I recenti sviluppi politici mondiali hanno reso evidente la precarietà del diritto internazionale. Se il più potente leader mondiale afferma di non averne bisogno, la sensazione dei cittadini è quella di muoversi all’interno di un gioco dall’immensa portata, ma senza regole. Norberto Bobbio, una delle voci più lucide del panorama culturale italiano, ha dedicato molte pagine al tema della guerra e della pace, concentrandosi sulla crisi concettuale e strutturale che avvolge il diritto internazionale a partire dalla nascita dell’arma atomica. In Il problema della guerra e le vie della pace (1997), l’autore evidenzia come l’utilizzo della bomba nucleare abbia segnato una svolta qualitativa nei rapporti mondiali, rendendo la guerra uno strumento inutilizzabile per la risoluzione dei conflitti.
Nonostante il grande impegno formale delle Nazioni Unite, il periodo di relativa stabilità che è seguito alla Seconda Guerra Mondiale non può essere considerato come il frutto di una pacifica cooperazione internazionale. Questa apparente quiete è difatti la conseguenza di ciò che viene definito equilibrio del terrore: una stabilità che consegue dalla reciproca minaccia dell’uso di un’arma così micidiale da mettere in discussione, per la prima volta nella storia, l’esistenza dell’intera umanità. Concretamente questo si traduce in continui investimenti nell’ambito militare: ci si arma sempre di più per paura dell’altro.
Nel celebre testo Il terzo assente (2013), Bobbio oppone all’anarchia internazionale un ideale cosmopolita: solo un potere centrale, democratico, è in grado di porre fine allo stato di violenza e incertezza in cui ci troviamo oggi. Gli stati dovrebbero riconoscere una reale autorità Terza in grado di dirimere le controversie internazionali, con una forza di azione non solo formale ma sostanziale. Alla base della fondazione delle Nazioni Unite vi era sicuramente un intento simile, ma nei fatti questa organizzazione ha presto manifestato la sua debolezza. Tra gli scopi dell’ONU vi era la necessità di connettere la stabilità dell’ordine globale alla libertà dei popoli e al rispetto dell’individuo. Con l’articolo 42 veniva attribuito al Consiglio di Sicurezza il diritto di intraprendere ogni azione necessaria al ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale. Per la prima volta venne data ad un organismo globale la possibilità di esercitare un diritto che era stato finora considerato una prerogativa propria solo degli Stati. Tale norma era accompagnata dall’articolo 43, con il quale le diverse nazioni si impegnavano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza le forze armate e l’assistenza necessaria al raggiungimento dello scopo principale dell’organizzazione: il mantenimento della pace. Una delle maggiori debolezze individuate da Bobbio nella valutazione sull’efficacia di tali accordi riguarda proprio l’articolo 43: tale disposizione non avrebbe mai trovato una reale applicazione e sarebbe ormai caduta in desuetudine. Concretamente, dunque, l’ONU non ha la forza e i mezzi di imporsi come un Terzo imparziale, in grado di far valere le proprie decisioni in maniera effettiva. Questo contribuisce a rendere le Nazioni Unite solo un’ombra dell’arbitro che sarebbe necessario per dirimere le controversie mondiali. In un periodo complesso come quello attuale sembrano non esserci dei reali argini alle politiche internazionali, rendendo concreto un dramma che la maggior parte di noi non riesce neanche ad immaginare. Le nuove armi attuali ci riguardano tutti personalmente: non conoscono la differenza tra raggi di azione civili e militari. La storia ha già reso evidenti le conseguenze devastanti che questi strumenti possono avere sull’ambiente, sui cittadini comuni e anche sulle generazioni future.
Non si può fare a meno di notare però come il progetto dell’autore lasci aperte delle questioni problematiche: in un mondo dove la ricchezza è così polarizzata, come evitare che questo Terzo diventi il vicario delle grandi potenze mondiali? Se la forza militare di questa potenza internazionale dipende dagli eserciti delle singole nazioni, fattualmente, i paesi con il potenziale bellico maggiore si troverebbero ad agire al di sopra della legge stessa. Inoltre, al di là dell’adesione del potere del Terzo presente agli ideali democratici, è richiesto un processo di democratizzazione dei singoli Stati. In uno scenario mondiale in cui la democrazia può dirsi tutt’altro che onnipervasiva, non si tratta forse di un ideale utopico? L’interrogativo più inquietante che questa tesi solleva riguarda però la sua stessa premessa: la pace è ancora l’ideale verso cui la politica delle nostre nazioni tende, o una pia illusione degli intellettuali? Al di là dei dubbi che questa riflessione può lasciare, e delle critiche che ha sollevato nel tempo, rimane un promemoria sull’importanza di continuare a riflettere sugli obiettivi che vogliamo perseguire come umanità. Sebbene la gestione delle controversie mondiali sia tutt’altro che semplice, è necessario continuare a discutere per delineare degli argini oltre cui non sia possibile procedere.
NOTE
[Photo credit Mahmoud Sulaiman via unsplash.com]