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La cultura come vita quotidiana: quali potenzialità?

Nell’articolo precedente ho parlato delle emozioni come il fondamento di qualsiasi cultura. Questo tema comprende un aspetto che merita di essere precisato: le emozioni, le relazioni sociali e la cultura cui ho fatto riferimento non sono solo enti astratti, “universi simbolici” come diremo tra qualche riga, ma anche elementi concreti della vita quotidiana.

I sociologi Peter Ludwig Berger e Thomas Luckmann ci aiuteranno ad approfondire l’argomento. Nel saggio La realtà come costruzione sociale1 i due autori definiscono “universo simbolico” ciò che dà coerenza e stabilità alla vita quotidiana. La religione, ad esempio, ci permette di mettere in ordine le nostre gioie e i nostri dolori. Un esempio più calzante, però, sono le emozioni; esse danno senso al caos della nostra interiorità: pensiamo a quando definiamo “felicità” un insieme eterogeneo di sensazioni positive. Anche la cultura può essere interpretata come un universo simbolico: se non esistesse la concezione di riunione, come spiegheremmo il complesso di pratiche che comprende lo stringersi la mano e lo stare seduti intorno a un tavolo?

Oltre agli universi simbolici, Berger e Luckmann si riferiscono alla “vita quotidiana”: i due sociologi affermano che essa si origina nei nostri pensieri e nelle nostre azioni e si arricchisce quando incorporiamo nuove conoscenze. In questo senso le emozioni, le relazioni sociali e la cultura di cui ho parlato nell’articolo precedente non sono solo universi simbolici, ma anche frammenti di vita quotidiana.

Questa precisazione è di fondamentale importanza. Interpretare la cultura solo come un universo simbolico significa riceverla passivamente e ignorare la possibilità di cambiarla.
Pensare che la cultura sia vita quotidiana, invece, significa impiegare le emozioni e le relazioni sociali per migliorare diversi contesti: dall’azienda in cui lavoriamo al comune in cui viviamo, passando per la politica che definisce i nostri diritti e le nostre responsabilità.

Solitamente miglioramenti come questi sono messi in atto tramite processi partecipativi.
Un esempio nell’ambito del lavoro è Se guardi il futuro, lo vedi vicino, un progetto realizzato da Intesa Sanpaolo Vita per gestire le relazioni professionali dopo la fusione di diversi gruppi assicurativi. Esso prevedeva la creazione di un’agenda che rappresentasse l’identità della nuova compagnia. Ciò che ci interessa è che la scrittura di questa agenda ha coinvolto diversi dipendenti.

Progetti come questo partono dalle relazioni sociali per controllare situazioni critiche con umanità, ma essi comportano due rischi: il primo è che siano proposti in modo strumentale, ad esempio per indurre il personale ad accettare le peggiori scelte aziendali; il secondo è che siano sporadici, perciò non riescano a mettere radici nei contesti in cui sono creati.
Per evitare questi rischi è indispensabile ricordare le ragioni per cui realizziamo questi progetti. Se lo facciamo perché crediamo che le emozioni e le relazioni sociali siano fondamentali in qualsiasi ambito, allora dobbiamo realizzarli con continuità.
Non si tratta semplicemente di occuparsi del benessere proprio e altrui. Si tratta di attuare, da quell’istante in poi, una cultura del rispetto per sé e per gli altri.

 

NOTE:
1. P. L. Berger e T. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, 1997

 

Stefano Cazzaro

Sono il fondatore della start up culturale Còlere. Credo che la cultura sia un’opportunità per le persone che vogliono migliorare la realtà, qualsiasi realtà. Amo tanto la scrittura quanto l’imprenditoria, perciò studio il content marketing e lo storytelling.

[Immagine tratta da Google Immagini]

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