Generazionale e il paradigma One Health ci ricordano che ogni scelta presente è già una scelta sul domani. Non si tratta di rinunciare al progresso, ma di ridefinirne il significato: un progresso capace di includere, di durare, di prendersi cura. Forse è proprio da qui che può nascere una nuova forma di speranza, non ingenua ma fondata, che restituisca al futuro il diritto di essere abitabile.

 

NOTE
[Photocredit Vlad Hilitanu via unsplash.com]

Martina Notari

generativa, leggera, autentica

Ciao, mi chiamo Martina, ho 40 anni e sono giornalista professionista e Naturopata. Vivo in Toscana, a Quarrata, in provincia di Pistoia e dal 2020 sono mamma della mia splendida Diana. Mi sono laureata in Filosofia e Forme del Sapere all’Università di Pisa nel 2007, con una tesi su Machiavelli e le sue commedie. Nel […]

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