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Vecna

Psicoanalisi di Vecna, la vera rivelazione di “Stranger Things”

Un gruppo di bambini non ancora maturi, un nemico invincibile che dà loro la caccia e una dimensione alternativa oscura, vicina ma lontana al tempo stesso. Stranger Things, il prodotto dei fratelli Duffer per Netflix, geniale o scontato che sia a seconda dei gusti, sembra non aver lasciato proprio nulla al caso. A cominciare dall’effetto visivo. O meglio, dall’estetica. La serie è ambientata negli anni ’80, in una città che sembra uscita direttamente da un romanzo di Stephen King (infatti si trova nel Maine, ambientazione per antonomasia dello scrittore), ha nella colonna sonora dell’epoca uno dei suoi punti di forza – una canzone su tutte Running up that hill di Kate Bush – e dà al pubblico dei millennial l’impressione di aver già visto, sentito o goduto di uno spettacolo del genere. È una perfetta sintesi di tutti i videogiochi e film che, crescendo,  tutti noi abbiamo consumato, Goonies compresi. Acconciature bizzarre, colori sgargianti, riferimenti culturali precisi e il gioco da tavola Dungeons & Dragons come filo conduttore: in verità è pensato per tutti, grandi e piccoli. 

Magari non troppo piccoli. Perché alle atmosfere innocenti e sognanti della scoperta di una “dimensione alternativa” (chiamata Sottosopra) si affianca una componente splatter e terrificante che, richiamandosi ai film di Wes Craven e ai racconti di HP Lovecraft, ribalta in un vero e proprio upsidedown l’innocenza ormai perduta dei bambini protagonisti in vita adulta, con tutti i problemi che ne conseguono. Will, uno dei ragazzi, svanisce senza motivo e apparentemente senza lasciare tracce. E mentre i compagni di giochi si danno da fare per cercarlo, una bambina sui generis con poteri telecinetici viene ritrovata nel bosco. In cerca di risposte e inseguiti da strane creature demoniache, l’apertura di una dimensione alternativa inizia ad assumere sempre più i contorni oscuri del mistero, in grado di trascendere lo spazio e il tempo.

Proprio in questo solco, si inserisce la componente, secondo me, più interessante: quella psicologica. Senza esagerare con gli spoiler, la discesa in campo dell’antagonista più affascinante degli ultimi anni è un compendio di recitazione (merito del bravissimo interprete Jamie Campbell Bower), filosofia, psicologia e cultura horror. Uno e trino al tempo stesso, il villain di Stranger Things nasce come Henry Creel il quale, in seguito ad un trauma che gli ha cambiato la vita, diventa prima 001, cavia ideale sottomessa alle folli ricerche dei progetti sul controllo mentale (MKUltra) e sulla telecinesi (Montauk) e poi Vecna/Mr Whatsit, un Giano bifronte in grado di circuire le proprie piccole vittime con l’eleganza e la dolcezza del gentleman, per poi servirle in pasto al proprio lato mostruoso. E qui Stranger Things abbandona l’horror puro per entrare nel territorio del trauma presentando Vecna, una rappresentazione antropomorfica fatta di nervi e muscoli dall’aspetto infernale, a metà tra Freddy Krueger e lo Spaventapasseri di Batman. Non incarna il male assoluto, ma è la rappresentazione di un dolore mai sopito, di una psicologia dell’elaborazione della ferita mai elaborata e per questo sublimata a comportamento e pensieri devianti. In grado di colpire i bambini dove sono più vulnerabili, come il mostro di Nightmare, Vecna gioca sulla psiche e sui punti deboli dei suoi obiettivi, mostrando loro le paure più recondite e allestendo dei veri e propri giochi mentali, capaci di mescolare realtà e allucinazione sfumando i contorni di entrambi – proprio come l’instabile professore di psicologia avversario di Batman – con l’obiettivo di cambiare il mondo, rendendolo un posto a metà tra realtà e allucinazione onirica. E per farlo, ha bisogno delle vittime più innocenti e malleabili che ci siano: i bambini appunto.

C’è di più. Vecna è incredibilmente razionale, porta i propri avversari a esplorare i loro lati più oscuri e misteriosi, impersona il subconscio, la parte oscura della psiche rimossa dopo un trauma, piena di istinti e desideri che il livello conscio semplicemente rifiuta. Insomma, è sia una nemesi che pensa e giudica, sia una parte integrante della manifestazione del trauma come male. E il suo rapporto subalterno con il mind flayer, la terrificante entità psichica che controlla la mente collettiva del Sottosopra, ricorda gli archetipi di distruzione e potere in grado di emergere dall’inconscio collettivo di matrice junghiana. È tutta una creazione della volontà dello stesso Vecna, che usa questa sorta di cervello per controllare le creature mostruose al suo servizio in una gigantesca somatizzazione del trauma infantile da lui subita, e nella sua logica distorta, trasforma il dolore riuscendo a dare un senso al male. Facendolo sembrare terribilmente vicino a tutti noi.

 

NOTE
[Photo credit fermo immagine della serie]

Milo Salso

Milo Salso

Acqua, odore dei libri, Sehnsucht

Sono molto curioso: leggo, ascolto e guardo tutto quello che mi capita e stare fermo è la cosa che sopporto di meno. Dopo essermi laureato a Padova in psicologia sociale e del lavoro mi sono trasferito in Austria, nel 2015. Qui, tra bici, hiking e musei, tento di rendere meno amara la nostalgia del mare con frequenti uscite sul […]

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