Le lettere di Berlicche di C.S. Lewis (1898 – 1963) sono un’indagine sull’animo umano, dai pensieri fino alle azioni, sotto forma di romanzo epistolare: una corrispondenza tra due diavoli, uno esperto e alto funzionario di Satana, l’altro giovane apprendista incaricato di tentare e conquistare la persona assegnatogli. A parlare è sempre Berlicche, il più esperto, che cerca di guidare il giovane Malacoda nella sua opera di “conversione”, spiegando all’allievo su quali debolezze puntare per distrarre l’essere umano e farlo cadere nelle grinfie del Diavolo. In ogni sua lettera Berlicche approfondisce una tecnica di tentazione, basandosi su quelle particolari situazioni che coinvolgono il “paziente” di Malacoda, cercando di fornire al suo allievo una serie di consigli per volgere ogni circostanza a proprio vantaggio. Sullo sfondo rimane, talvolta in maniera implicita altre volte invece in modi diretti ed espliciti, il clima di guerra e tensione che travolge l’Europa (e il mondo) degli anni ‘40. Le lettere di Berlicche, infatti, vengono pubblicate per la prima volta nel 1942, quando la Seconda Guerra Mondiale imperversa e la tragedia materiale sfuma e rende ancora più enigmatici i dilemmi morali.
Non a caso il punto di partenza dell’opera sta proprio nella considerazione che l’intelletto umano ha nei confronti del diavolo. Berlicche spiega come gli uomini compiano due errori, opposti ma tra loro legati come due facce della stessa medaglia, nei confronti dei Diavoli: «uno è di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago» (C.S. Lewis, Le lettere di Berlicche, Mondadori, Milano, 1998, p. 3).
Proprio queste due categorie sono oggi più attuali che mai, perché permettono di ricordarsi quanto la realtà sia ben più complessa e come la vera tentazione sia cadere in queste facili divisioni. Se da un lato il materialista è colui che ha fatto propria la razionalità tecnica che governa il mondo contemporaneo, vedendo come inutile se non addirittura dannosa ogni tipo di interferenza che non miri al progresso materiale e al profitto, dall’altro, i maghi possono essere paragonati a coloro che vendono, cercano o accettano facili soluzioni alternative, senza approfondire realmente la complessità che li circonda. È proprio su questa dicotomia che si gioca l’opera di tentazione dei Diavoli di ogni epoca, il cui obiettivo è quello di allontanare il più possibile gli individui da un pensiero lucido e consapevole, ancorandoli a facili credenze e comportamenti ambigui e volubili. Ai Diavoli piace l’approssimazione, la superficialità, perché in questo contesto la persona è smarrita ma convinta di sapere esattamente dove si trova.
La semplificazione, infatti, fa rima con una falsa idea di possesso per cui l’essere umano si sente padrone di tutto quello che lo circonda e in cui è immerso, compresi il senso religioso, il tempo e la realtà tutta. Nella lettera XXI Berlicche spiega a Malacoda come «gli esseri umani t’inventano continuamente pretese di proprietà che suonano ugualmente ridicole in cielo e nell’inferno, e noi dobbiamo mantenerli su questa linea. […] Abbiamo insegnato agli uomini a dire “il mio Dio” in un senso non proprio molto diverso da “le mie scarpe”» (ivi, pp. 87-88).
Questi concetti risultano quanto mai attuali al giorno d’oggi e vanno ben oltre il dilemma religioso: tra echo chambers, polarizzazione delle idee e contenuti sempre più veloci che promettono di spiegare questioni complesse in pochi minuti, la tentazione contemporanea è quella da un lato di cadere in convinzioni apparentemente solide ma in realtà fragilissime, e dall’altro di lasciarsi sopraffare da un individualismo estremo ma apparentemente giustificato che spinge all’indifferenza nei confronti della diversità.
Volendo esulare dal tema spirituale e relativo alla fede, lo scambio epistolare tra Berlicche e Malacoda non fa altro che scandagliare le “ondulazioni” dell’animo umano che da sempre rendono le persone preda delle tentazioni, tanto terrene quanto spirituali. In un’epoca di disincantamento del e dal mondo, per dirla alla Max Weber, Le lettere di Berlicche ci ricordano quanto sia necessario trovare una terza via rispetto alla dicotomia materialisti-maghi che tanto piace ai diavoli tentatori. Una terza via dove all’ideologia e alla polarizzazione si sostituisca il pensiero critico, inteso come capacità di guardare un po’ più in là rispetto al proprio orticello e di non reagire di pancia. Non è un caso che proprio la Ragione sia vista da Berlicche come il vero Nemico da sconfiggere.
NOTE
[Photo credit Vitaliy Shevchenko via unsplash.com]