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Antigone

Antigone, o l’amore che sopravvive al tempo e alla morte

Nel libro Contro Antigone o dell’egoismo sociale (Einaudi 2024), Eva Cantarella offre un’interpretazione sconcertante, a tratti molto severa, del personaggio di Antigone, considerata dura, distruttiva, incapace di amare altri o altro se non la morte. Antigone è la protagonista scelta da Sofocle, drammaturgo greco vissuto fra il 496 e il 406 a.C., per la tragedia intitolata, appunto, Antigone. L’opera appartiene al ciclo dei drammi tebani, ispirati alle vicende di Edipo e dei suoi discendenti, insieme alle due tragedie di Edipo re ed Edipo a Colono.

Ancora oggi, il personaggio di Antigone sopravvive nell’immaginario generale non tanto per l’oscurità del gesto consapevole che la conduce alla morte per aver violato una legge cittadina, ma per l’amore disperato e indiscusso nei confronti della sua famiglia. Contro ogni interpretazione legata all’apparenza del personaggio portato in scena per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C., Antigone può essere considerata ancora come un grande esempio di umanità. Fin da quando la giovane, in seguito alla morte della madre Giocasta, accompagna Edipo nel suo esilio verso Colono, ritenuto un colpevole privo di speranza, si riconosce la devozione di una figlia che crede fermamente nella famiglia e dimostra tutta la sua sensibilità nei confronti di un padre fragile e abbandonato da tutti.

Dopo la morte dei fratelli di Antigone, lo zio Creonte, che da sempre incarna perfettamente la figura del tiranno ed è la manifestazione negativa del potere maschile, stabilisce che solo uno dei due fratelli, Eteocle, avrà diritto agli onori funebri, mentre Polinice sarà preda di cani e uccelli poiché considerato un traditore. Antigone, pur essendo consapevole del divieto, decide di seppellire comunque il corpo del fratello rinnegato e abbraccia il destino di morte che la attende: è una donna che ha sfidato da sola l’autorità cittadina per rispettare regole mai scritte, eterne, di cui nessuno conosce l’origine. Dovere della giovane è la tutela della famiglia, anche nella morte.

Con la sua scelta più simile a quella di una donna del nostro tempo, Antigone si allontana da qualsiasi logica di convenienza e, a differenza di sua sorella Ismene, non teme la vergogna per le vicende che hanno investito la sua famiglia. La giovane è talmente consapevole della sua identità che, con coraggio e coerenza, rompe la consuetudine del silenzio e della rassegnazione che la sua condizione di donna impongono fin dalla nascita. Questo gesto suscita immediatamente disprezzo da parte dell’uomo che la condanna a morte, lo zio Creonte. Antigone agisce in maniera così esplicita e scandalosa in un momento in cui i ruoli stereotipati di uomini e donne, per cui i primi decidono e le altre subiscono, sono la sola scelta possibile per sopravvivere.

Nemmeno Emone, il figlio di Creonte, riesce a cambiare il destino della futura sposa, un giovane uomo di una nuova generazione che cerca, proprio come Antigone, di allontanare la barbarie per lasciare il posto a nuove risoluzioni dei conflitti a Tebe, che intanto piange il destino della giovane. Emone racconta al padre quali sono i pensieri della città, lo invita a non sfidare gli dei, ma comprende, con profondo rammarico e sconforto, che suo padre non è in grado di ascoltare né comprendere posizioni diverse dalle sue. Questa inflessibilità, insieme alla morte di Antigone, è il motivo per cui anche il ragazzo e sua madre, Euridice, moriranno, abbandonando così Creonte alla solitudine di una drammatica vicenda umana e politica.

Antigone è una donna più vicina al nostro tempo che non al suo, non si arrende di fronte a un conflitto molto più grande di lei e alla violenza che ne deriva. Imperturbabile nella sua decisione, crea uno squarcio nell’equilibrio circostante. Così determinata da sembrare folle, la disobbediente Antigone, prima ancora di un’eroina che resiste e rivendica, proprio come ricorda la tradizione, è soprattutto la voce di un amore che sopravvive al tempo e alla morte. Simbolo di ribellione che rivive continuamente nel mito che attraversa ogni generazione, è innanzitutto il personaggio che racconta una giovane donna che difende l’amore che ha conosciuto intensamente con parole e azioni che non appartengono a donne del suo tempo, ma che suscitano subito solidarietà e identificazione da parte di donne e uomini di oggi che le riconoscono un coraggio smisurato, perché continua a garantire la sopravvivenza della sua famiglia ricorrendo a qualsiasi mezzo, nonostante il tempo e la morte.

 

Rossana Rizzitelli
Laureata in Lingua e Letteratura italiana e in Editoria. Lavora come editor. Ha un kurzhaar di nome Björn ed è tifosa della SSC Bari. La accompagna da tutta la vita l’amore per i libri, la prima chiave di lettura e comprensione delle vicende e dei fatti del mondo. Per lei non c’è nessun luogo più bello e confortante dell’alternanza fra il bianco e il nero della carta stampata.

 

NOTE
[Photo credit Alexander Grey via Unsplash]

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