13 dicembre 2014 Cecilia Coletta

TELETHON: la maratona della ricerca

 

I corridoi degli ospedali sono lunghi e bianchi. Sono lineari, depositano tra i loro muri un odore di medicine. Non sembrano spenti, probabilmente vengono costruiti pensando che debbano alleviare il dolore. Probabilmente vengono realizzati per spegnere l’interruttore delle paure. Quelle che assalgono nei momenti bui. In quei momenti in cui nemmeno gli ospedali ci sembrano così chiari, in quei momenti in cui il buio ci pervade dentro.

Ci invade, per dirla tutta.

Non pensavo a nulla di tutto questo, quel giorno. La mia vita troppo fortunata non riusciva a prendere in considerazione le complicazioni; viveva soltanto della sua pochezza. Non osservavo.

Vedevo le persone senza guardarle, nemmeno mi ero accorta che a fianco a me si fosse seduto Davide. Nemmeno l’avevo guardato Davide, nemmeno l’avevo visto, immersa nei miei sciolti pensieri.

-Ciao, come ti chiami? –

D’improvviso mi guardavano due occhioni enormi. Due occhioni verdi, di quelli profondi nonostante il colore chiaro. Di quelli che possono raccontarti com’è la vita per davvero, quando ti addormenti la sera e non sai se ti sveglierai il giorno dopo.

-Cecilia, e tu? Quanti anni hai? -­

-Mi chiamo Davide. Ho sette anni. Sei qui perché stai male? ­-

-Devo soltanto ritirare delle carte, dov’è la tua mamma? -­

Non ho il tempo necessario per finire la mia domanda; viene verso di noi una donna di fretta. È una signora bionda, curata. Le sue occhiaie si vedono nonostante il trucco ben delineato. Le sue occhiaie di vita mi piacerebbe chiamarle, se potessero darle ogni giorno la forza necessaria per quello che è capace di affrontare.

-Mi scusi signorina. Mi ero allontanata un momento e questa peste mi è scappata. Ma dove eri finito? -­

–Non si preoccupi, Davide mi stava raccontando soltanto di sé ­

La donna scurisce il volto. Respira profondamente, come se volesse buttare fuori le sue paure.

Davide è un bambino affetto da autismo, seppur in forma lieve. È una malattia complessa caratterizzata da gravi disturbi della comunicazione del comportamento e dell’interazione con gli altri. Può essere determinata da anomalie cerebrali, ma la maggior parte delle cause non sono state ancora totalmente individuate. Al momento non esiste una cura specifica, ma grazie ad un intervento educativo personalizzato si può comunque migliorare la qualità della vita e lo sviluppo della malattia.

L’autismo è una delle malattie su cui Telethon fonda la sua ricerca.

La Fondazione Telethon è una delle principali Charity italiane e dal 1990 ha finanziato duemilacinquecentotrentadue progetti di ricerca nel campo delle malattie genetiche, che sono per la maggior parte riscontrabili dalla nascita e dall’infanzia del bambino.

La mission di Telethon è quella di affiancare alla ricerca e alla selezione dei migliori progetti attraverso una Commissione medico­scientifica la prossimità di cura, ossia valutare quanto ci si possa avvicinare a dei risultati concreti.

Ritengo che sostenere questo tipo di ricerche sia importante, ritengo si debba pensare ai bambini di oggi e a quelli di domani, ritengo che a volte ci si debba fermare e lasciare la routine quotidiana per occuparsi di cose che sembra non ci tocchino, eppure sono capaci di distruggere.

Davide e il suo sorriso sono solo uno dei tanti sorrisi da proteggere.

Per ricordarsi cosa sia la vita, per ricordarsi come si possa apprezzare davvero. Perché troppo spesso ci limitiamo ad ingigantire problemi inesistenti, perché troppo spesso alla vigilia di Natale non aver trovato il regalo giusto ci sembra l’unico vero dramma.

Ma l’amore per la vita, quello vero, lo leggiamo in un sorriso. Lo leggiamo in un abbraccio. Lo leggiamo in un codice che ci sembra incomprensibile.

Un codice che nessuno, meglio di Davide quel giorno, ha saputo decifrarmi. Una paura che nessuno, meglio di lui, ha saputo farmi capire quanto dai bambini sia lontana.

A volte in un sorriso innocente, sono nascoste lacrime di chi ci ama.

A volte in tanta forza, si covano paure che potrebbero ucciderci.

A volte, in un abbraccio di chi avrebbe meno motivi per apprezzare la vita, ci viene regalata la sensazione che non ci aspettiamo.

Donare a Telethon è semplice, come sentirete in TV spessissimo, specialmente durante le vacanze di Natale.

È sufficiente cliccare su https://www.telethon.it/donation e dare un piccolo, seppure importante, contributo.

Per la ricerca e – soprattutto – per dare la speranza di un futuro a tutti quei bambini che combattono ogni giorno con i loro sorrisi.

Doniamo per loro, che sanno insegnarci più di molti altri, il significato della parola Vita, accompagnata da una massiccia dose di coraggio.

Cecilia Coletta

[Immagini tratte da Google Immagini]

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