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Connessione e congiunzione tra spazio digitale e spazio materiale

L’espressione “spazio digitale” risulta curiosamente bizzarra in quanto in questo spazio, a differenza che in quello reale, gli utenti non si muovono, limitandosi a spostare – con il semplice scorrimento delle dita – gli oggetti smaterializzati che appaiono sullo schermo. Se nello spazio digitale gli utenti non possono muoversi, ciascuno confinato al di là del proprio dispositivo, nemmeno possono congiungersi. Così il digitale si limita a realizzare la sola connessione tra le persone.

Il filosofo Franco Bifo Berardi1 enuclea la differenza tra connessione e congiunzione: la prima permette lo scambio tra unità logico-sintattiche e quindi la produzione di significato, consentendo all’intelligenza sociale, cioè alle facoltà cognitive comuni alle persone, di estrinsecarsi in un discorso di senso compiuto. La congiunzione consiste invece nell’incontro tra differenti sensibilità e, quindi, tra i corpi che ne sono i rispettivi portatori, rendendo possibile la percezione di piacere e di bellezza e, in generale, l’esperienza etica, la quale consiste nella conoscenza di gioia e orrore, bene e male, ed è esprimibile solo approssimativamente in forme logico-sintattiche. L’esperienza etica infatti, nella misura in cui è produttiva di empatia, compassione e altre affezioni che ci determinano nel rapporto con l’Altro, oltrepassa la dimensione del significato: questa eccedenza è evidente ogniqualvolta si provino a spiegare i motivi per cui si ama qualcuno o si sposa una causa umanitaria. Viceversa, lo scambio di significati che ha luogo nella connessione si risolve esclusivamente nella produzione di un senso più o meno condiviso. Così, mentre per afferrare il significato basta il solo supporto della scrittura, l’esperienza etica può essere propriamente percepita solo se insiste sul sostrato di un corpo.

Permettere alle persone di dispiegare i propri rapporti entro uno spazio materiale, fisico, significa consentire la congiunzione dei corpi e, con essa, un’esperienza autenticamente etica. Nel mio saggio Segni e simboli del capitale. Spazio digitale, immaginario e corpi (Rogas, Roma 2026) spiego come nello spazio digitale le possibilità dell’agire etico sono dettate e limitate dai modi di utilizzo degli strumenti di connessione (smartphone, tablet ecc.); ogni “medium digitale riconosce la possibilità di espellere il prossimo con più efficacia di qualunque testimonianza, spot o slogan diretti a predicare il medesimo risultato: in altre parole, plasma la società più di quanto non faccia il contenuto della comunicazione. Il medium, come insegna Marshall McLuhan, diviene così il messaggio e, in tal caso, il messaggio suggerisce l’espulsione dell’Altro” (p. 97 ss.), ridotto a un oggetto prontamente rimovibile tramite lo scroll. Nello spazio digitale l’espulsione costituisce il contrappunto della connessione: entrambe sono istantanee e a portata di mano, anzi di dito.

L’espulsione dell’Altro non è invece un’opzione agevolmente praticabile nello spazio fisico, materiale, per la ragione che il rapporto che ciascuno di noi intrattiene con l’Altro nel proprio quotidiano costituisce il tassello di un complesso ecosistema sociale, la cui solidità è data dalla composizione armonica del caleidoscopio di tasselli cui tutti diamo vita: simili ecosistemi si ravvisano, per esempio, nella scuola, nell’associazionismo di base e nei rapporti di vicinato. Nella vita di tutti i giorni l’Altro è una presenza costante e incombente, che spesso entra in contatto con noi al di là della nostra volontà: non sempre l’incontro è facile, ma è la sola possibilità per una congiunzione.

Nel mio saggio individuo nei giochi di strada un medium privilegiato per l’incontro con l’Altro; tutti questi giochi esitano infatti in una congiunzione con il suo corpo: tra inseguitore e inseguito nell’acchiapparella, tra vedetta e statuine in 1, 2, 3… stella! Nei giochi di strada, inoltre, la congiunzione dei corpi – l’inseguitore che acciuffa l’inseguito, la statuina che tocca le spalle della vedetta – prelude all’inversione dei ruoli: l’acciuffato diventa inseguitore e la statuina vedetta. I partecipanti sono introdotti alla condivisione di un destino comune, che sabota qualunque rapporto di dominio: per esempio, la sorveglianza esercitata dalla vedetta è un potere monco, che dura appena il tempo di una sessione di gioco. Questa inversione “predispone a mettersi concretamente nei panni dell’altro (…) e dunque educa all’empatia” (ivi, p. 124 ss.), che è la bussola dell’agire etico. Nello spazio digitale, invece, qualsiasi congiungimento dei corpi è irrealizzabile e la stessa relazione tra gli utenti è minata in partenza, segnata com’è dallo spettro della reciproca espulsione. Perciò è grande l’urgenza di tornare ad abitare gli spazi materiali e a praticare attività e riti forieri di congiunzioni, come quelle felici e disinteressate che emergono dai giochi di strada.

 

NOTE
1. Cfr. F. Berardi, E: La congiunzione, Nero, Roma 2021.
[Photo credit Alain ROUILLER via unsplash.com]

 

Antonio Semproni
Classe 1988, suoi contributi culturali sono apparsi su “La Fionda”, “L’AntiDiplomatico”, “Sinistrainrete” e sulla rubrica di cinema de “La Seppia”. Attualmente è editor per la rivista letteraria “L’Equivoco”. I suoi ultimi libri sono la raccolta di poesie Mercati & Mercati (Transeuropa 2022) e la raccolta di racconti Supermercato h24 (Digressioni 2024). È convinto che sia opportuno riflettere sulla complessità degli spazi che abitiamo e delle strutture che ci condizionano, ma anche che, per realizzare un mondo più giusto, questi dibattiti debbano essere condotti orizzontalmente e in una cornice comunitaria.

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