Home » Rivista digitale » Cultura » Lettura » Lettere ai padri: modelli di costruzione del sé a confronto
padri

Lettere ai padri: modelli di costruzione del sé a confronto

Il rapporto conflittuale con la figura paterna si afferma come elemento di grande interesse e di rara profondità speculativa sia nell’impatto sulla lettura che nell’interpretazione che la cultura contemporanea offre del rapporto genitoriale. La sensazione di non essere all’altezza del confronto con le aspettative del genitore che appare come uno specchio, spesso impietoso e portatore della percezione di essere fuori posto nel mondo, compare in opere che si rivelano essenziali per schiudere il senso della poetica e dell’indagine filosofica che gli autori di questi scritti hanno voluto affidare al confronto con i loro padri.

Nel 1919 Franz Kafka consegna una lettera per il padre Hermann alla madre Julie, la quale non riuscirà mai a recapitarla al destinatario, rendendo questa confessione intima e personale un’opera che sarà conosciuta dai lettori di Kafka come Lettera al padre. In quelle settanta pagine, l’autore dipinge un ritratto di sé in netta antitesi rispetto al genitore, al quale si rivolge con timore reverenziale e con un affetto profondo che sembra celare il senso di una confessione che lo inquadra come un essere piccolo, minuto e senza alcun talento per gli affari, elemento che per Hermann lo rendeva un escluso, un emarginato e un uomo che non avrebbe mai realizzato nulla di soddisfacente nella propria vita.

«Tutte le mie idee, in apparenza indipendenti da te, erano fin dal primo momento gravate dal tuo giudizio negativo. Sopportare questa pressione […] era quasi impossibile» (F. Kafka, Lettera al padre, Feltrinelli, Milano 2025, p. 12).

In queste righe, il confronto con quella figura ingombrante e quasi opprimente si rivela in tutta la sua potenza: l’impiegatuccio Franz, che vive la grigia quotidianità del burocrate chiuso in un ufficio a svolgere un lavoro che odia, ma che sente, allo stesso tempo, il peso del senso di colpa per non essere la controfigura del perfetto borghese che si è costruito da sé la propria ricchezza e che si rispecchia nella prestanza fisica e nel linguaggio volgare e mortificante che, per quel padre, costituiva la via di comunicazione privilegiata.

Una visione diametralmente opposta rispetto alla preponderante ottica intimista kafkiana è quella di un autore monumentale della letteratura italiana moderna che si colloca in un tempo diverso e in un orizzonte culturale e personale completamente opposto, utile a mostrarci l’altra faccia della medaglia dell’impatto dei rapporti familiari sulla personalità. Giacomo Leopardi prima di una delle sue tante fughe da Recanati affida una confessione al padre che rivela alcuni elementi imprescindibili del suo impianto filosofico. La frustrazione per il contatto prolungato con il “natio borgo selvaggio” porta Giacomo ventenne ad esprimersi in questi termini, al cospetto del padre Monaldo:

«So che sarò stimato pazzo, come so ancora che tutti gli uomini grandi hanno avuto questo nome. E perché la carriera di ogni uomo di gran genio è cominciata dalla disperazione, perciò non mi sgomenta che la mia cominci così. Voglio piuttosto essere infelice che piccolo, e soffrire piuttosto che annoiarmi, tanto più che la noia, madre per me di mortifere malinconie, mi nuoce assai più di ogni disagio del corpo» (G. Leopardi, Le lettere, Mondadori, Milano 1959, pp. 172-174).

Il paragone complesso e, apparentemente, difficile da tenere in piedi tra due autori così distanti schiude, in realtà, molti aspetti interessanti della loro poetica e personalità: in Kafka il confronto con il padre è un vero e proprio scontro che ricalca, alla perfezione, i tratti che contraddistinguono il tessuto sociale della Praga primo novecentesca all’interno della quale Franz è immerso. Per comprendere l’essenza di questo scritto si rende necessario approfondire, a livello linguistico, il titolo originale dell’opera: Brief an den Vater si traduce in italiano come Lettera al padre, ma in quel an che regge il caso accusativo, c’è già una dichiarazione di intenti dell’autore. Kafka non consegna una confessione di pura accusa al padre, in quel moto a luogo si nasconde la volontà di un confronto che, inevitabilmente, partorirà l’enorme senso di colpa che pervade tutta la sua opera. La colpa che schiaccia Franz è ancestrale, viscerale e simile a quella che, Joseph K. protagonista del Processo, vede dissolversi solo quando, prima della morte, fissa quell’angolo di cielo limpido dalla piccola finestra della sua stanza.

A questa visione, profondamente tormentata e specchio della condizione infantile di Kafka, molto più affine, nell’immediato, alla conflittualità tipicamente contemporanea del rapporto genitori-figli, si contrappone, per tono e stile, la lettera di Leopardi a Monaldo: l’immagine originale che ne scaturisce è quella di un giovane vitale che si affaccia alla vita adulta con una consapevolezza dei propri strumenti culturali completamente matura e necessaria a scorgere quel barlume di attivismo e di fervore intellettuale che Giacomo vuole mettere a disposizione della comunità proprio attraverso la rottura netta con il conservatorismo dei Leopardi. Nella Lettera c’è tutta la gratitudine e la riverenza verso quel genitore che gli ha consegnato la possibilità di una formazione altissima, ma c’è anche il furore, la rabbia e un pizzico di giustificata superbia nell’accusarlo di non essersi speso abbastanza per valorizzare, con responsabilità, quel suo ingegno senza pari.

 

NOTE
[Photo credit Aaron Burden via unsplash.com]

 

Annalisa Boccucci
Umbra, classe 1993. Si è laureata in Scienze filosofiche presso l’Università degli studi di Siena, ha una laurea triennale in Lettere e un master in Discipline letterarie. È docente di scuola secondaria di secondo grado e giornalista pubblicista iscritta all’albo della regione Umbria. La appassionano molto l’arte, la letteratura e la poesia alle quali cerca di applicare le varie sfaccettature della riflessione filosofica.

Gli ultimi articoli

RIVISTA DIGITALE

Vuoi aiutarci a diffondere cultura e una Filosofia alla portata di tutti e tutte?

Sostienici, il tuo aiuto è importante e prezioso per noi!