3 novembre 2014 Valentina Colzera

Al di là del velo di Maya

Ho sempre voluto scrivere su di te.

Conservo a mò di tesoro tutti i tuoi libri sullo scaffale, di cui ogni tanto leggo qualche pagina, sapendo di non dovere superare una certa dose di parole.

Troppe sono così vere da far male.

Più ti leggo e più desidero smentirti, ma ogni volta mi rendo conto che nessuno avrebbe potuto essere più lucido di te

Quando penso a te, alle tue lezioni a cui nessuno partecipava, sorrido…gli uomini non capiscono mai la genialità che sta loro di fronte. Erano tutti troppo preoccupati a segnare ogni singola parola che usciva dalla bocca di Hegel per rendersi conto che lì, nell’aula accanto, stava un uomo che con le sue teorie apriva anticipatamente l’era della filosofia contemporanea: Arthur Schopenhauer.

Arthur Schopenhauer (1788-1860) era un filosofo ma prima di tutto e sopra ogni altra definizione era un essere umano.

Cercava verità, bramava intensamente quella risposta in grado di bloccare per sempre ogni domanda. Questa è la sete dell’Assoluto, intransigente bisogno umano di dare un senso unitario ad ogni cosa. Ma Schopenhauer sapeva di essere un uomo, sapeva che il mondo di cui si teorizzava era popolato da uomini come lui: diversi, imperfetti, instabili.

La soluzione del relativismo poteva sembrare l’unica possibile: tante verità relative, ognuna per ogni uomo che popola questo mondo. Soggetivismo stremo.

Tuttavia il prezzo di questa soluzione era troppo alto: l’abbandono totale di certezze, di una verità, la perdita della speranza nella coerenza del mondo.

Schopenhauer non poteva farlo e ci rivela invece che dietro ogni singolo essere umano, dietro ogni desiderio, ogni scelta, insomma dietro ogni atto con cui crediamo di esprimere la nostra personalità più autentica in realtà siamo agiti. Non siamo mai noi a farlo, o meglio, non lo decidiamo noi, è la volontà di vivere che mette in scena sè stessa facendo uso delle nostre membra.

Siamo dei burattini.

Siamo semplici mezzi per la realizzazione della volontà di vivere, semplici tasselli di un mosaico facilmente sostituibili e viviamo nell’inconsapevolezza di questa tragicommedia.

Siamo stupidi esseri umani che credono di essere unici, la realtà dei fatti è che siamo tutti indiscriminatamente volontà di vivere.

Il filosofo parrebbe averci consegnato al pessimismo più nero.

Cosa può fare allora l’uomo per mettersi in salvo dalle catene della necessità di vivere?Come essere sè stesso? Come essere libero?

Il passo più grande sta nell’autoconsapevolezza.

E’ quando abbasso lo sguardo sul cammino che ho fatto, lo guardo dall’esterno, lo critico, che dimostro di poter vincere la volontà di vivere.

Quando giungo alla consapevolezza della forza maligna che coltiva sè stessa nutrendosi dei miei desideri, quando strappo il velo di maya che mi rendeva cieco difronte ad una realtà così palese, ho già in parte vinto.

La strada per la liberazione inizia qui, nel preciso istante in cui sento di non essere io a vivere la mia vita, ma un cieco istinto che si fa beffa di me.

Qui inizia la lotta e sarà un duro conflitto dove l’uomo cercherà di staccarsi dall’elemento primario, pur sapendo che è ciò che lo tiene in vita.

Sarà una rivolta contro le proprie membra, che metterà totalmente a soqquadro la sua esistenza ma in cambio gli donerà la libertà.

Questa è l’ascesi, che tanti hanno interpretato come un distacco totale dalle sensazioni del corpo, io invece ritengo che si possa rileggere Schopenhauer come l’esortazione a raccogliere dietro le sensazioni le vere emozioni. Un appello ad andare al di là del mero bisogno, del semplice istinto ed avere la forza di pretendere per sè stessi l’emozione.

L’uomo potrà dire di vivere veramente solo quando sacrificherà il bisogno e metterà a rischio la sua sopravvivenza pur di sentire il battito del proprio cuore accellerare vertiginosamente.

Non concordo con la morte per inedia, per il lasciarsi morire, e qui penso ti stia sbagliando Schopenhauer: non vincerò il bisogno e l’abitudine ad essere vivo negando la vita ma celebrandola al massimo grado, pretendendo da ogni giorni le emozioni che vorrei provare nell’ultima ora della mia vita.

 Valentina Colzera

[immagini tratte da Google Immagini ]

 

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Comments (2)

  1. non sono un competente di questo filosofo (per la verità di nessuno lo sono, ma di questo non ho letti nulla direttamente) però ho la sensazione che la tua interpretazione risenta della lettura di Nietzsche

    questo concetto della consapevolezze è molto interessante

  2. valentina

    Ciao Diego!
    Mi hai beccata 🙂
    Nietzsche é stato fortemente influenzato da schopenhauer.. la sua volontà di potenza assomiglia molto alla volontà di vivere…entrambi fanno filosofia guardando all` uomo e non cercando verità assolute o costruendo sistemi. Quello che nietzsche fa (e a me piace moltissimo) é dare un grande potere all uomo per superare questa condizione di pessimismo estremo, non esiste per lui il lasciarsi andare, l ascetismo..l’uomo ha la forza per superare tutto ciò e diventare ancora più forte. Io lo adoro.

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