31 marzo 2017 Lorenzo Gardellin

“Manchester by the sea”, quando il cinema diventa reale

Non è mai facile parlare o scrivere di un film che si avvicini così tanto alla tua vita. Ti immedesimi totalmente nei personaggi, vivi con loro paura, gioia, dolore. Ti sembra di essere immerso nello schermo, come se il mondo attorno a te sparisse.

Spesso il cinema ci ha abituati a storie di grande fantasia, talmente strane o irreali da risultare magiche e farci sognare. Altre volte, come in questo caso, ha raccontato la realtà, in modo anche crudo, senza tanti fronzoli. Uscito nelle sale un mese fa, Manchester by the sea di Kenneth Lonergan, appartiene a questa seconda categoria e nel vederlo mi è arrivato diretto un pugno nello stomaco. Mi sono sentito spaesato e vulnerabile, come Casey Affleck (Lee Chandler) nel gelido inverno del Massachusetts.

Ho perso mio padre due anni fa. Se n’è andato senza motivo, come accade troppo spesso purtroppo. Uno stupido scherzo se l’è portato via, dall’oggi al domani, senza lasciare il tempo di pensare, di capire, di provare a prepararsi in qualche modo, anche se non si è mai pronti di fronte alla morte. Con sé ha portato via il suo essere padre, marito e fratello, lasciandosi alle spalle una vita che meritava di essere vissuta in pace per tanti anni ancora.

Quando una persona così importante ti lascia, la tua vita cambia completamente, i ricordi si mescolano ogni giorno al dolore, alla rabbia, alla tristezza. Le persone intorno a te, per quanto possano provarci, per quanto possano volerti bene, non riescono a vedere fino in fondo quello che vedi tu. Il cambiamento è così grande e difficile che non ti sentirai più la stessa persona; qualcosa si incrina, si spezza, tocca tutti gli aspetti della tua vita così nel profondo che ti ritrovi ad essere un altro, a volte migliore, a volte peggiore.

Nel suo film Lonergan coglie a pieno tutto questo. La potenza di questa storia sta nella sua dura semplicità perché racconta di un evento che potrebbe accadere a tutti. È un cinema reale, forse come non si vedeva da tanto. La brevità delle scene, il lento susseguirsi delle cose, rappresenta alla perfezione la quotidianità di una famiglia distrutta da un lutto così grave. Fa da sfondo un paesaggio freddo e spoglio, bagnato dall’acqua dell’Atlantico, l’unico protagonista che non sembra soffrire e che cerca di riconciliare gli uomini con il suo abbraccio, chiamandoli amorevolmente a lui.

Casey Affleck è commovente. Un Oscar meritato e voluto per interpretare e forse in questo caso addirittura essere, un uomo che ha perso tanto, con una vita stravolta e tutta da ricostruire; con una grande depressione addosso e tanta rabbia, alternando momenti di estrema dolcezza e fragilità, nel recuperare i rapporti col nipote ormai orfano e con la sua ex moglie, ritrovandola a vivere un’esistenza parallela e distante. Con fatica si scorge alla fine una luce, un tentativo di riprendere in mano le cose, di ricostruire una famiglia, diversa, profondamente cambiata, ma pur sempre una famiglia.

Non è stato semplice vedere questo film, ne scriverne, come detto in precedenza. Ci sono eventi che ti segnano nel profondo e cose che ti rimangono impresse, nonostante tu combatta con tutto te stesso per scacciarle dalla mente. Può un film farti capire cosa stai passando, o cosa ne è della tua vita? Purtroppo, o per fortuna, sì. Come Lee forse ho capito che non esiste una cura per lenire il dolore della perdita, non puoi farci l’abitudine col passare del tempo. Puoi sopravvivere e lo fai, cercando di accettare il fatto che la tua vita ora è diversa, che chi ti ha lasciato non può tornare ma rimane dentro di te, in ogni parte del tuo corpo e del tuo io. In un ricordo triste e felice allo stesso tempo. Pervade le tue ore e i tuoi giorni, senza mai abbandonarti.

Lorenzo Gardellin

[Immagine tratta da Google Immagini]

Tagged: , , , , , , , , , , , ,