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Una vita esclusivamente digitale: distopia o il futuro?

Si immagini una città con le stesse caratteristiche di una qualunque città se non per una differenza: tutte le strade sono vuote e solo le foglie degli alberi vengono colpite dal vento. Naturalmente, il primo pensiero dell’osservatore sarebbe quello di chiedersi dove siano finiti tutti. Effettivamente in quella città qualcuno c’è, ma non si trova, come nelle nostre città, negli edifici, nei parchi o nei ristoranti. Nessuno si trova a scuola, nessuno sta conversando con amici o portando a spasso il proprio animale domestico. L’unico luogo che gli abitanti di quella città frequentano è la loro casa, da cui non escono se non in rare occasioni. Tutti i loro bisogni possono essere soddisfatti dal cellulare. Quest’immagine è una distopia oppure il futuro che ci attende?

Osservando la situazione attuale del mondo si potrebbe avere l’impressione che la traiettoria verso quale l’umanità sta tendendo sia proprio quella di arrivare a un futuro simile a quello della città appena descritta. Per nutrirsi bastano pochi tocchi sul cellulare e per acquistare qualsiasi cosa basta avere un’applicazione. Oltre a questi, molti altri esempi potrebbero portarci a pensare che ci stiamo dirigendo sempre di più verso un futuro dove tutti possono realizzare tutto senza alzarsi dal proprio divano. Tuttavia, mentre questa è un’osservazione reale, ce n’è un’altra a essa parallela: non esiste ancora un effettivo rimpiazzo al contatto fisico con un altro essere umano. 

Per quanto si possa interagire con altre persone attraverso il proprio telefono, si potrà mai avere un effettivo contatto con esse? A ben vedere, infatti, stiamo arrivando a una situazione nella quale non si potrà mai verificare se una persona presente digitalmente effettivamente esista e se quello che dice sia vero. Infatti, i casi di persone che mentono su internet – ad esempio modificando le loro foto oppure inventando fatti non veri – sono sempre più numerosi. Inoltre, molte persone credono a ciò che concretamente non è vero, come le fake news, anche se tali cose potrebbero essere verificabili attraverso il fact-checking. Invece, è difficile confermare se ciò che dice una persona in chat – ciò che dice di aver fatto o le foto che pubblica – siano reali. Si può considerare un vero contatto quello con qualcosa che è in bilico fra realtà e finzione? Qualcosa che potrebbe essere un essere umano tanto quanto, grazie alle tecnologie moderne, non esserlo? 

L’identità della persona presente digitalmente potrebbe quindi essere interpretata come una finzione. Nonostante ciò, si potrebbe forse dire che l’essere umano, in generale, preferisca la realtà alle finzioni. Infatti, per quanto si faccia uso di oggetti che imitano il mondo reale e mostrano una realtà falsa (come i visori per la realtà virtuale) la maggior parte delle persone non passa tutto il suo tempo con addosso questi visori.
Proprio il paragone fra mondo reale e mondo digitale potrebbe essere riconducibile alla teoria platonica delle idee. Con essa, Platone sostiene che ciò che vediamo nel mondo sensibile sia una copia della realtà, che corrisponde al mondo delle idee. L’immagine digitale è qualcosa che cerca di imitare la nostra immagine reale, ma lo fa distorcendola, creando un divario fra di esse e rendendo il loro rapporto molto simile a quello platonico fra mondo sensibile e mondo delle idee. Vivendo una vita esclusivamente digitale, la nostra condizione sarebbe simile a quella dei prigionieri del Mito della caverna di Platone: guarderemmo le immagini digitali senza renderci conto che sono copie di quelle reali (cfr. Platone, Repubblica, 514A-517D).

Tuttavia, nel Mito della caverna uno dei prigionieri si libera dalle catene e si avvicina così alla realtà, al mondo delle idee. Forse, quindi,  anche se l’umanità dovesse tendere sempre di più verso una vita esclusivamente digitale, qualcuno si renderebbe conto di come non corrisponda al mondo reale e, come fa il prigioniero liberato dalle catene, lo direbbe a coloro ancora “incatenati”. Non possiamo però dare per scontato che questo prigioniero liberato esista nel mondo reale. Per questo, è importante che tutti si impegnino nella loro vita quotidiana per prevenire il realizzarsi di questa distopia, mantenendo vivi i legami con persone reali e preoccupandosi di verificare sempre se una cosa sia vera. E non bisogna trascurare le generazioni più giovani, che devono essere educate sin da piccole ai pericoli di un eccesivo affidamento a ciò che si può trovare su internet. Solo valorizzando la vita attuale e educando le nuove generazioni, questa distopia non si realizzerà.

 

NOTE
[Photo credit John via unsplash.com]

 

Emily Rossi
Studentessa liceale, appassionata d’arte in tutte le sue forme. Cerca di decifrare il legame fra passato e presente, osservando come l’esperienza vissuta possa predire il futuro.

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