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L’Antica Sapienza e l’Intelligenza Artificiale

Il richiamo di voci sepolte da oltre duemila anni risuona nel presente grazie all’intelligenza artificiale. La recente impresa di tre giovani ricercatori, vincitori del Vesuvius Challenge, ha portato alla luce il pensiero di un autore antico tramite un papiro ercolanese conservato a Parigi. Tutto ciò solleva profonde riflessioni sulla convivenza tra antichità e modernità, tradizione e innovazione.

La sfida lanciata da Nat Friedman, Daniel Gross e il professore Brent Seales è stata una vera e propria corsa contro il tempo. Il compito arduo era quello di decifrare i papiri carbonizzati senza aprirli, preservando così il patrimonio della villa di Ercolano. Il Vesuvius Challenge, iniziato nel marzo 2023, ha raggiunto l’obiettivo di restituire alla luce il piacere come bene supremo, tema centrale nella filosofia epicurea, contenuto nelle ultime 15 colonne del rotolo. Potrebbero essere parole del filosofo greco Filodemo, che visse nella villa di Ercolano che ospitava i rotoli di papiro, o di un altro esponente dell’epicureismo. Quanto letto finora corrisponde a circa il 5% dell’intero rotolo. In questi brani l’autore si interroga sul piacere e su cosa può influenzarlo, per esempio il cibo. E poi si chiede se le cose rare diano più piacere di quelle che si possiedono in abbondanza, concludendo che non è così, ma che per l’essere umano sembra più facile e naturale fare a meno delle cose che abbondano. Il testo decifrato corrisponde alla fine del rotolo e si conclude con la frase “tali domande saranno riprese in considerazione frequentemente, suggerendo che si siano rotoli successivi sullo stesso tema.

L’impiego dell’intelligenza artificiale nella decodifica di antichi manoscritti è solo un esempio di come questa tecnologia stia cambiando il nostro modo di vivere e lavorare. Tuttavia, sorgono domande etiche sull’impatto che essa avrà sulle opportunità di lavoro umane. Il professor Vito Mancuso, nel suo libro Non ti manchi mai la gioia, riflette sulla minaccia che la tecnologia rappresenta per la nostra capacità di riflettere e prendere decisioni in modo autonomo. Riprendendo il pensiero della filosofa tedesca Hannah Arendt, Mancuso ci avverte in merito al pericolo della soppressione della dimensione della solitudine, fondamentale per mantenere intatta la nostra coscienza e la qualità della nostra “vita mentale”:

«Già oggi quando abbiamo un problema, invece di riflettere sulla sulla sua natura e su come risolverlo, chiediamo subito la soluzione alla macchina e la maccjhina in effetti il più delle volte lo risolve: trova la strada, dà la risposta, sceglie per noi. Fino a quando si tratta di trovare una strada in città non c’è nulla di cui preoccuparsi: guadagniamo in tempo quello che perdiamo in senso dell’orientamento. Ma quando in gioco c’è altro, per esempio non l’orientamento stradale, ma quello politico? O l’orientamento economico? O L’orientamento, oggi sempre più disorientamento, spirituale?» (V. Mancuso, Non ti manchi mai la gioia, Garzanti, 2023, pp. 47-48).

Oltre a Mancuso, le parole del fisico Federico Faggin, autore di Irriducibile, ci invitano a ponderare sull’autenticità dell’intelligenza senza coscienza. La vera intelligenza, sostiene Faggin, è intrinsecamente legata a intuizione, empatia e creatività umane:

«La vera intelligenza è intuizione, immaginazione, creatività, ingegno e inventiva. E’ lungimiranza, visione e saggezza. E’ empatia, compassione, etica e amore. E’ integrazione di mente, di cuore e di azioni coraggiose. In altre parole l’intelligenza non è separabile dalle proprietà che ci rendono umani e che richiedono coscienza e libero arbitrio, cioè la capacità di comprendere e quella di prendere decisioni inaspettate, creative ed etiche» (F. Faggin, Irriducibile, Mondadori, 2023, pp. 164-165).

Le macchine, per quanto avanzate, non possono comprendere come gli esseri umani. La coscienza e il libero arbitrio, che ci rendono unici, non possono essere replicati da algoritmi.

Come dovremmo rispondere a questa crescente presenza della tecnologia nella nostra vita quotidiana? Scartare completamente la tecnologia non sembra essere la soluzione, ma occorre vigilare contro il suo abuso. L’esempio dei papiri di Ercolano ci insegna che la tecnologia può offrire prestazioni straordinarie, ma è il nostro compito garantirne un utilizzo etico. OpenAI, collaborando con autorità di regolamentazione, sta ponendo le basi per un futuro in cui l’intelligenza artificiale serva l’umanità senza minacciarne la qualità di vita. La trasparenza di OpenAI costituisce un faro positivo nell’orizzonte dell’intelligenza artificiale, indicando la via verso un equilibrio tra passato e futuro.

 

NOTE
Photocredit Cash Macanaya via Unsplash

Martina Notari

generativa, leggera, autentica

Ciao, mi chiamo Martina, ho 40 anni e sono giornalista professionista e Naturopata. Vivo in Toscana, a Quarrata, in provincia di Pistoia e dal 2020 sono mamma della mia splendida Diana. Mi sono laureata in Filosofia e Forme del Sapere all’Università di Pisa nel 2007, con una tesi su Machiavelli e le sue commedie. Nel […]

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