Nel Saggio sull’intelletto umano del 1690, il padre dell’empirismo moderno John Locke riprende l’espressione latina tabula rasa per spiegare come si formi la mente umana. Al momento della nascita, dice Locke, la mente somiglia proprio ad una tavoletta liscia e vuota, senza regole per l’elaborazione dei dati, i quali poi vengono aggiunti ed elaborati da determinati principi che si formano solo ed esclusivamente grazie alle esperienze sensoriali di ognuno di noi. Secondo Locke, quindi, tabula rasa significa innanzitutto che la mente degli individui nasce vuota e poi che questi sono liberi di formare e plasmare la propria anima in totale libertà. Gli essere umani possono così definire il contenuto del proprio carattere partendo da una base comune, l’appartenere alla specie umana, che per definizione non può venire alterata. Tutti, o quantomeno la stragrande maggioranza, dei nostri tratti comportamentali vengono quindi acquisiti con l’educazione. Sulla scia di questa visione, nella psicologia dello sviluppo si è costruita a sua volta la teoria della lavagna bianca, innescando un dibattito ideologico che ha tenuto banco per tutta la seconda metà del XX secolo.
La contrapposizione tra natura e cultura è, appunto, una disputa – a metà strada tra biologia e sociologia – sull’influenza relativa che il patrimonio genetico (natura) e le condizioni ambientali del loro sviluppo (cultura) hanno sugli esseri umani. Con natura s’intende ciò che viene considerato pre-programmato ed è comunque influenzato dal patrimonio genetico e da altri fattori biologici. La cultura, invece, è l’influenza di fattori esterni dopo il concepimento, ad esempio il prodotto di esposizione, esperienze e apprendimento su di un individuo. Sostanzialmente il contesto che ci circonda, dalle zone che frequentiamo alle persone che ci stanno attorno: tutto ha un’influenza e un ascendente decisivo. E pensare che tutto ciò, più che dalla geniale spiegazione di Locke, è forse partito da Francis Galton, il fondatore dell’eugenetica. A rendere moderno questo dibattito è stata proprio una discussione di quest’ultimo sul tema dell’influenza dell’ereditarietà e dell’ambiente sul progresso sociale, scatenata dalla lettura de L’origine della specie di Charles Darwin, cugino di secondo grado di Galton stesso. A renderlo un evergreen c’ha pensato John Landis quaranta e passa anni fa con Una poltrona per due, nel quale ci si interroga su quali siano le motivazioni in grado di spingere al successo o alla criminalità. Secondo la prima posizione (natura), le azioni di una persona sono determinate dalla predisposizione genetica alla delinquenza o al successo; secondo l’altra posizione, dall’ambiente nel quale si cresce (cultura). A renderlo nuovamente attuale, invece, è la storia di due personalità nate su internet e oggi al centro delle cronache mondiali per motivi diversi.
Nel 2019 Mr. Cardamom rappa, posta video su Youtube e ha un discreto seguito, cantando e raccontando, dal Queens dove vive, delle sue origini indiane e della sua infanzia in Uganda. Contemporaneamente, in Francia, Doudou Cross Bitume intrattiene gli utenti di Tiktok con le sue evoluzioni sulla moto da cross. Passano gli anni e Zohran Mamdani, vero nome di Mr. Cardamom, viene eletto nuovo sindaco di New York, a partire dal primo gennaio 2026. Mentre Doudou Cross Bitume, che in realtà si chiama Abdoulaye N., è finito in carcere, sospettato di aver rubato i gioielli reali e napoleonici al Louvre, con altri complici, nel sensazionale colpo del 29 ottobre. Mamdani è cresciuto nell’upper west side di Mahnattan ed è figlio di immigrati indiani benestanti – la madre è Mira Nair, famosa regista cinematografica e il padre è professore alla facoltosa Columbia University. Abdoulaye è cresciuto a Landy, a Saint Denis a Parigi e prima della rapina al Louvre era già noto alle forze dell’ordine per quindici reati, oltre – si dice – ad aver abbandonato la scuola e aver avuto ventitré figli da tre mogli e aver lavorato come tassista abusivo. Viste le variabili in gioco, potrebbe aver senso pensare ad un’ipotetica realtà alternativa dove Zhoran e Abdoulaye, esattamente come nel film di Landis, vengono scambiati, magari già da piccoli? Avrebbe cambiato le loro vite questo esperimento sociale teorico? Probabilmente no. Al giorno d’oggi, l’idea di una forte dicotomia tra natura e cultura è generalmente considerata poco rilevante. È stato scoperto che entrambi i fattori contribuiscono in modo sostanziale e inestricabile a molti dei processi studiati da biologi, psicologi e antropologi. In alcuni casi, come nell’ipotesi evolutiva dell’auto-addomesticamento, natura e cultura riescono a influenzarsi vicendevolmente e in maniera costante. Ecco, forse, la pietra tombale sulla questione: tutto è importante, la differenza la fa probabilmente il saper scegliere. In qualsiasi ambito.
NOTE
[Photo credit Debashis RC Biswas via unsplash.com]