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Uomini simili, Uomini diversi: la radice dell’uguaglianza

Ogni donna e ogni uomo rappresentano un tassello fondamentale del mosaico multicolore descrivente tutta quanta l’umanità.

L’insostituibilità dovrebbe essere il tratto imprescindibile della condizione di ciascuno di noi.

Dico dovrebbe poiché, malgrado questa stessa unicità sia inscritta nel nostro essere al mondo, siamo testimoni ogni giorno di situazioni in cui il riconoscimento viene negato. Calpestato. E allora, si ritorna a parlare del bisogno di rivendicare il proprio “diritto ad avere dei diritti”, una voce che, ogni giorno, si traduce con l’accettazione e l’uguaglianza delle differenze.

La scissione contemporanea tra individui di prima classe, i privilegiati, e individui di seconda classe, gli esclusi, ci ha condotto a dimenticare il significato di quell’uguaglianza di cui la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del Cittadino si faceva promotrice.

Il termine uguaglianza, infatti, è ben diverso da quello d’identità. In logica elementare attraverso la formula A=A, quello che si costituisce è un rapporto d’identità. Non esiste differenza alcuna tra il primo e il secondo termine: trattasi, pertanto, di un’unica e medesima cosa.

Se da un lato, quindi, con il concetto d’identità, possiamo esprimere frasi di tipo descrittivo, dall’altro lato, quando parliamo di uguaglianza, realizziamo una dichiarazione di tipo valoriale. Due o più individui sono uguali poiché hanno lo stesso valore intrinseco, ovvero, quello della dignità.

Ciò implica che tutti, anche soltanto in ragione del fatto di essere Uomini, beneficiano degli stessi diritti. E, soprattutto, che ogni genere di diversità deve essere preservata, garantendo a ciascun essere umano di esprimere liberamente la propria voce diversa.

Non solo uomini simili nell’essere uguali in seno a diritto, dunque. Ma, soprattutto, uguali nel rispetto della differenza.

D’altro canto, ciò che ci distingue gli uni agli altri, e perciò ciò che ci rende diversi, definisce al tempo stesso la nostra unicità e insostituibilità.

Come scrisse il filosofo e sociologo tedesco Axel Honneth, il regresso contemporaneo è determinato e confermato da un onnipresente “ oblio del riconoscimento”, dove con “oblio” egli riesce bene a ricreare l’immagine della caduta nel vuoto. Una caduta irrefrenabile nel silenzio. Che poi, non è altro che quello che molte minoranze ancora provano. Donne e uomini abbandonati. Non riconosciuti. Rifiutati. Rigettati. Donne e uomini ancora oggi costretti a lottare per un riconoscimento sociale, personale e lavorativo.

Fino a quando non sarà compresa l’importanza e il valore di ciascun essere umano e il riconoscimento dei diritti continuerà a definirsi nei termini di una lotta faticosa, il vivere insieme rimarrà rinchiuso nei confini classificatori di una subordinazione sociale priva di criterio e di senso.

Un paese privo di rispetto verso le diverse declinazioni della dignità, si traduce in un contesto incapace di permettere il dialogo tra i simili.

La vicinanza al prossimo è la sola educazione volta alla ricostruzione dell’edificio universale del vivere con l’altro. Un altro simile. Un altro sconosciuto. Un altro diverso, eppure, in fondo, così vicino a noi.

Fare in modo che l’uguaglianza sia rispettata significa dare respiro alle differenze, lasciando che il seme di libertà di ciascuno possa crescere.

Sara Roggi

[Immagine tratta da Google Immagini]

Articolo scritto in vista del quinto incontro Simile/Opposto della rassegna tra Realtà e Illusione promosso dall’associazione Zona Franca.

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