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IL SEMI-FREUD PECCAMINOSO

IL SOGNO

Sul tavolo davanti a voi risplende il disco di un semifreddo appena estratto dal congelatore. Imponente, solido (ma solo fino a quando non lo scioglieranno le vostre labbra), sormontato da una spiaggia di pistacchi, il semifreddo guida le vostre mani verso di sé. Il cucchiaino sta già per affondare il primo colpo quando alla vostra destra deflagra una luce accecante. Vi bloccate a bocca aperta mentre dal centro della luce cominciano a delinearsi i lineamenti di un uomo imbolsito, cinto da una cocolla nera, che, senza muovere alcunché se non le pupille, vi indica qualcosa sopra la sua spalla destra. Solo allora vi accorgete che nell’aria è sospesa una donna nuda intenta ad afferrare una mela da un albero spuntato or ora nella vostra cucina. Con un colpo di gola l’uomo richiama la vostra attenzione su un’altra scena che sta prendendo forma alla sua sinistra: una massa indistinguibile di uomini immersi nel fango viene vessata dalla grandine e dai latrati di Cerbero.

Spaventati da cotante apparizioni allontanate il cucchiaino dal semifreddo ed è a quel punto che l’uomo imbolsito comincia a sussurrare con voce severa: «Il peccato di gola non consiste nella materialità del cibo, ma nella brama di esso non regolata dalla ragione.» “Quale ragione?” vi chiedete disorientati ripensando alla totale istintività con la quale avete spalancato il congelatore. L’uomo prosegue come se volesse rassicurarvi: «Alla gola va attribuito invece soltanto questo, che uno ecceda nel mangiare per la brama di un cibo gradevole». “Eccesso?” vi domandate sempre più confusi, “Una fetta di semifreddo è sufficiente per raggiungere l’eccesso?” “No,” vi rispondete facendovi coraggio, “Una fetta andrà benissimo!”

Tornate a muovere il cucchiaino, ma avete perso la spensieratezza iniziale, sembra che qualcosa vi rallenti. Di colpo il casco di banane alla vostra sinistra comincia ad allungarsi e a prendere le sembianze di un signore pelato, con la barbetta bianca e due occhialini rotondi. Vi guarda in silenzio, il signore, come a dirvi “Perché lo fate? Perché lo fate davvero?” Balbettate tentando di motivare il vostro gesto, ma ecco che lui, dopo aver fatto un tiro di sigaro, emette una nuvola di fumo e dalla nuvola emerge un’immagine di voi da piccoli, immersi in una bacinella, con accanto vostra madre che vi insapona completamente nuda. Prima di scomparire il signore pronuncia soltanto due parole: «State sublimando».

Sebbene non vi sentiate più padroni delle vostre azioni e non vi muoviate per paura di deludere vostro padre, con un ultimo gesto di menefreghismo riavvicinate il cucchiaio al semifreddo. Ed è allora che davanti a voi, in piedi sul tavolo, compare una bionda muscolosa con indosso un body anni ’90 e degli scaldamuscoli. «Su le gambe!» vi urla con un forte accento americano, mentre sopra alla sua chioma si susseguono apparizioni di obesi che spingono il carrello della spesa tra le risa dei passanti.

A questo punto lasciate cadere il cucchiaino e vi accorgete che il semifreddo davanti a voi si è sciolto e non ne rimane che un pozza confusa su cui galleggiano degli scogli di pistacchio.

L’ANALISI DEL SOGNO

Quando, preparato il nostro semi-Freud, vi troverete a tu per tu con una simile trinità di peccato di gola/sublimazione inconscia/bomba calorica, ricordatevi che, almeno per questa volta, non dovete rendere conto a nessuno del vostro agire, né al Dio che vi può punire, né alle ombre della vostra infanzia nascoste nella profondità dell’Es, né al vostro io futuro ossessionato dal giudizio altrui.

Non siete in dovere verso niente.

Respirate a pieni polmoni e prendete il nostro semi-Freud come un inno alla più bella caratteristica della vita: la gratuità.

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Persone: 6

Tempo di preparazione: 40 minuti più una notte in congelatore

Difficoltà: media

INGREDIENTI

130 g zucchero semolato

36 g acqua

160 g tuorlo d’uovo

40 g pasta di pistacchio

60 g cioccolato fondente

400 g panna fresca

q.b. granella di pistacchio

PREPARAZIONE

Semi-montate la panna e riponetela in frigo. Mettete in un pentolino sul fuoco metà dell’acqua e metà dello zucchero e lasciate che si formi una specie di sciroppo (zucchero cotto): dovreste arrivare alla temperatura di 121° C. Nel frattempo iniziate a montare i tuorli con le fruste elettriche. Quando lo sciroppo sarà molto caldo, versatelo con molta attenzione nei tuorli che stanno montando e continuate con le fruste fino a che il composto non si raffreddi leggermente e diventi bianco opaco e spumoso (pate à bombe). A questo punto aggiungete con delicatezza la pasta di pistacchio fino a ottenere un composto liscio.

É ora di tirare fuori la panna dal frigo e amalgamarne metà nel composto, sempre mescolando dall’altro verso il basso per non far smontare il tutto.  Versate quindi il composto al pistacchio sulla tortiera scelta fino a circa metà della sua altezza e, se volete, cospargete con un po’ di granella di pistacchio la superficie. Riponete in frigorifero.

Ora ripetete la serie di operazioni precedenti per la parte al cioccolato: cuocete l’altra metà di acqua e zucchero fino a raggiungere i 121° C. Montate i tuorli e versate a filo lo zucchero cotto fino a ottenere la pate à bombe. Aggiungete il cioccolato fondente precedentemente fuso a bagnomaria e tiepido. Amalgamate l’altra metà della panna al composto. 

Infine versate il secondo composto nella tortiera, livellatelo nella parte superiore e infilatelo in congelatore per una notte.

Sformate il semifreddo su un piatto, decorate con la granella di pistacchi e servite da congelato.

Sdraiatevi sul lettino e gustate senza rimpianti.

 

Aristortele

Maddalena Borsato è pasticciera disordinata e ricercatrice in Estetica del cibo. Jacopo Giacomoni è drammaturgo e performer dall’eccellente metabolismo. Insieme fanno filosofia col cucchiaino e creano ricette di pasticceria pensata. Lo scopo è farvi diventare i Socrate del Simposio, i Gorgia dell’agone culinario, i Sant’Agostino della Saint Honoré, i Marx della Lotta di glasse, gli Heidegger del Da-ssert, i Nietzsche del Superuovo, gli Hegel del bignè assoluto.

[Immagini di proprietà di Aristortele]

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