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Mors tua, fiction mea

Inutile negarlo. Il 2014 verrà ricordato come l’anno che ha decretato l’assoluto strapotere delle serie televisive. Usando questo tema come filo conduttore, la domanda che ci poniamo oggi è questa: come si declina un tema filosofico come quello della Morte, all’interno di due serial televisivi molto simili tra loro?

Partiamo da un dato di fatto: nel Mondo, il numero di serie tv, sta superando di gran lunga quello delle tv. Si producono storie per il piccolo schermo come se non ci fosse un domani e la frenesia delle grandi case di produzione su questo tema ha raggiunto caratteri di vero e proprio isterismo. Anche voi, cari lettori, avrete di sicuro almeno un paio di fiction che seguite con attesa e costanza. Quello su cui vorrei farvi ragionare oggi però riguarda due prodotti che in Italia sono arrivati solamente quest’anno e per di più solo sulla piattaforma Sky. Si tratta di due serial alla loro prima stagione. Il primo nasce in Francia nel 2012 e porta il nome di “Les Revenants”, mentre il secondo è una produzione americana chiamata “The Leftovers”. E quindi? Direte voi, perché non ci parli di “True detective” per esempio? La risposta è presto detta. Succede infatti che le due serie che vi ho citato poco sopra sono state mandate in onda dal nuovo canale Sky Atlantic quasi in contemporanea ed è sorprendente la somiglianza e i parallelismi che possono nascere dall’analisi di questi due prodotti a prima vista molto diversi tra loro.

Vediamo però di mettere ordine e chiarire l’argomento di queste due serie. “Les revenants” e “The leftovers” sono costruite entrambe su un’assenza che improvvisamente si trasforma in ritorno e presenza. In ognuna di esse i personaggi principali spariscono o muoiono salvo poi fare ritorno e stravolgere l’esistenza di coloro che sono rimasti in vita ad aspettarli o a vivere nella rassegnazione della perdita. Il tema cardine quindi è quello profondamente filosofico della Morte ed è qui che veniamo al nocciolo della nostra questione che vuole sempre mettere al centro il rapporto che c’è tra il fare cinema e il fare filosofia. “Les revenants” è uno dei migliori prodotti televisivi mai realizzati. Otto episodi, girati con una grande tecnica stilistica, una sapiente costruzione narrativa e un’impeccabile interpretazione attoriale. Tensione, empatia, emozioni si mescolano alla perfezione in questo adattamento televisivo di un film del 2004, chiamato per l’appunto “Quelli che ritornano”. A colpire è l’originalità con cui il tema della Morte e soprattutto quello della Resurrezione vengono affrontati dall’autore Fabrice Gobert. Non c’è nessun enfatico sentimentalismo religioso, nessun ricorso a inutili violenze splatter. Il ritorno alla vita di un gruppo di persone decedute a distanza di anni nello stesso paesino delle montagne francesi, è vissuto con svariate reazioni da parte dei personaggi rimasti in vita, ma ognuna di esse è credibile e coerente e ci porta a una nuova visione ed idea del concetto di Morte. Un fenomeno che diventa sempre più oscuro da capire, perché al dolore della perdita, qui si somma anche la disgrazia di una “resurrezione selezionata” che riporta in vita alcuni e lascia nell’eterno riposo molti altri, senza un apparente criterio logico, mettendo così in crisi il raziocinio di coloro che sono rimasti in vita. A coronare il tutto c’è uno splendido accompagnamento musicale curato dalla band scozzese: Mogwai. “The Leftovers” è successivo a “Les Revenants” e risente molto dell’impronta fatalista cara all’ideatore di “Lost”. Qui la Morte si manifesta in un evento apocalittico di sparizione di massa, in cui senza un apparente motivo un terzo della popolazione mondiale sparisce dalla faccia della Terra senza lasciare alcuna traccia. Sarà compito di coloro che sono rimasti, ricordare i defunti (chiamati addirittura “eroi”) e scoprire cosa sia loro successo. Qui l’impostazione è molto più hollywoodiana e gioca molto sul fattore spettacolare e sull’ibridazione di cinema e serial (la durata di ogni episodio supera l’ora di durata, quindi quasi una serie di dieci piccoli film).
Les-Revenants-Victor
La conclusione qual’è? In uno spazio così breve sarebbe riduttivo e insensato pretendere di dare una risposta esaustiva a un tema così importante. L’intenzione era quella di segnalarvi due bei prodotti televisivi a cui potrete appassionarvi dal momento che sono in lavorazione le rispettive seconde stagioni, ma anche proporvi una riflessione per farvi capire come uno stesso argomento si possa declinare con mille sfaccettature diverse, dandogli un taglio più autoriale ed intimista, oppure scegliendo la via dell’enfasi hollywoodiana che trasforma ogni sentimento in spettacolo. Ma un tema come la Morte e la Resurrezione si può esaurire all’interno di un serial televisivo? Di sicuro non può succedere in un film cinematografico, ma grazie alla possibilità di creare più stagioni su un unico tema, la serialità non solo si pone come unico mezzo visivo pronto a spiegare in maniera molto esaustiva il tema dell’Aldilà, ma è esso stesso una forma di immortalità in cui i criteri di Spazio e Tempo diventano sempre più sfumati e in cui la storia può assumere lunghezze infinite (leggi “Beautiful”) dimenticandosi delle barriere che costringono il nostro corpo a una finitezza terrena. Le serie tv parlano di immortalità, ma in un certo senso, sono anche il modo più concreto per provare ad infrangere la nostra paura nei confronti della mortalità. Pochi temi come questo uniscono il cinema alla filosofia in maniera così stretta e ravvicinata. Due saperi che si incontrano ancora una volta dimostrandoci quanto siano estremamente connessi l’uno con l’altro.
Alvise Wollner
[Immagini tratte da Google Immaini]

Alvise Wollner

cinefilo, cinofilo, fotosensibile

Classe 1991, anno della capra, vivo tra Treviso e Venezia. Dopo la maturità classica e le lauree in Lettere e Giornalismo a Padova e Verona, ho pensato che scrivere potesse aiutarmi a vivere. Giornalista pubblicista, collaboro dal 2013 con la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e sono redattore del quotidiano online TrevisoToday dal 2015. […]

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