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Policleto (Argo, V secolo a. C. – …)

Caratteristica sua è di aver inventato che le statue insistessero su di una sola gamba.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXIV, 56

Scultore greco, Policleto, svolse un ruolo fondamentale per la nascita della grande scultura classica. Sembra essere stato attivo nel Peloponneso a partire dal 465 a.C., principalmente nella creazione di statue per i vincitori dei giochi olimpici, fino al 420 a.C. Sfortunatamente nessuna delle sue opere originali è giunta ai giorni nostri ma conosciamo i suoi lavori attraverso le numerose copie di età ellenistica e romana che testimoniano la fama e la fortuna che essi ebbero presso gli antichi.

Policleto fu anche un teorico dell’arte, scrisse infatti un trattato dal titolo Kànon (regola), purtroppo disperso, sul quale fissava le fondamentali proporzioni del corpo umano. In questo modo egli rivelò ancora una volta lo spirito estetico greco, fatto di regolarità e precisi rapporti numerici. La bellezza, per un’artista greco, doveva avere una precisa base matematica, fatta di numeri e rapporti precisi. Il canone di Policleto assurge quindi a regola d’arte per generazioni di artisti che lo seguiranno.

Un’altra importante invenzione di Policleto, anch’essa eredità per secoli di scultura a venire, è l’innovazione della posizione in cui venivano rappresentate le persone nelle statue. Questa posizione era stata codificata dall’arte egiziana in una formula rigida e innaturale: un corpo perfettamente verticale con gli arti inferiori divaricati e le braccia rigidamente parallele al tronco. Lo scultore greco rivoluziona completamente questa posizione, facendo appoggiare la figura solo su una gamba. In questo modo si determina quella famosa posizione chiamata chiasmo (deriva dalla lettera greca X, pronunciata “chi“), in cui una gamba sorregge il corpo mentre l’altra è flessa e le braccia sono in posizione tesa o rilassata in opposizione all’arto inferiore dello stesso lato. In questo modo Policleto fissa una postura, per le statue che rappresentano figure umane erette, che resterà immutata per secoli, e che, a distanza di millenni, è ancora usata in tempi moderni.

Doriforo e Diadùmeno

(Doriforo ca 450 a.C,. copia romana, marmo; alt. m 2,12, Museo Archeologico, Napoli. 

Diadúmeno, ca 430 a.C., copia ellenistica, marmo, alt. m 1,95, Museo Archeologico Nazionale, Atene)

Diadumeno Doriforo

Sono entrambe opere emblematiche del gusto estetico greco: perfezione formale, senso dell’armonia e delle proporzioni, con totale assenza di turbamenti psicologici.

Il Doriforo ritrae un atleta con un giavellotto in mano (in questa copia romana, purtroppo, manca la lancia che era retta dalla mano sinistra e si appoggiava sulla spalla). I volumi sono modellati in maniera essenziale, senza però cadere nella semplificazione geometrica. La figura è attentamente studiata nelle sue misure, Policleto voleva rappresentare un corpo perfetto nel suo insieme: ogni singola parte sta al tutto come avverrebbe in un reale corpo umano, idealmente perfetto. La sua ricerca di perfezione è proprio nel dialogo e nel confronto tra reale e ideale: reale è la base di partenza, i rapporti alla base del suo canone sono rilevati da reali misure effettuate sui corpi umani; ideale è l’effetto a cui tende, scartando ogni difetto che è sempre presente in ogni individuo, la statua diviene un ideale di perfezione umana. Questa statua evidenzia anche una delle prime prove di messa in pratica del chiasmo.

Il Diadùmeno, invece, si presume si stia sistemando in testa la fascia in segno di vittoria dopo una gara. La figura, purtroppo, è mutila e ciò non fa cogliere la presumibile figura chiusa che l’artista realizza.

Questa statua ha un’eleganza più accentuata rispetto al Doriforo che a confronto può sembrare un po’ rozzo. Le proporzioni del corpo, infatti, sono diverse; ciò fa ritenere che il Canone viene migliorato dal teorico stesso, con l’aumentare dell’esperienza. Oltretutto la figura ha una posizione più dinamica e meno frontale. Il Doriforo è una statua ancora rigida, al contrario del Diadùmeno che sembra muoversi nello spazio.

Policleto, quindi, giunge ad una concezione della statua molto più innovativa: non più un oggetto frontale ma un volume che si articola e si muove in tutto il suo spazio tridimensionale. Se non fosse per questo grande artista dell’antichità, forse rappresenteremmo ancora le persone nella forma utilizzata dagli egiziani.

Ilaria Berto

[Immagini tratte da Google Immagini]

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