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La droga fa male. E allora?

Una lezione su Pascal per parlare di droga senza retorica e moralismo.

“Prof, è stata la lezione più bella dell’anno.”
Al liceo scientifico di Cinisello Balsamo oggi si è parlato di droga.
Ma perché tanto successo?

Ogni volta che a scuola si parla di droga, i ragazzi sono costretti ad ascoltare le prove medico-scientifico-etiche che dimostrano che le droghe fanno male e che la droga è brutta. Che palle.

Invece la lezione di oggi è iniziata con due premesse:

  • La droga è bella. Altrimenti perché la gente si drogherebbe?
  • La droga fa male, ma non è un problema. Cioè, se la droga mi accorciasse la vita ma mi rendesse felice, tutto sommato sarebbe un buon affare. Chi non scambierebbe una breve vita davvero felice con una lunga vita di sofferenza? Se tu potessi ricevere l’illuminazione come Buddha, ma in cambio dovessi di vivere dieci anni di meno, accetteresti? Io ci metto la firma subito.

Ma allora qual è il problema della droga?

Per questo serviva Pascal.

Blaise Pascal, nel Seicento, osservava che l’uomo sta nel mezzo tra una vita grandiosa e una vita miserabile. Egli è in grado di conoscere come la terra gira intorno al sole, di mandare gli uomini sulla luna e forse anche su Marte, di creare in pochi mesi il vaccino per un virus planetario. Ma, come dissero anche Galilei e Newton, la scienza può conoscere il come, non il perché: che senso ha tutto questo? Perché io sono qui? Chi sono io? Che cos’è la morte? Perché sono sempre insoddisfatto?

Pascal si accorge che l’uomo ha in sé un desiderio di felicità infinita che non riuscirà mai a raggiungere in quanto essere finito.

Allo scopo di fuggire dalla consapevolezza di questa condizione insopportabile, l’uomo ricorre al divertissement: la distrazione, l’oblio, l’evasione, cioè la droga.

Ogni attività dell’uomo è droga: il cibo, il sesso, le serie tv, YouTube, Facebook, Instagram, Whatsapp, l’eroina. Sono tutte cose belle, che ci fanno stare bene perché ci permettono di non rimanere soli con la nostra verità.”

All’inizio della lezione i ragazzi erano interessati, ma, appena ho detto “droga”, da diciassettenni si sono trasformati in cinquenni ammutoliti di fronte a Peppa Pig.

Mi scappa una domanda retorica: “volete che parliamo di droga?”.

Vado alla lavagna. Adesso vi spiego tutto:

Terence McKenna, nel libro “Il nutrimento degli dei”, distingue tre tipi di droghe e i loro effetti sull’individuo e sulla società.

  • Eccitanti: zucchero, cacao, caffè, tè, cocaina, alcool. Queste sostanze danno all’individuo la sensazione di essere separato dal resto del mondo. Sono le droghe del dominio. Le conquiste e le stragi in sud America e in ogni parte del mondo sono state perpetrate dalla cultura dell’alcool. La cocaina è la droga preferita dei capitalisti arrivisti, ma oggi anche dei poveracci che si illudono di essere per qualche ora Scarface.
  • Allucinogeni: cannabis, LSD, funghetti, DMT. Queste droghe, al contrario, danno alla persona la sensazione di connessione con tutto il resto: dissolvono l’ego. Proprio come descritto da tutti i grandi mistici di ogni tempo. Queste droghe, per McKenna, sono benefiche per l’uomo.
  • TV, Intenet, cibo, pornografia, e tutto quello che potete usare per fuggire dalla realtà.”

Suona la campanella. Fino ad ora ho mandato il messaggio che le droghe allucinogene sono buone e non vorrei chiudere così in fretta la mia carriera. Quindi prometto che continueremo a parlarne alla prossima lezione.

Perché le aragoste non si drogano.

“Buon giorno, seduti.”

Sì, ancora oggi, quando entra il prof. si alzano in piedi e tu devi dire “seduti”. Forse è per questo che, solo a scuola, in un’aula con 24 persone, il virus non si trasmette. Perché qui siamo ancora negli anni novanta. Ma con YouTube.

“Prof, oggi parliamo di droga?”

Sulla lavagna multimediale lo psichiatra dott. Abraham J. Twerski spiega come crescono le aragoste: l’aragosta è un animale morbido che vive all’interno di un guscio rigido.

Quando l’aragosta cresce sente dolore perché spinge contro il guscio, finché questo non si spacca. Poco a poco si formerà un nuovo guscio, fino alla prossima crescita.

Morale: se l’aragosta potesse andare dal medico per avere un Valium o un Percocet, l’aragosta si calmerebbe e non crescerebbe più. Il disagio ci fa crescere.

“Quando uscite la sera con gli amici e andate in corso Como, spesso vi annoiate. Quindi bevete: lo sballo dell’alcool vi permette di poter rimanere in una situazione che non vi piace. Se invece provate a non bere o a non farvi una canna, a un certo punto sarete costretti dalla vostra stessa noia ad andarvene in un posto che vi piace di più, con persone più interessanti. Potete andare a casa a suonare la chitarra se vi va, o a leggere quel libro che volete iniziare, andare a farvi una corsa se ne sentite il bisogno, o semplicemente andare a letto perché siete semplicemente stanchi. Le droghe ci impediscono di scoprire quello che vogliamo davvero, perché quando siamo fatti stiamo bene comunque e ovunque. Invece dovremmo accettare di essere diversi dagli altri e fare scelte che siano davvero nostre.”

Dopo aver visto il loro entusiasmo ho pensato che, se nella mia vita non mi fossi distratto così tanto, forse sarei arrivato prima a fare questo lavoro meraviglioso.

 

Davide Valenti

Matteo Davide Valenti nasce ad Agrigento nel 1978.
Si laurea in Filosofia a Palermo con una tesi su Baruch Spinoza e si traferisce a Milano.
Segue un Master in Ideazione e produzione di audio-visivi all’Università Cattolica.
Lavora come stagista in una casa di produzione di cartoni animati.
Lavora come assistente in una galleria d’arte.
Lavora come barista presso la discoteca Plastic.
Viene assunto come Copywriter presso le agenzie di pubblicità DDB, Saatchi&Saatchi, Leoburnett, Tita Milano.
Espone come artista visivo presso diverse gallerie d’arte italiane e straniere.
Insegna nelle scuole primarie di Milano.
Insegna Filosofia e Storia presso un liceo scientifico di Milano.
I suoi interessi attuali sono la scrittura, la psicologia e la spiritualità.

 

[Immagine tratta da Pexels.com]

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