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La nascita del Cristianesimo e la filosofia: novità e continuità con la tradizione antica

I primi secoli del Cristianesimo videro la progressiva diffusione di questa religione nei territori dell’Impero Romano. In quest’epoca Roma aveva già fatto proprio il pensiero dell’ellenismo greco, fiorito in quell’Oriente in cui s’incontravano dottrine così diverse come la filosofia classica, lo gnosticismo, l’ebraismo e, attraverso la Persia, echi del mazdeismo e della cultura buddista. La Parola di Cristo si presentò da subito come un ampliamento della tradizione ebraica, aperto a chiunque e non solo al popolo eletto. Tuttavia c’era da affrontare l’obbligatorio confronto con l’enorme tradizione della cultura classica pagana.

Il credo cristiano è basato sull’accettazione di una rivelazione, una verità superiore che viene assunta per fede. Questa rivelazione ha valore in quanto tale, poiché è testimonianza di Dio. Una filosofia intesa come ricerca di verità non sembra dunque accordarsi con il pensiero cristiano.

I dottori cristiani però non rifiutarono all’unanimità la filosofia classica. Essi avevano altri compiti oltre diffondere il Verbo. Era necessario carpire il significato più intimo della verità rivelata ed il metodo per avvicinarsi il più possibile ad essa. Inoltre bisognava decidere se inserire il pensiero cristiano nel solco della tradizione antica o presentarsi come elemento di novità assoluta. Intanto bisognava difendersi nel continuo dibattito contro le altre dottrine, il tutto mentre si susseguivano sanguinose persecuzioni. In seguito, a partire dal terzo secolo, i padri della Chiesa dovettero formulare una dottrina salda e coerente da contrapporre alle numerose eresie che minavano l’unità della comunità religiosa.

In tutte queste missioni, lo strumento prediletto non poté che essere la filosofia.

La filosofia cristiana dei primi secoli è detta Patristica; i suoi esponenti di spicco, quando non sono stati condannati come eresiarchi, sono venerati come Padri della Chiesa. Nei primi tre secoli dell’era volgare, i pensatori cristiani furono occupati in continui dibattiti con i sapienti pagani, giudei e gnostici. In questo dialogo, l’approccio alla filosofia fu essenziale.

Fu soprattutto nell’Oriente greco che i Padri ricorsero alla filosofia classica per interpretare il Vangelo, sforzandosi d’interpretare il pensiero pagano come un’anticipazione della rivelazione cristiana. Apologisti come Giustino Martire (100-163/168) sostennero che la dottrina cristiana completava gli insegnamenti del Vecchio Testamento ed era una vera e propria filosofia, l’unica sicura ed utile e la sola alla quale la ragione deve giungere. Il tentativo di presentarsi come eredi della filosofia pagana si palesava anche nella visione per cui gli antichi più virtuosi erano stati dei cristiani ante litteram. Sapienti come Socrate e profeti come Abramo avevano dunque intuito parte della verità, ma senza la Parola di Cristo non l’avevano potuta conoscere appieno.

Nell’Occidente latino invece la questione filosofica è inizialmente meno sentita. Non a caso uno degli scrittori cristiani di spicco è proprio Quinto Settimio Florente Tertulliano (155/160-230/240), che si preoccupò di sostenere l’originalità del messaggio cristiano rispetto al pensiero pagano e di esaltare la natura spontanea e immediata della fede a scapito della speculazione filosofica. La tradizione ecclesiastica è per Tertulliano l’unica base della verità: le filosofie e la ricerca personale, anche se alimentate dalla fede, non possono che condurre all’eresia. Abilissimo scrittore e personaggio inquieto e polemico, Tertulliano aderì progressivamente ad un rigorismo sessuofobo e misogino, quindi abbracciò la setta dei Montanisti, condannata come eretica, e fondò infine egli stesso la setta dei Tertullianisti, motivo per cui non viene annoverato nell’elenco dei Padri.

Dal terzo secolo alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente nel 476, l’impegno dei Padri della Chiesa si volse all’elaborazione dottrinale del Cristianesimo. Gli imperatori Costantino e Licinio promulgarono nel 313 l’Editto di Milano, che concesse libertà di culto a tutti i cittadini, Teodosio dichiarò infine il Cristianesimo unica religione dell’Impero nel 380 a Tessalonica. Il lavoro degli ecclesiastici non fu più volto quindi all’apologia ma all’elaborazione di un credo solido per unificare la comunità dei fedeli. Questo lavoro fu essenziale per garantire la solidità della Chiesa, che rimase l’unica struttura solida ed organizzata dopo il collasso politico che segna l’inizio del Medioevo. Momento culminante di questo periodo fu il Concilio di Nicea del 325, presieduto dallo stesso Costantino, in cui si stabilì un credo unitario da contrapporre alle eresie e si dichiarò definitivamente che il Cristianesimo non era una dottrina contraria alla filosofia bensì una dottrina che portava alla conoscenza.

Fede e ragione non erano dunque in contrapposizione, ma strettamente legate, sebbene la seconda dovesse comunque sottostare alla prima. Questa rivalutazione della ricerca filosofica sarà alla base di tutta la filosofia medievale, e la speculazione individuale sarà il motore fondante del pensiero del primo grande filosofo cristiano: Sant’Agostino. Ma questa è un’altra storia.

Umberto Mistruzzi

[immagini tratte da Google Immagini]

 

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