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Lilium, il nuovo speculum e il sapere androcentrico

A luglio 2025 è uscita la notizia della progettazione di Lilium, un nuovo speculum ginecologico pensato per essere meno invasivo e doloroso rispetto a quello tradizionale. Le ideatrici, Ariadna Izcara Gual e Tamara Hoveling, hanno sviluppato questo strumento con l’obiettivo di mettere al centro il benessere femminile nelle pratiche mediche. Lilium, infatti, a differenza dello speculum tradizionale metallico, è realizzato con un materiale morbido e flessibile e anche la sua forma, che ricorda i petali di un fiore, è stata studiata per diminuire il disagio provato dalle donne. Si tratta di un cambiamento apparentemente minimo, ma che potrebbe ridurre sensibilmente il dolore, l’ansia e il disagio che molte donne provano durante le visite ginecologiche.

Questa notizia ci permette di riflettere sui modi in cui la medicina ha trattato, e continua a trattare, il corpo femminile, spesso con strumenti e linguaggi che non tengono conto della soggettività e dell’esperienza delle pazienti.

Lo speculum ha origini antichissime: inventato in epoca romana, la sua forma attuale risale al XIX secolo. Da duecento anni, quindi, ha subito pochissime modifiche. Si è sempre trattato di uno strumento freddo, rigido e metallico, percepito da molte donne come simbolo di una medicina che più che curare invade il corpo e lo penetra con forza. Viene spontaneo chiedersi: se lo speculum fosse, invece, uno strumento per studiare e curare il corpo maschile, sarebbe rimasto invariato per due secoli? Quasi certamente no. Sarebbe stato oggetto di ricerca e perfezionamento perché il soggetto della medicina è l’uomo bianco cisgender abile. Il corpo femminile, invece, è stato pensato come oggetto da osservare e controllare e non come soggetto d’esperienza. 

La medicina di genere nasce proprio per colmare queste disuguaglianze tra uomini e donne nella ricerca, nella diagnosi e nelle terapie. Come rilevato da numerosi studi, la medicina ha da sempre considerato il corpo maschile come soggetto neutro universale e ignorato le differenze biologiche e psicosociali che influenzano la salute femminile. Questo ha comportato ritardi di diagnosi, effetti collaterali non previsti nei farmaci (spesso testati solo su corpi maschili), e un generale disinteresse per i sintomi riportati dalle donne, spesso liquidati come “psicosomatici” (basti pensare a malattie come la vulvodinia e l’adenomiosi). Alla luce di queste considerazioni, lo speculum tradizionale è un emblema del sapere medico androcentrico, incapace di considerare realmente i corpi femminili.

Già nel 1974, la filosofa e psicoanalista Luce Irigaray, nel suo Speculum. De l’autre femme, usava lo speculum come metafora del modo in cui la filosofia occidentale, e più in generale la cultura occidentale, hanno rappresentato la donna: non un soggetto, ma il riflesso, qualitativamente peggiore, dell’uomo. Lo speculum è diventato così il simbolo di un sapere che guarda il corpo femminile senza tenere però in considerazione le sue esigenze. E così la medicina, la filosofia e la psicoanalisi, discipline dominate da un logos maschile, hanno pensato la donna più come assenza e come mancanza che come effettiva presenza. Irigaray scrive: 

«Per la femmina la realtà della sua castrazione significa in fondo questo: “voi uomini non ci vedete niente, non ne sapete niente, non vi ci ritrovate, non vi ci riconoscete. E questo vi è insopportabile. Dunque non esiste, non c’è niente”» (L. Irigaray, Speculum. L’altra donna, Feltrinelli, Milano 2017, p. 44).

Lilium, dunque, non rappresenta solamente uno strumento medico che è stato migliorato, bensì un effettivo atto politico che dimostra come sia possibile pensare la medicina a partire dall’esperienza femminile, e non da una presunta “neutralità” che ha, in realtà, cancellato le differenze. Così come Irigaray invita a creare un linguaggio altro, capace di nominare la differenza sessuale senza ridurla a un derivato del maschile, Lilium è un primo passo per una pratica medica diversa, non più violenta, fredda e oggettivante, ma attenta alla cura della paziente.

E il problema non è solo lo speculum bensì una storia millenaria del sapere, che ha considerato il corpo femminile come una variazione, e derivazione, di quello maschile e, dunque, come un corpo da normalizzare e poi dominare. Lo speculum Lilium ci ricorda che, invece, esiste una differenza irriducibile tra i corpi maschili e femminili. Irigaray negli anni ‘70 scriveva una cosa che è tuttora più che valida: è tempo di smettere di specchiare l’identico, cioè l’uomo come misura di tutte le cose. Ed è tempo di costruire un sapere capace di accogliere l’Altro.

 

NOTE
[Photo credit Europeana via Unsplash.com]

Andreea Elena Gabara

in continua ricerca, sensibile, dinamica

La mia vita è caratterizzata da due ricerche, una artistica e corporea e una filosofica e mentale: sono, infatti, una danzatrice contemporanea, diplomata al Teatro Carcano, e studio Filosofia all’Università degli Studi di Milano. I temi su cui queste due ricerche si concentrano sono l’Altro e le relazioni interpersonali, l’esistenza e la sua insostenibile leggerezza […]

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