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Non dimentichiamoci di esserci

Ogni giorno ci alziamo, facciamo colazione, ci prepariamo per una nuova giornata. La maggior parte delle volte però non ci accorgiamo di noi stessi, troppo immersi dal traffico mondano, dalla fretta scandita dalla società, dai doveri imposti e che ci imponiamo relativi ai ruoli che pensiamo di dover assumere. Non ci rimane tanto tempo per pensare, per comprendere quanto invece si è perso di essenziale, perché altri ci dicono cosa pensare e come pensarlo. I messaggi e le comunicazioni sono caotiche, i valori sembrano essersi dissolti. Gli eventi sembrano ac-cadere in modo irreversibile, senza che vi sia la possibilità che qualcosa o qualcuno possa cambiare e senza forse voler cambiare per pigrizia o abitudine. Assumiamo la maggior parte delle volte per vero ciò che ci troviamo di fronte, senza filtrare, senza mettersi nei panni degli altri e anche questa volta solo per convenienza. Vengono ripetute frasi già fatte, vengono date mezze verità e ritornano alla memoria parole vuote, senza significato di discorsi sentiti o riportati. Tutto ad un tratto è diventato troppo scontato, troppo confuso, troppo impostato e monotono: vediamo solo tanta nebbia all’orizzonte e il grigio predomina nella vista.

Forse abbiamo dimenticato qualcosa: ci siamo dimenticati chi siamo veramente.

Nascendo in questo mondo cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi.[1]

Dov’è andata a finire la nostra scintilla di vita?

Dovremmo riaprire gli occhi da tutto questo torpore e scoprirci di nuovo come esseri capaci di esserci, di prendere in mano la propria vita, vederne tutti i colori e scegliere la direzione dove andare. Imparare a essere coraggiosi di fronte alla verità e di non farsi condizionare da tutto ciò che è più facile o conveniente, ma lottare per quello in cui crediamo veramente. Le cose belle sono difficili[2].

Bisognerebbe essere capaci di riscoprire la bellezza anche nelle piccole cose, in quei piccoli gesti che a volte diamo per scontato e ringraziare. Pensare (Denken) è ringraziare (Danken), dire grazie per questa esistenza che è stata donata nelle nostre mani e di cui noi e solo noi siamo responsabili. Abbiamo la possibilità di scegliere ciò che vogliamo essere in base alle nostre aspirazioni, non per accontentare altri o per seguire una moda.

Dovremmo capirci di più, comprendere i propri limiti: prendere la distanza da sé e dagli altri per ritrovarsi poi. Quando se ne sente la necessità, bisognerebbe stare da soli, per stare in silenzio, per pensare. Il silenzio racchiude tutte le risposte che cerchiamo da sempre.

Ciò di cui forse abbiamo bisogno è il tempo: concediamoci del tempo per crescere, per rimarginare le nostre ferite. Un seme non diventa un albero dopo un giorno o una settimana, ha rispetto del suo ciclo. Rispettiamo i nostri tempi e regaliamo il nostro tempo a persone per cui proviamo affetto, è il più bel dono che possiamo far loro.

Sarebbe bello ritagliarsi dei momenti che non appaghino solo i bisogni materiali, ma che dissetino il nostro spirito. Si dovrebbe leggere, leggere di tutto per far fiorire la nostra cultura e il sapere che ci circonda. Squarciare il velo dell’apparenza e esserci.

Bisognerebbe fare di questa vita un’opera d’arte, di cui noi stessi siamo gli artisti per guardarsi dentro ogni giorno e riconoscersi felici.

Azzurra Gianotto

[1] Cit. Giordano Bruno, filosofo rinascimentale italiano (1548-1600)

[2] Antico detto greco (Χαλεπά τά καλά)

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