Uno dei più grandi film della storia, Viale del tramonto (Sunset Boulevard, del 1950), si apre con la cronaca di un omicidio: il cadavere di uno sceneggiatore galleggia nella piscina di una diva del cinema. A raccontare la vicenda è lo sceneggiatore stesso, morto, in un lungo flashback in grado di spiegare come siano andate davvero le cose ma soprattutto di tenere gli spettatori incollati davanti allo schermo. Il paradosso narrativo costruito da Billy Wilder è un gancio tanto evidente quanto efficace. Certo, i morti non possono raccontare le proprie verità: questo lo sanno tutti. Lo spettatore, tuttavia, accetta che in quest’opera di fantasia ci siano dei risvolti impossibili da trovare nella realtà di tutti i giorni. È un tacito accordo – se vogliamo, intrinseco – tra spettatore e regista e prende il nome di Sospensione dell’incredulità.
«[…] venne accettato, che i miei sforzi dovevano indirizzarsi a persone e personaggi sovrannaturali, o anche romanzati, e a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano e una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell’immaginazione quella volontaria sospensione del dubbio momentanea, che costituisce la fede poetica.»
Coniata da Samuel T. Coleridge in un suo scritto del 1817, l’espressione spiega come il pubblico accetti l’accadimento di avvenimenti impossibili all’interno dell’universo narrativo, in nome del divertimento e della coerenza, anche a scapito di realismo e, sostanzialmente, di credibilità. Da Shakespeare a Tolkien, passando per Alice nel paese delle meraviglie e Inception, la sospensione dell’incredulità non annulla la logica e la coerenza, semplicemente le adatta in base al canone e al registro dell’opera, sia essa un film, un libro o una pièce teatrale. Spesso, soprattutto nei film d’azione, capita che in alcune situazioni la spettacolarità di alcune scene prevarichi la loro stessa credibilità, ai minimi termini in senso realista ma al massimo livello per quanto riguarda l’intrattenimento. Ed è proprio a partire da questa dinamica che la sospensione dell’incredulità può diventare una chiave di lettura del presente.
Al pari di un’opera di fantasia, certe decisioni e comunicazioni politiche hanno una sorta di coerenza se ascritte all’interno del loro stesso “universo narrativo”, ma appaiono totalmente prive di senso – e in molti casi anche di moralità e di umanità – se viste da fuori. Aggiornato alla prima settimana di aprile del 2026, questo pezzo prende come esempio le scioccanti dichiarazioni del presidente dell’autoproclamatasi nazione più potente del mondo su come una civiltà millenaria avrebbe potuto o meno, visto il dietrofront, essere spazzata via in una notte sola. È plausibile tutto ciò, tenendo ben presenti tutti i retroscena e un modo particolarmente surreale di fare politica, basato su fake news e un reboot della storia contemporanea? Forse, ma la realtà di tutti i giorni, benché ci assomigli sempre di più, non è un film. Ma c’è dell’altro.
La sospensione dell’incredulità è anche comoda. Nel film con William Holden e Gloria Swanson di cui sopra, l’espediente narrativo è voluto appositamente per celebrare il cinema del passato in maniera poetica e, proprio per questo motivo, perfettamente funzionale e coerente con la narrazione. Allo stesso modo, le notizie allarmanti o in molti casi assurde potrebbero indurre il cervello ad usare la sospensione dell’incredulità per evitare la fatica di trovare un senso, di dare una spiegazione razionale. Il rischio di mettere in pausa – per così dire – il nostro scetticismo e la nostra capacità critica, per trovare una giustificazione anche emotiva a un determinato credo, fa accettare l’inverosimile come plausibile e vero. Ogni giorno scoppia una nuova guerra? Se a governare sono dei guerrafondai senza un briciolo di empatia e le loro scelte totalmente fuori controllo riescono a rimanere coerenti con la loro narrazione interna, ci stupisce ma non più di tanto. Il che equivale, forse, ad accettare e a non fare niente per contrastare una deriva surreale della quotidianità.
Cosa possiamo fare, allora, per mettere in discussione la narrazione dominante? La struttura ad anello di Viale del tramonto, che nella parte finale torna all’inizio della vicenda riassume perfettamente la posizione nella quale ci troviamo adesso, e cioè al punto di partenza. La sospensione dell’incredulità è uno strumento potente per godere della finzione ma diventa pericolosa quando si insinua nella realtà e ci priva della capacità di distinguere tra ciò che è narrativamente coerente e ciò che è non solo politicamente ma anche eticamente e soprattutto umanamente accettabile. L’incoerenza è già di dimensioni sproporzionate e la narrazione propinata abbondantemente crollata da un pezzo. Forse dovremmo rifiutarci di accettare l’assurdo solo perché è ben sceneggiato e reiterato ad infinitum e tirarci su le maniche. Aiuterebbe?
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