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Una riflessione con Agostino sul perché del male morale

Non c’è giorno che passi in cui non accada nel mondo qualcosa di riprovevole e di violento. Tutti i principali mezzi di informazione ne danno ordinariamente notizia. E credo che capiti spesso di chiedersi il perché di così tanta malvagità. Malvagità che non accenna a diminuire nonostante oggi molte delle nostre società abbiano raggiunto buoni livelli di benessere materiale. Può quindi risultare significativo riportare alla memoria un particolare riferimento della riflessione filosofica di Sant’Agostino, contenuta nella sua opera La città di Dio composta nel V secolo d.C., per cercare di individuare un possibile aspetto della questione sull’origine del male provocato dalle persone. L’espressione a cui mi sto riferendo e di cui vorrei attualizzarne il senso, astraendolo dal suo contesto storico e religioso, è la seguente: «L’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste» (Agostino, La città di Dio, XIV, 28).

Ora, a una prima rapida lettura potremmo essere tentati di liquidare sommariamente la questione sull’origine del male morale attribuendone la causa di fondo al comportamento egoistico delle persone. La ‘città terrena’, ovvero tutto ciò che con questa espressione possiamo intendere come materialità negativa, sarebbe causata proprio da tutte quelle persone che pensano esclusivamente a sé stesse, disprezzando l’amore fraterno. La ‘città celeste’, ovvero tutto ciò che con questa espressione possiamo intendere come materialità positiva, sarebbe dovuta, al contrario, proprio a tutte quelle persone che sacrificano sé stesse in nome di un amore incondizionato verso coloro che le circondano. In poche parole, un possibile elemento di riflessione sull’origine del male che possiamo provare a estrarre da queste due frasi di Sant’Agostino sarebbe costituito dal conflitto-alternativa tra l’egoismo e il sacrificio. 

Di conseguenza, se prendiamo in considerazione ciò che rende questi due atteggiamenti totalmente opposti, ovvero la priorità d’amore o meno verso sé stessi, possiamo renderci conto di quanto sia importante riflettere più da vicino sul significato che di solito attribuiamo all’amore della nostra persona, poiché questo sentimento sembra costituire un possibile nodo critico della questione sull’origine del male morale. Infatti, se la cura e l’attenzione verso il proprio sé sembrano essere in eccesso nell’egoismo, è, al contrario, proprio nel sacrificio che sembrano essere in difetto. Potremmo dire che, mentre nell’egoismo l’amore verso il proprio sé si deforma in un interesse individuale fagocitato dal proprio tornaconto, nel sacrificio la preoccupazione per la propria persona scompare all’ombra di un interesse totalmente altruistico.

Ecco che, allora, il percorso umano di Sant’Agostino ci può aiutare ad accordare all’amore verso sé stessi un più corretto e profondo spessore. Questo pensatore, infatti, giunge alla sua fede dopo una lunga, e probabilmente anche irrequieta, ricerca interiore. Aveva più di 30 anni, quando nel 387 d.c. riceveva il sacramento del battesimo. Perciò, Sant’Agostino – che era un insegnante che coltivava molto lo studio – ha dovuto cercare molto tempo prima di abbracciare la religione cristiana. In particolare, l’amore incondizionato, di cui egli si fa portavoce nella sua determinazione teologica di Dio come Amore, sembra essere più il frutto di una impegnata riflessione dell’anima che una scelta scaturita da una doverosa obbedienza a una autorità superiore. 

Ed è proprio questo significativo accenno di vita che può indurci a considerare che l’amore verso sé stessi – che il giovane Agostino, per esempio, manifestò nel suo interesse culturale – comprende molto anche il nutrimento della propria interiorità. Una pratica d’amore che sembra invece essere poco presente nell’egoismo in quanto la curiosità di sapere tende a rendere appassionata l’anima a cercare le sue giuste relazioni con il mondo. Inoltre, se pensiamo che Sant’Agostino decise di donare la sua vita alla difesa del credo cristiano dopo aver maturato la sua fede nella sua ricerca interiore, possiamo dire che il sacrificio non è propriamente una negazione dell’amore verso sé stessi, bensì è un atteggiamento morale che nasce dallo sperimentare, dentro di sé, qualcosa di talmente grande e importante da spingere la volontà a travalicare i suoi stessi limiti e confini.

Tutto questo, quindi, può condurci a riconoscere il beneficio di un impegno verso noi stessi comprensivo di una pratica d’amore introspettiva, la quale può offrirci un antidoto contro la propensione al male morale. Questo perché amare la propria anima significa imparare, passo dopo passo, a tenere insieme le innumerevoli verità sfaccettate del mondo. Ed è proprio il vivere questa sorta di completezza interiore a regalarci il benessere necessario per aiutarci, vicendevolmente, a fare il bene anziché il male.

 

NOTE
Photocredit Rishabh Dharmani via Unsplash

Anna Castagna

dolce, creativa, solare

Sono nata e cresciuta a Verona. Ho conseguito la Laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Verona nel 2004. Ho lavorato per più di quindici anni in diverse realtà aziendali e vivo a Sesto al Reghena in provincia di Pordenone dal 2010. Mi piace molto leggere per capire quello che mi circonda. Approfondisco con […]

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