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Economia come scienza? Bluff o verità?

La scienza come economia? Il presupposto epistemologico è che vi sia un campo omogeneo di fenomeni unificato secondo principi comuni. Nelle società precapitaliste i fenomeni economici sono regolati secondo relazioni non economiche, la politica, la religione, l’economia moderna invece si connota come un campo autonomo a principi sovraordinati. Assistiamo sempre più a uno scollamento dell’economia dalle strutture metaeconomiche.

L’economia così posta ha però in sé due paradossi nel suo volersi porre come scienza autonoma, manca infatti del tutto una seria riflessione sui suoi presupposti epistemoligici:

  1. Una scienza che non riflette sulle sue condizioni rischia di non essere una scienza
  2. La sua fondazione si è svolta altrove nella formulazione così come oggi la conosciamo: all’interno dell’ambito della Filosofia Morale con Adam Smith.

Il fondamento dell’economia moderna sta altrove e così si perde del tutto la presunta autonomia, essa infatti trae i suoi principi da un altro ambito.

Una scienza che voglia dirsi tale riflette criticamente sui suoi fondamenti, in tal senso ogni scienza che voglia porsi come tale presenta sempre una metascienza finalizzata a definirne i criteri di validità. I presupposti su cui si fonda l’economia moderna vengono mutuati acriticamente dalla Filosofia Morale di Adam Smith, la presenza di presupposti non esplicitati chiaramente mettono in crisi l’intero impianto teorico, siamo infatti di fronte a una scienza non dimostrata e non falsificata. Nell’economia si postula e presuppone un campo omogeneo dei fenomeni senza un vaglio critico.

Adam Smith prende ad esempio la fisica newtoniana come modello scientifico, egli recupera i principi fondamentali della fisica applicandoli alla scienza morale e in particolare all’economia. Egli applicherà infatti metodi matematici, ma questi si riveleranno più uno strumento esplicativo che un vero e proprio strumento per giustificare la sensatezza dell’impianto proposto.

L’impianto di Newton si basava su leggi generali tratte da un campo di fenomeni omogeneo, egli infatti identifica varie costanti e la gravità risulta un principio solido su cui fondare la sua scienza, ma quando guardiamo all’economia di Smith notiamo quanto questo principio sia più ostico da trovare.

Che espediente inventerà quindi Smith per fondare la sua scienza? Egli recupera l’egoismo-l’amore di sé ritrattandolo in ambito morale, declinandolo in due modi e dandogli una accezione non in senso negativo:

  1. Senso morale: far del bene agli altri
  2. Senso economico: operare guidato dall’interesse di ottenere ciò che è funzionale ai nostri bisogni.

La conseguenza sistematica è la massimizzazione dell’interesse comune attraverso gli interessi individuali. Il fatto che gli individui perseguano il proprio interesse agisce sull’intero sistema, il che porta a conseguenze complessive positive. Il sistema trova un equilibrio spontaneo, l’operare del singolo vale come l’operare del tutto.

E così Adam crede di poter dormire sonni tranquilli, ha ricondotto i fenomeni economici a un principio unitario, l’unico problema è che, a differenza delle scienze, tale principio non è trovato nel campo dei fenomeni, ma proiettato a forza sull’oggetto che si dovrebbe invece studiare. Il modello viene così sviluppato su basi completamente infondate.

Adam Smith pone come principio unitario l’egoismo e finisce così per “inventare” un campo autonomo di fenomeni omogenei, man mano che intervengono variabili nuove queste vengono forzatamente ricondotte al principio unitario che non è tratto dalle cose, ma proiettato sulle cose.

Newton ha la gravità come principio unificatore di tutti i fenomeni, tutti i fenomeni fisici devono essere ricondotti a questo principio “ultimo”. Egli non conosce l’essenza della gravità, ma l’assume come data, i principi generali sono infatti introdotti nella scienza sulla base dei dati fenomenici da cui traggo un modello. La scienza funziona anche se le cause dei principi non ci fossero mai note, anzi tali cause vengono volutamente tralasciate. Mi rifaccio ai dati, ma sono da me spiegati da categorie e modelli che schematizzo io, la schematizzazione è di per sé sempre una interpretazione.

L’errore di fondo sta nell’introdurre elementi puramente quantitativi in fenomeni che presentano anche componenti qualitative, rischiando così di distorcere il fenomeno indagato.

Matteo Montagner

[Le opinioni espresse sono a carattere strettamente personale/ Views are my own]

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