Home » Rivista digitale » Interviste » Sappiamo ciò che mangiamo? Intervista “veg” ad Anna Dalton
anna dalton

Sappiamo ciò che mangiamo? Intervista “veg” ad Anna Dalton

Essere vegetariani o vegani (in generale “veg”) è molto più di una dieta: non si tratta, per la maggior parte delle persone, di un regime alimentare (sebbene vi siano anche alcune ragioni prettamente salutistiche alla base di questa scelta1), ma di più scelte etiche precise. Da un lato quelle nei confronti dell’ambiente, perché è certificato da larga parte della scienza che la filiera della carne ha un’impronta ambientale molto più elevata rispetto ai prodotti vegetali; in proposito l’Università di Cambridge, che ha prodotto uno dei più noti studi in materia nel 2014, ci dice che per produrre 100 grammi di proteine di manzo si immettono in atmosfera fino a 50 chilogrammi di CO2 equivalente, fino a scendere a 2 kg per il tofu e 0,4 kg per i piselli2. Dall’altro lato la scelta etica è orientata come risposta a una filiera che sfrutta l’animale tra atroci sofferenze: quindi il rifiuto di vedere l’animale come oggetto (nello specifico come cibo) unito al riconoscimento del fatto che l’animale è senziente, comprende il mondo attorno a sé e soffre il dolore, la fatica, la perdita, la fame, la sete, la paura e così via, esattamente come noi esseri umani (animali umani).

Per tutti questi motivi, il tema “veg” trascende i libri di cucina e riempie libri e dibattiti di filosofia, bioetica, psicologia, sociologia – o almeno dovrebbe farlo, visto che stiamo parlando di un tema che si ripresenta nella nostra vita quotidiana almeno tre volte al giorno. In altre parole, il pensiero critico non dovrebbe essere messo in pausa quando si attivano le papille gustative.

Alla libreria Lovat di Villorba abbiamo incontrato Anna Dalton, scrittrice e attrice italo-irlandese che con ironia, un pizzico di filosofia e tanti, tanti studi internazionali, spiega le ragioni alla base della scelta veg. Il suo ultimo libro, È facile smettere di mangiare carne se sai perché farlo (Fuoriscena, 2026), è un invito a non spegnere il cervello quando ci si siede a tavola o si va al supermercato, ricordando che la possibilità di conoscere il mondo (dove siamo, cosa facciamo, cosa ci circonda, e i loro perché) è una delle nostre più grandi occasioni di libertà.

 

La scelta veg ha a che fare con un comportamento quotidiano della persona, che compie una serie di scelte in diversi ambiti della sua vita. Non per niente, le tre motivazioni più note che portano a tale scelta sono quella salutare, quella ambientale e quella etica, cioè dell’ethos, il comportamento. Significa che mangiare carne è una scelta anti-etica?

Se l’etica ci aiuta a distinguere i comportamenti giusti da quelli sbagliati, è evidente che mangiare carne sia da mettere nella seconda categoria. Nel 2026 un italiano che scelga di mangiare carne lo fa ignorando tutta la sofferenza e l’abuso che ci sono dietro.

 

In base alla tua esperienza e ai tuoi studi, alle ricerche fatte per esempio nell’ambito della nutrizione scolastica, che conosci da particolarmente vicino, quanto ritieni che si possa parlare di scelta consapevole di mangiare carne e quanto secondo te questa alimentazione è dovuta a un automatismo culturale?

I bambini sono molto spesso costretti dai genitori e dai nonni a dissociare l’idea di animale da quella del cibo che hanno nel piatto, altrimenti loro ne farebbero volentieri a meno. La scelta, quindi, non è mai consapevole, perché ai bambini viene tenuta nascosta la verità di come viene prodotta la carne perché “terribile”. Io credo che se ritieni “terribile” raccontare a tuo figlio da dove viene quello che mangia, forse, semplicemente, non dovresti farglielo mangiare.

 

Nel tuo libro proponi alcune ricette della tradizione, come il coniglio alla cacciatora, la “poenta e osei” veneta e così via, completando le istruzioni di preparazione e cottura con la parte di uccisione dell’animale e di lavorazione del suo corpo. Per molti di noi oggi sarebbe improponibile, ma fino a non molto tempo fa era esattamente quello che facevano molte persone, soprattutto nelle campagne. Quale significato ha quindi questa tua scelta?

L’idea del libro è molto semplice: mostrare come funzionano le cose. Sollevare quel velo che l’industria della carne utilizza per coprire il suo operato. Se stai mangiando un panino al prosciutto devi sapere che non è stato creato con una bacchetta magica. Dietro c’è sangue, sofferenza, sfruttamento e tanta, tanta ipocrisia.

 

C’è molta filosofia ormai che prova a guardare al mondo animale mettendo in discussione il rapporto utilitaristico che lo lega all’essere umano. Secondo te, nel momento in cui si toglie all’animale la veste di “mezzo” rispetto a noi umani, non c’è il rischio di considerare gli animali alla pari degli esseri umani, e quindi ritenere una zanzara, un maiale o un gatto importanti quanto una persona?

