29 giugno 2020 Edoardo Ciarpaglini

Una citazione per voi: Eraclito e il divenire

Tutto scorre, dal greco Pánta rei, è l’espressione con la quale la tradizione filosofica ha voluto riassumere il pensiero del filosofo greco Eraclito, nato e vissuto ad Efeso tra il VI e il V sec. a.C. Benché diverse fonti sostengano che tale teoria sia da attribuire ai suoi discepoli, con essa si vuole rappresentare il punto di partenza della sua filosofia: la constatazione dell’incessante divenire delle cose.

Eraclito si accorse infatti che tutto, all’interno dell’universo, è soggetto a un continuo movimento: le stagioni, la vita, l’alternanza del giorno e della notte, proprio come se tutto fosse trasportato da un flusso che scorre senza mai fermarsi: «non è possibile discendere due volte nello stesso fiume né toccare due volte una sostanza mortale nello stesso stato; per la velocità del movimento tutto si disperde e si ricompone di nuovo, tutto viene e va», leggiamo all’interno del frammento 91, tratto dalla sua opera intitolata Intorno alla natura.

Oltre all’universo e al mondo, Eraclito si accorse che anche l’essere è in continuo divenire, in quanto soggetto al tempo e alla trasformazione, e che questo principio si poteva estendere anche a tutte quelle realtà che sembrano essere statiche e ferme ma che in realtà divengono.

Al contrario dei suoi predecessori, egli vide nel fuoco, l’Archè, ossia il principio nascosto dietro alle cose. Assunse quest’elemento mobile e distruttore per eccellenza per simboleggiare la sua visione del cosmo come energia in perpetua trasformazione, in quanto ogni fiamma non è mai uguale a un’altra, e per ricordare come tutto ciò che esiste provenga e ritorni, una volta compiuto il suo ciclo, al fuoco.

Egli infine capì che la legge secondo cui tutto poteva divenire era da ricercarsi all’interno di quell’eterno scontro tra opposti, nel Polemos, ossia in quel conflitto nel quale essi si trovano non solo a dover lottare, ma anche ad autoalimentarsi per produrre un equilibrio, un ordine razionale, un’armonia. Questo perché «l’uno vive la morte dell’altro, come l’altro muore la vita del primo», ma nello stesso tempo non possono stare l’uno senza l’altro, vivendo solo l’uno in virtù dell’altro. Di conseguenza, ciò che a prima vista può sembrare disordine e irrazionalità manifesta invece, a uno sguardo più approfondito, una sua interiore razionalità e armonia.

 

Edoardo Ciarpaglini

 

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