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Philosopher’s Scone

DULCIS HERMETICUM

In una mansarda di Rue Servandoni a Parigi, che fungeva fino agli inizi del Novecento da sala cerimoniale del Rito scozzese antico e accettato, nascosta all’interno di un’edizione ottocentesca della Sphynx mystagoga di Athanasius Kirchner, abbiamo trovato una prima edizione della rosacrociana Fama fraternitatis, al cui margine dell’ultima pagina, in antichi caratteri greci, era stata vergata a mano una formula dal titolo “Ricetta alchemica per Tuthmose III”. La formula consiste in una serie di ordini impartiti dal dio egizio Thot a un anonimo sacerdote-cuoco per la preparazione di un dolce in grado di risanare la corruzione della materia umana. Questo dolce, noto come Philosopher’s scone dagli adepti della United Grand Lodge of England, è stato lo scopo supremo della ricerca alchemica secentesca, panacea ai dolori dell’uomo, elisir di lunga vita, ipostasi ultima dei sussurri mistici degli dèi.
 Dopo un’accurata traduzione del testo greco abbiamo scelto di pubblicare in calce a questo articolo l’originario processo di produzione del Philopher’s scone. Invitto attraverso i secoli, testimone ultimo della ragnatela cosmica che connette le epoche dell’uomo, questo dolce vi porterà alla Verità.

philospher_scones_collage_aristortele_verticalOra, voi siete liberi di non credere a questa storia (forse non abbiamo ancora l’autorità necessaria per persuadervi).
 Fatevi pure forza della vostra ragione illuminata, denigrateci per aver confuso filosofia ed esoterismo, per aver cercato la verità negli intrichi oscuri dell’astrologia e della numerologia e non nei cieli tersi del logos e del buon senso. E dunque? Potete dirvi davvero liberi dalla fede? Liberi da qualsiasi narrazione che stabilisca un ordine superiore degli eventi? Una narrazione di cui non avete prove ma a cui non potete che dire sì?

Ecco perché, posto che è ingenuo credere di poter eliminare l’aspetto fideistico che permea le nostre esistenze, vi vogliamo consigliare, in un’epoca famosa per il silenzio degli dèi e per il prolificare dei loro surrogati, di abbandonarvi alla sicurezza della ritualità che fin dall’alba dei tempi gli esseri umani hanno utilizzato nella meticolosa preparazione dei dolci. Diventate sacerdoti della cucina, ricercate il perfetto equilibrio alchemico degli ingredienti con tutta la serietà e l’investimento di senso che una religione può darvi, fate della ricetta la parola degli antichi dèi, cullatevi nella sua autorità, abbiate fede nel dolce definitivo, perché “comprendere è credere, non credere è non comprendere” (trattato IX, Corpus Hermeticum). Insomma, siate consapevoli che la verità non si raggiunge mai con la sola ragione, ma fatelo almeno nell’unica chiesa che non vi deluderà mai, la pasticceria.

PHILOSOPHER’S SCONES

τὸ ἀρχικον πρόσταγμα
Seguaci: 8
Tempo di preparazione: 4 clessidre da 15 minuti

300 gr farina
70 gr zucchero
20 gr lievito chimico
70 gr burro
1 uovo
80 ml latte
50 gr mirtilli freschi
per farcire: burro e marmellata di Ananassimandro

Segui con assoluta precisione la maniera esatta che ti indicherò e non sbaglierai.

Raccogli in un recipiente capace le polveri che ti ho in elenco menzionato, avendo cura di lasciare da parte 100 gr della quantità di farina totale. 
Aggiungi a esse la sostanza grassa (burro) ridotta in piccoli pezzi e mescola con l’apposito strumento in legno.
 A parte mesci insieme l’uovo e il latte e riponi in un alambicco. Aggiungi nel recipiente tale sostanza poco per volta, incorporandola alle polveri. Infine, aggiungi la restante farina e i frutti del sottobosco.
 Forma una sfera perfetta. Riponi a raffreddare. Trascorso il tempo solare di 6 ore, stendi il composto, crea dei dischi perfettamente identici e poni nell’Athanor alla temperatura esatta di 180° per 17 minuti.
 Lascia nuovamente raffreddare. Taglia a metà in senso orizzontale i dischi rigonfi ottenuti, farcisci con burro e marmellata di Ananassimandro utilizzando la spatola apposita e disponi sull’altare per il rito conclusivo.

 

Aristortele

Maddalena Borsato è pasticciera disordinata e ricercatrice in Estetica del cibo. Jacopo Giacomoni è drammaturgo e performer dall’eccellente metabolismo. Insieme fanno filosofia col cucchiaino e creano ricette di pasticceria pensata. Lo scopo è farvi diventare i Socrate del Simposio, i Gorgia dell’agone culinario, i Sant’Agostino della Saint Honoré, i Marx della Lotta di glasse, gli Heidegger del Da-ssert, i Nietzsche del Superuovo, gli Hegel del bignè assoluto.

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