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Le emozioni: fondamento di qualsiasi cultura

Le emozioni sono il fondamento di qualsiasi cultura. Ma che cosa intendiamo con le parole “emozioni” e “cultura”? Parafrasando il sociologo Gianfranco Damico, le emozioni sono cambiamenti che avvengono nel flusso energetico di una persona1. La cultura, invece, ricalcando il significato proposto dall’antropologo Edward Burnett Tylor, è l’insieme di abitudini, capacità e conoscenze che un individuo acquisisce facendo parte di una società2. Queste definizioni sono intenzionalmente generiche, poiché ciò che conta in questo articolo sono i legami tra i concetti.

Dicevamo che le emozioni sono il fondamento di qualsiasi cultura, ma andiamo per gradi. Come si può notare dalla definizione di Tylor, le culture sono fondate sulle relazioni sociali, perciò maggiore è la qualità delle relazioni maggiore è la qualità di una cultura.
In questo senso il filosofo Martin Buber riconosce la massima qualità nell’“Io-Tu”, cioè un modello relazionale che prevede apertura, dialogo e rispetto nei confronti degli altri. Buber sa che questi valori non possono essere praticati in ogni istante della vita, perciò contempla l’“Io-Esso”, un tipo di relazione in cui le persone si chiudono e si usano vicendevolmente3.
Ispirandoci ai due modelli, possiamo dire che una cultura ha un’alta qualità quando le persone che ne fanno parte cercano di superare gli ostacoli dell’“Io-Esso” per dare vita all’“Io-Tu”. Ovviamente non stiamo discriminando le culture in buone e cattive: stiamo dicendo che tutte le culture possono tendere all’apertura, al dialogo e al rispetto, ma questa tensione deriva dalle scelte degli individui.

E le emozioni? In quale parte del ragionamento si trovano? Nel libro Le emozioni sono intelligenti il sociologo Damico afferma che «le relazioni sono sempre mediate da emozioni»4, perciò possiamo dire che qualsiasi cultura è fondata sulle relazioni sociali, ma a loro volta le relazioni sono fondate sulle emozioni. In sintesi le emozioni sono il fondamento di qualsiasi cultura.
Per chiudere il cerchio: maggiore è la qualità delle emozioni, maggiore è la qualità delle relazioni sociali, maggiore è la qualità di una cultura.
I modi in cui possono essere costruite emozioni e relazioni di qualità meritano di essere affrontati in un altro articolo. Per ora possiamo ritenerci soddisfatti di aver identificato i legami tra le emozioni e la cultura: molti antropologi e sociologi, infatti, vedono la cultura come un ambito indipendente dalle persone e soprattutto dalle emozioni.

Considerata la loro centralità, le emozioni sono un buon punto d’inizio per chi ha il compito di generare uno sviluppo culturale in un certo gruppo sociale.
Prendiamo questo esempio: un docente vuole ridurre i casi di bullismo nella scuola in cui insegna. Come può farlo? Una possibilità è l’ascolto attivo di cui parla la sociologa Marianella Sclavi in Arte di ascoltare e mondi possibili5: ispirandosi a questo tipo di ascolto, il docente può organizzare incontri in cui riflettere con i “bulli” sulle emozioni che hanno guidato i loro comportamenti. Può inoltre chiedere alle vittime di comunicare le emozioni che provano quando pensano agli atti subiti: l’esternazione può muovere empatia nei “bulli” e convincerli a non ripetere gli errori.
L’esempio è generico, ma il riferimento alla scuola non è casuale: come ha spiegato recentemente il filosofo Umberto Galimberti al festival trevigiano Pensare il presente, emozioni di qualità possono essere costruite attraverso percorsi formativi che considerino gli aspetti emotivi degli studenti. Alle parole del filosofo aggiungiamo una considerazione: considerato che le emozioni sono il fondamento di qualsiasi cultura, percorsi formativi di questo tipo non costruiscono solo emozioni di qualità, ma anche culture di qualità.

 

 

NOTE:
1. G. Damico, Le emozioni sono intelligenti, Feltrinelli, 2016;
2. E.B. Tylor, Primitive culture, Dover, 2016.
3. M. Buber, Il principio dialogico e altri saggi, San Paolo, 1997.
4. G. Damico, Le emozioni sono intelligenti, Feltrinelli, 2016.
5. M. Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Mondadori, 2003.

 

Stefano Cazzaro

Sono il fondatore della start up culturale Còlere. Credo che la cultura sia un’opportunità per le persone che vogliono migliorare la realtà, qualsiasi realtà. Amo tanto la scrittura quanto l’imprenditoria, perciò studio il content marketing e lo storytelling.

[Immagine tratta da Google Immagini]

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