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Arte, stregoneria e criminalizzazione del dissenso

«Morendo dovrò ricordarmi di andare a protestare», così l’attore e scrittore Pino Caruso, negli anni in cui il mondo assisteva alle più grandi manifestazioni di protesta della storia, dalla marcia su Washington del ‘63 alla caduta del muro di Berlino dell’89. Oggi, tra blocchi stradali e imbrattamenti di opere d’arte, si assiste a nuove e pacifiche forme di dissenso. Se il blocco stradale vuole impattare sul traffico della produttività in un contesto di accelerazione neoliberista, l’attacco al mondo artistico sembrerebbe porsi l’obiettivo di rompere il vetro di protezione di quella che gli studiosi Chicchi e Simone indicano come «zona di salvezza», definendo l’arte quale simbolo di resistenza al vivere odierno, grazie alla quale l’umanità potrebbe ritrovare la consapevolezza di un presente oramai disumano e il desiderio di un recupero del vivere in relazione1. 

Le forme di protesta cambiano e, con esse, la loro percezione. Sempre più spesso queste azioni sono vissute dalla collettività quali elementi di disturbo. Conseguenza di una società anomica o sintomo di una società prestazionale, mai come oggi il manifestare, quale arma collettiva, rischia di perdere il proprio spazio d’azione. La protesta, quale dramma sociale2, vede quindi contrapporsi sul palcoscenico della quotidianità manifestanti e istituzioni, al cospetto dell’opinione pubblica. Come la sceneggiatura, anche la sensibilità degli spettatori cambia, e il motivo è da ricercare nei metodi coercitivi. Se in passato si preferiva reprimere le rivolte con la forza e le restrizioni, oggi sembra maggiormente funzionale manipolare la platea, etichettando e criminalizzando tali azioni.

Sulla scia dell’etichettamento e in funzione del controllo sociale, il manifestare diviene quindi devianza agli occhi di chi guarda. Le etichette di eco-terroristi o eco-vandali non fanno altro che semplificare la realtà e porla in un frame che verrà percepito dall’opinione pubblica quale distante, deviante e pericoloso.
Becker, in Outsiders, scrive: «Le élite, le classi dirigenti, i capi, gli adulti, gli uomini, i bianchi, mantengono il loro potere controllando come le persone definiscono il mondo» (H.S. Becker, Outsiders, Meltemi editore, Milano 2017, p. 232).

I frames con i quali gli imprenditori morali (cfr. ivi, p. 230) manipolano le masse si insinuano, così, nelle coscienze delle menti più vulnerabili, attraverso vettori come stampa e media. In un contesto irrimediabilmente terrorizzato, infine, inutile risulterà anche la prova che spesso l’imbrattamento delle opere d’arte, ad esempio, altro non è che vernice lavabile su superfici comunque protette. Dal convincimento dell’opinione pubblica alla coercizione, il passo è breve. Un esempio su tutti: l’ultimo decreto sicurezza3, che di fatto calpesta i più basilari diritti umani, puntando soltanto ad implementare le punizioni verso il pacifico manifestare.
Il cambio di copione è quindi apparente. L’etichettamento sembra riportarci infatti ad una moderna caccia alle streghe. Aime, in merito al fenomeno dell’inquisizione, scrive:

«Incanalando le pulsioni disgregatrici che nascono dai conflitti interni verso un nemico esterno si contribuisce a rifondare il concetto di identità interno alla comunità. Le accuse di stregoneria servirebbero dunque a controllare le tensioni. Perché possano essere formulati dei sospetti, occorre però che la gente creda nella stregoneria. In questo modo le eventuali punizioni conseguenti assumerebbero una funzione catartica riportando la normalità nel gruppo» (M. Aime, Il primo libro di antropologia, PBE, Trento 2023, p. 270). 

Tra indifferenti, anomici, prestazionisti e inquisizione, i pochi elementi di sensibilizzazione, a oggi, si trovano a lottare senza alcuna protezione, in assenza di un sacrosanto diritto a manifestare. Nella speranza che un giorno si possa leggere di tale diritto, sembra più che mai utile e attuale l’invito degli studiosi interazionisti a «scoprire da noi la verità, in un contesto nel quale le autorità politiche potrebbero sentirsi legittimate ad esercitare il potere, offuscando e mistificando la realtà» (H.S. Becker, Outsiders, cit., p. 235), facendoci vedere mostri laddove c’è solo umanità.

 

NOTE
1. Cfr. F. Chicchi, A. Simone, La società della prestazione, Futura Editrice, Roma 2024, pp. 193-196.
2. Cfr. U. Fabietti, Storia dell’antropologia, Zanichelli, Bologna 1991, pp. 330-331.
3. Decreto-legge n.48 dell’11 aprile 2025.
[Photo credit Alex Radelich via Unsplash.com]

Alessio Ruizzo

Persuasivo, disordinato, idealista

Soprannominato Benjamin Button; classe ’88, anche se il soprannome lascia supporre che ne dimostri molti di più: chi dice per saggezza, chi per il numero di capelli bianchi. Ho trascorso una parte della mia vita cercando il mio posto nel mondo, senza mai riuscirci del tutto. Originario della provincia di Caserta, vivo a Nonantola, in […]

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