«Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi. La locomotiva ha la strada ferrata. Il bufalo può scartare di lato e… cadere» (F. De Gregori, Bufalo Bill, 1976).
Questi suggestivi versi di Francesco De Gregori ci offrono una potente metafora esistenziale: da un lato, la locomotiva che procede lungo un tracciato obbligato, dall’altro il bufalo, libero, ma anche vulnerabile, nel suo deviare. Una contrapposizione che ci parla della tensione tra sicurezza e libertà, tra conformismo e creatività, tra certezza e rischio.
La locomotiva rappresenta ciò che spesso ci si aspetta da noi: un percorso lineare, razionale, pianificato. È la metafora della “vita standard”, quella che garantisce sicurezza, ma limita la scoperta. È il tracciato imposto da convenzioni, istituzioni, aspettative familiari. E, in una certa misura, anche l’istruzione può diventare un binario ferrato, quando si limita a trasmettere contenuti invece di coltivare domande.
Il bufalo che scarta di lato è invece l’individuo che sceglie la propria via, anche a costo di inciampare. È colui che rifiuta l’obbedienza cieca e il destino prestabilito per inseguire la propria vocazione più profonda. Un gesto che può sembrare folle o ingenuo, ma che è in realtà espressione del coraggio di essere autentici.
Questa capacità di deviare trova una solida base scientifica nel concetto di pensiero divergente, introdotto dallo psicologo Joy Paul Guilford negli anni ’50. Guilford definisce il pensiero divergente come la facoltà di generare soluzioni multiple, insolite e creative a un problema. È il pensiero che non si limita a trovare una sola risposta corretta, ma esplora tutte le possibilità, anche quelle meno ovvie. In un mondo che spesso premia la conformità, il pensiero divergente è un atto rivoluzionario. È la mente del bufalo che, anziché restare sui binari, si chiede: E se provassi da un’altra parte?
Ma deviare può significare anche sbagliare. E qui entra in gioco il fallibilismo di Karl Popper, che va ben oltre l’ambito della scienza per offrirci una vera filosofia della vita. Per Popper, il progresso della conoscenza non avviene tramite la conferma, ma attraverso l’errore. Le teorie non si dimostrano mai vere in modo definitivo, possono solo essere sottoposte a critica e falsificate: «La scienza non è un sistema di conoscenze certe, ma piuttosto un sistema di congetture audaci e di tentativi sistematici per confutarle» (K.R. Popper, Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972, p. 58). Il fallibilismo è quindi l’accettazione del fatto che errare è inevitabile e anche fondamentale. Solo chi mette in discussione ciò che sa, o crede di sapere, può avvicinarsi a una verità più profonda.
Sul piano esistenziale ciò significa vivere aperti alla trasformazione e accogliere la caduta come parte integrante del cammino. «Cadere sette volte, alzarsi l’ottava», recita un proverbio giapponese. La forza non sta nell’infallibilità, ma nella resilienza. Non è più forte chi non sbaglia mai, ma chi impara dagli errori, si rialza e ricomincia con più lucidità e consapevolezza. È in questa prospettiva che la deviazione diventa opportunità. Ogni scarto di lato è un esperimento, ogni caduta un’occasione di crescita, ogni rialzarsi un atto di autodeterminazione. E chi tenta senza aver paura di cadere può anche spiccare il volo. Nel 1903, i fratelli Wright si alzarono in volo solo per pochi metri a Kitty Hawk. Eppure quel volo, così incerto e così breve, fu l’inizio di un nuovo paradigma. Quei due giovani visionari avevano avuto il coraggio di sfidare le certezze e rifiutare il si è sempre fatto così, riuscendo a trasformare la falsificazione degli errori precedenti in propulsione per l’innovazione. Quel volo non fu un miracolo ma il frutto di tentativi, fallimenti e aggiustamenti: fallibilismo applicato al fine di rendere possibile ciò che sembrava impensabile.
L’opposizione tra locomotiva e bufalo è quindi una metafora filosofica della condizione umana divisa tra l’adesione a percorsi già tracciati e la libertà, incerta ma autentica, di cercare nuove vie. Nella locomotiva ritroviamo l’efficienza, la prevedibilità, la sicurezza del già noto; nel bufalo che scarta di lato, invece, risiede il valore dell’imprevisto, dell’esplorazione, del rischio consapevole. E così essere bufali che volano non è un paradosso, ma una provocazione filosofica: ci sfida ad accettare la vulnerabilità della caduta come prezzo per una libertà più ampia. Una libertà che non si accontenta di replicare schemi predefiniti, ma che mira a costruire, anche a fatica, un cammino proprio. In un’epoca che tende a premiare l’aderenza a modelli rigidi e il successo rapido, vale forse la pena ricordare che la vera scoperta spesso nasce da un atto di deviazione.
NOTE
[Photcredit Iucas Favre via Unsplash.com]