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Il One Piece e la ricerca del rimosso

One Piece, l’epopea pirata creata da Eiichiro Oda, rappresenta una delle opere narrative più vaste e influenti della contemporaneità. Sebbene la trama sembri focalizzarsi sul viaggio di Monkey D. Luffy per diventare il re dei pirati, il vero cuore pulsante del racconto è la lotta per il recupero della storia: l’intera epopea, infatti, avanza tramite il recupero del passato dei personaggi. Lungo il suo viaggio, Luffy raccoglie un gruppo di compagni che portano con sé non solo abilità tecniche specifiche, ma anche un vissuto di sofferenza e sogni grandiosi. Tra i vissuti più sofferti della ciurma c’è quello di Nico Robin, archeologa che ha una rilevanza sia politica che storica. La sua esistenza rappresenta un atto di sfida verso il potere costituito: Robin è l’unica superstite del massacro dell’isola di Ohara, un tempo centro d’eccellenza per la ricerca accademica, vittima di un’operazione militare ordinata dal governo mondiale per annientare l’isola e i suoi studiosi. La colpa degli accademici di Ohara, interrogando gli antichi monoliti ricoperti da misteriose incisioni chiamati poneglyph, era stata quella di aver cercato di ricostruire la verità sul Secolo Vuoto, ovvero un intervallo di cento anni sistematicamente cancellato dalla memoria collettiva dal governo mondiale. Questo regime politico concepisce la conoscenza del passato come minaccia esistenziale al proprio dominio. Recenti rivelazioni nella serie anime Netflix suggeriscono che questa cancellazione non sia stata solo testuale, ma anche geografica, legata a un cataclisma antico che ha portato all’innalzamento delle acque, ponendo l’umanità dinanzi al pericolo di un futuro annegamento del mondo.

Questa struttura narrativa risuona con le tesi di Graham Hancock, autore indipendente noto per la sua ipotesi di una civiltà preistorica avanzata cancellata da cataclismi globali (inondazioni, impatti cosmici, spostamenti della crosta terrestre) che avrebbero prodotto nell’umanità una sorta di amnesia collettiva. Nonostante le tesi di Hancock non trovino sostegno nella letteratura scientifica e non possano essere trattate come fonti autorevoli, la sua intuizione narrativa di fondo – che esistano momenti in cui il passato viene riscritto, e che certe evidenze scomode facciano fatica a essere assorbite dal paradigma dominante – offre uno spunto suggestivo utile. È in questo senso che le sue idee possono essere accostate alla storia di One Piece e al concetto di rivoluzione scientifica elaborato da Thomas Kuhn: non come fonti convergenti verso una stessa verità nascosta, ma come tre modi diversi di raccontare la tensione tra conoscenza consolidata e ciò che la sfida.

Proprio come il Secolo Vuoto di One Piece nasconde una storia riscritta, la preistoria delle Americhe ha a lungo celato un’incertezza profonda: quando arrivarono davvero i primi esseri umani? Per decenni, la risposta è stata affidata al paradigma Clovis First, quello che Thomas Kuhn chiamerebbe una fase di «scienza normale» (Cfr. T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 2009): un modello condiviso che fissava intorno ai 13.000 anni fa la soglia del popolamento americano, e che orientava l’intera pratica della ricerca archeologica sul continente. Oggi questo paradigma è sotto pressione. Le anomalie kuhniane si moltiplicano: frammenti di evidenza che non si lasciano assorbire dal quadro esistente e che, come i poneglyph, obbligano a rileggere il passato. Il sito di White Sands, nel New Mexico, ne è l’esempio più solido1: le impronte fossili rinvenute in quello che fu il letto del lago Otero sono state datate, con metodi indipendenti e risultati convergenti, a un periodo compreso tra 23.000 e 21.000 anni fa, collocando la presenza umana nel continente nel pieno dell’ultima glaciazione, molto prima di quanto il paradigma Clovis prevedesse. Più controverso è il Cerutti Mastodon Site in California, dove ossa fratturate e ciottoli con segni d’uso sono stati datati a circa 130.000 anni fa: la comunità scientifica rimane divisa sull’interpretazione, ma la discussione stessa è significativa. A queste scoperte si aggiungono i geoglifi amazzonici e le tracce genetiche di connessioni transoceaniche tra popolazioni sudamericane e australasiane: indizi di una storia del continente più complessa di quanto i libri di testo abbiano finora raccontato.

Non si tratta ancora di una rivoluzione – in senso kuhniano – conclamata, ma forse è proprio questo lo stadio più interessante: quello in cui le anomalie si accumulano, la comunità scientifica si divide, e il terreno comincia a spostarsi sotto i piedi. La missione dei pirati di One Piece è, in fondo, una storia sul coraggio di fare domande che il potere preferisce non sentire. È una metafora efficace ma che non può a-criticamente essere presa alla lettera. Kuhn ci insegna che le rivoluzioni scientifiche non nascono da ribelli carismatici che sfidano il sistema, ma dall’accumulo paziente di anomalie all’interno della pratica scientifica stessa. Il pensiero critico non consiste nel credere a ciò che la scienza ufficiale nega, ma nel saper distinguere tra un’anomalia che fa tremare un paradigma e una suggestione narrativa che si limita a imitarne la forma. Confrontarsi con l’interpretazione della storia può essere un atto di pensiero critico necessario per testimoniare che siamo ancora in grado di sognare, come la ciurma di One Piece.

 

NOTE:
1 –  Qui un articolo in proposito, anche se alcuni ricercatori rimangono cauti, soprattutto in riferimento a possibili problemi con il carbonio di piante acquatiche usate per la datazione.

Simone Scoscini

Simone Scoscini

propositivo, ostinato, orgoglioso

Mi chiamo Simone Scoscini, vivo ad Agliana, una piccola città di provincia dove l’asfalto è l’unica cosa che cresce. Mi sono laureato nel 2017 in Filosofia e Storia all’Università degli Studi di Firenze, con una tesi sulla storia e la filosofia del situazionismo, focalizzandomi sul pensiero di Guy Debord. Successivamente, ho conseguito una laurea magistrale […]

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