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Undici minuti – Paulo Coelho

 

Il mio obiettivo è comprendere l’amore.

Maria nasce in una piccola regione del Brasile. Una realtà infelice, un’infanzia e un’adolescenza scandita da delusioni amorose che mettono a dura prova il suo cuore.

Derisa, invasa da sguardi di compassione; Maria non viene scelta, né sceglie.

Conoscenza degli uomini; è proprio questa l’abile arte che impara fin dalle prime delusioni. Lei è debole, agli uomini non piace. O meglio, piace finché non si rivela, questo è ciò che sente.

Cosa prova una donna che si sente rifiutata per la prima parte della sua vita in ogni occasione?

Non sempre si abitua a nascondersi; molto spesso ha in realtà bisogno di una sola cosa: il desiderio di rivalersi sul mondo intero da cui si è sentita tanto rifiutata.

Cosa posso perdere, se decido di essere una prostituta per un po’ di tempo? L’onore. La dignità. Il rispetto per me stessa. A ben pensare, non ho mai avuto nessuna di queste tre cose. Non ho chiesto io di nascere, non sono mai riuscita a farmi amare, ho sempre preso le decisioni sbagliate. Ora sto lasciando che la vita decida per me.

Alla prima occasione, Maria si trasferisce in Europa, piena di desideri ed aspettative. Non diventerà una modella né una grande attrice come nei suoi sogni, bensì una prostituta.

La voglia di indipendenza, il coraggio di chi ricercherà l’affetto per tutta la vita; questo racconta il grande romanzo di Paulo Coelho. Una ricerca smisurata dell’amore, conosciuto attraverso l’eros e attraverso la conoscenza più o meno superficiale che Maria ha dei suoi clienti.

Undici minuti.

Quel breve ma lungo arco di tempo che dedica ad ognuno di loro. Maria è capace di studiare l’uomo che ha davanti a sé, di catturarlo e sedurlo nel modo giusto.

Non solo un linguaggio erotico, ma uno studio attento delle sensazioni che trasmette ogni individuo.

Mi ricordo di tutto, tranne che del momento in cui ho preso la decisione. Curiosamente, non avverto nessun senso di colpa. Prima, ero solita pensare che le ragazze andassero a letto per denaro perché la vita non aveva lasciato loro scelta. Ma ora mi accorgo che non è così. Io potevo dire di sì o di no, nessuno mi stava sforzando ad accettare. […]

Non provo nessuna pena per me stessa. Continuo a non essere una vittima, perché avrei potuto andarmene dal ristorante con la dignità intatta e il portafoglio vuoto. Avrei potuto dare lezioni di morale all’uomo seduto di fronte a me, o tentare di dimostrargli che aveva davanti una principessa, e che sarebbe stato meglio conquistarla anziché comprarla. Avrei potuto assumere un’infinità di atteggiamenti, e invece, come la maggior parte degli esseri umani, ho lasciato che il fato scegliesse la rotta che dovevo prendere.

Lasciar andare il destino, questo racconta la vita a Ginevra di Maria. Non sentirsi mai scelta, ma scegliere sempre. Scegliersi la vita, nonostante non sia guidata da lei stessa.

Per moltissime coincidenze, per numerosi tasselli di un mosaico scomposto, la sua scelta è lasciar andare le cose. In un modo poco consono a quella che è l’infelicità comune, eppure, al tempo stesso, così diffuso.

C’è l’impiegato che avrebbe voluto fare il pittore. C’è l’avvocato che avrebbe voluto diventare un musicista.

È soltanto un luogo comune, per Maria, considerare la prostituzione come una disgrazia capitata per caso. Sbaglia chi lo pensa, perché lei, lo ha scelto. Non ritenendo di essere più infelice dell’avvocato che non ha fatto il musicista, né dell’impiegato che non è diventato un pittore.

L’infelicità è relativa, è interna alla nostra condizione; corrisponde al numero di “NO” in cui si sono tramutati i nostri sogni.

Lui è un uomo. E un’artista: ha il dovere di sapere che il grande scopo dell’essere umano è comprendere l’amore totale. L’amore non sta nell’altro, ma dentro noi stessi. Siamo noi che lo risvegliamo. Ma perché ciò accada abbiamo bisogno dell’altro. L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni.

Certi incontri cambiano la vita, anche per le persone che più si sono adattate all’infelicità. Un uomo che non vuole scegliere o conoscere uno dei prototipi di Maria, ma soltanto Lei.

Un eros che è scoperta dell’amore, un modo diverso e poco primitivo di ritrovarsi nelle emozioni. Maria, inconsapevole e coraggiosa, il suo Lui, che è desiderio non soltanto in quello che immagini, ma anche in ciò che vedi.

“Undici minuti” non è una storia qualunque. È una storia vera, vissuta sulla pelle di una donna che oggi è diventata più grande e che vive felice, sposata e mamma due volte.

Il linguaggio, l’emozione, il numero così alto di temi che l’Autore riesce a coinvolgere in un solo romanzo.

Da leggere tutto d’un fiato, da vivere in ogni parola.

Cecilia Coletta

[Immagini tratte da Google Immagini]

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