Di questi tempi l’insegnamento del filosofo inglese Jeremy Bentham ripreso in tempi più recenti da Peter Singer è più chiaro che mai. Bisogna ricercare la massima felicità per la maggior parte di esseri, e non solo esseri umani, ma anche gli altri esseri viventi. Non è solo una questione etica ma anche di sopravvivenza. Sopravviviamo solo se ci proteggiamo l’un l’altro e se conserviamo l’equilibrio di questo pianeta.

 

Nel libro torni più volte sul tema della scelta veg come presa di posizione naturale rispetto a ogni forma di oppressione, motivo per il quale si fanno paragoni tra il sistema di sterminio della Shoah e quello attuale dell’industria della carne, fino ad arrivare a dire che essere veg dovrebbe essere la scelta di ogni persona che si dichiari antirazzista e femminista. Qual è la riflessione che porta a tale conclusione?

Lo scrivo nel libro: non ha alcun senso dichiarasti femministe e mangiare la carne. Se sei contro le diseguaglianze e l’oppressione lo devi essere a tutto tondo. Non si può fare una classifica. E lo stesso vale per l’antirazzismo. O si difende tutti o nessuno.

 

Una delle classiche provocazioni di chi promuove una dieta carnista (termine che scelgo volutamente rispetto a dieta mediterranea, che prevede un consumo di carne e pesce molto ridotto rispetto a quello a cui siamo oggi abituati) è che se tutte e tutti seguissimo uno stile di vita veg avremmo esaurito tutti gli spazi coltivabili, estinto le mucche e i maiali e tutti gli animali cosiddetti da allevamento, e saremmo tutti e tutte deboli per carenze vitaminiche. Ritieni che sia un mondo possibile quello in cui tutte e tutti seguono una dieta veg?

Nel 2020 il mondo produceva già abbastanza calorie per sfamare 15 miliardi di persone. Ma nemmeno la metà è arrivata sul piatto. Questo perché i cereali e la soia coltivati venivano utilizzati per gli animali da allevamento e non per le persone. La carne ha una efficienza di conversione alimentare pessima. L’allevamento ci toglie cibo, non ce ne dà.

 

A mio parere uno dei nodi più difficili da sbrogliare all’interno del mondo veg riguarda la dieta degli animali domestici. Come si sposa secondo te la decisione di uscire dalla logica di sopraffazione degli animali con il continuare a finanziarla per il benessere dei nostri animali d’affezione?

Non se ne esce. Cani e gatti mangiano carne. Io sarei per la sterilizzazione, trovare una casa a tutti i randagi e svuotare i canili e i gattili. Torniamo a prenderci cura in maniera sensata anche degli animali che hanno imparato a vivere in simbiosi con noi. (Esistono poi crocchette fatte con la farina di insetti che se non altro inquinano molto meno per essere prodotte e sono leggere e salutari).

 

Sono passati oltre vent’anni dalla tua personale rivoluzione etica e alimentare. Sono curiosa di sapere come si è evoluta questa scelta in questi anni, e quali pensieri, quali sensazioni ed emozioni ritrovi ancora oggi, quotidianamente, dentro di te e che derivano da questa tua scelta.

Ne sono sempre più orgogliosa. E ho sempre più la certezza di avere ragione. E molta, molta meno pazienza nei confronti di chi – e sono molti – fa di tutto per lasciare le cose come stanno. Dante aveva creato un girone all’inferno apposta per gli ignavi. Credo ospiti l’intera classe politica italiana.

 

NOTE
1 – Li et al, Meat consumption and incident type 2 diabetes: an individual-participant federated meta-analysis of 1·97 million adults with 100 000 incident cases from 31 cohorts in 20 countries, in “Lancet Diabetes Endocrinol”, 2024;12:619-630.
2 – B. Bajželj, K. S. Richards, J. M. Allwood, P. Smith, J. S. Dennis, E. Curmi, C. A. Gilligan, Importance of food-demand management for climate mitigation, in “Nature Climate Change”, 31 August 2014.

Photo credits Libreria Lovat

Giorgia Favero

plant lover, ambientalista, perennemente insoddisfatta

Vivo in provincia di Treviso insieme alle mie bellissime piante e mi nutro quotidianamente di ecologia, disillusioni e musical. Sono una pubblicista iscritta all’albo dei giornalisti del Veneto, lavoro nell’ambito dell’editoria e della comunicazione digitale tra social media management e ufficio stampa. Mi sono formata al Politecnico di Milano e all’Università Ca’ Foscari Venezia in […]

Gli ultimi articoli

RIVISTA DIGITALE

Vuoi aiutarci a diffondere cultura e una Filosofia alla portata di tutti e tutte?

Sostienici, il tuo aiuto è importante e prezioso per noi!