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Artemi II

Artemis II: limiti e possibilità della conoscenza logico-razionale

Il mondo ha seguito incuriosito Artemis II, la nuova missione spaziale che in cinquant’anni vuole riportare l’essere umano nell’orbita lunare. Il primo aprile duemilaventisei quattro astronauti sono partiti a bordo della Orion Spacecraft dal Kennedy Space Center, in Florida, con l’obiettivo di avvicinarsi alla superficie lunare e raccogliere dati sul satellite e sul suo rapporto con l’essere umano e con la Terra. La missione si colloca allinterno di un programma più ampio che mira ad un possibile allunaggio entro la fine del decennio e alla futura esplorazione di Marte. Oltre all’approccio scientifico, la spedizione rappresenta anche un’occasione per osservare la Terra e riflettere sulle sue strutture da una prospettiva nuova. Poiché la missione è incentrata sulla conoscenza, essa invita ad una riflessione di tipo filosofico, ovvero sul significato, le implicazioni e i limiti del sapere umano. La scelta di quali dati raccogliere, così come i metodi attraverso cui essi verranno analizzati e gli obiettivi che essi soddisferanno, contengono già in se’ una struttura gnoseologica che orienta la ricerca e la relativa narrazione.

La Luna, nella storia del pensiero occidentale, è stata a lungo associata a forme di sapere alternative, quali i culti pagani o la stregoneria in età medievale, cui hanno seguito censure e condanne. In relazione al buio della notte in cui si manifesta e al suo continuo mutamento,  si è creduto che il satellite avesse effetti trasformativi e imprevedibili sulla realtà materiale. Oscurità, metamorfosi, imprevedibilità sono tratti che divergono dal sistema di pensiero logico che andava imponendosi nel tardo Medioevo, improntato invece sulla chiarezza, sul calcolo e sulla stabilità. Parallelamente allo sviluppo del sapere razionale e del progresso tecnologico è avvenuto ciò che il sociologo Max Weber ha definito disincantamento del mondo (cfr. M. Weber, La scienza come professione, Einaudi, Torino 2004). La spiegazione dei fenomeni non viene più attribuita a forze metafisiche o poteri magici, ma si risolve nella conoscenza scientifica. Se, da una parte, questo ha comportato un evidente progresso nell’ambito della società e della ricerca, dall’altra ha contribuito alla demonizzazione delle forme di sapere alternative e ha dilatato il divario tra le due prospettive.

Ne L’Orlando Furioso, Ludovico Ariosto narra di simili questioni nell’episodio di Astolfo sulla Luna. Il cavaliere, per incarico di Dio, vola sulla Luna per recuperare il senno (ovvero, la ragione) che l’eroe Orlando ha perso e che gli è necessaria per vincere la battaglia contro i Saraceni. È sul satellite, infatti, che si trova ammassato «ciò che si perde o per nostro diffetto, / o per colpa di tempo o di Fortuna» (L. Ariosto, Orlando Furioso, Einaudi, Torino 2015, XXXIV 73). Nell’opera come nella percezione comune, insomma, la Luna è rappresentata come un contraltare alla Terra: se la prima è caratterizzata dal mistero e dall’instabilità, nella seconda regnano il controllo e la razionalità. La missione di Astolfo è quella di riequilibrare l’ordine, ovvero di riportare la ragione dove appartiene, a Orlando, sulla Terra.

Alla luce di queste prospettive, Artemis II stimola alcune riflessioni. La missione costituisce un notevole traguardo della scienza e della tecnologia umana, traducendo in realtà tangibile decenni di ricerca e il lavoro congiunto di molteplici discipline. Tuttavia, può essere letta da due diversi approcci: vuole essa essere una dimostrazione della superiorità del sapere razionale umano tramite la conquista (ovvero la sottomissione) della Luna (e della forma di sapere ad essa correlata), oppure un invito a riflettere sulle attuali modalità gnoseologiche tramite un confronto con paradigmi alternativi? Parallelamente, infatti, la corrente situazione socio-politica chiama a interrogarsi sui limiti del sistema conoscitivo su cui l’umanità si sta sviluppando. Stiamo forse andando anche noi a cercare ciò che abbiamo perso sulla Terra? L’eccessiva fiducia nella ragione la sta forse  facendo capitolare nel suo opposto, quella che Ariosto chiama la pazzia? In un momento storico in cui l’umanità sembra aver perso il senno, accecata dai miti del progresso, del successo e dell’autoaffermazione, potrà una nuova prospettiva far riflettere sui suoi usi, sui suoi limiti e sui suoi potenziali pericoli?

Artemis II è pensata come la prima fase verso un’espansione nello spazio, «contribuirà a gettare le basi per future missioni con equipaggio su Marte». Per questo motivo, è essenziale porsi la domanda in merito a quale epistemologia, e con essa a quale morale, il genere umano voglia diffondere nello Spazio.

 

NOTE
[Photo credit NASA via unsplash.com]

Diletta Caregnato

frizzante, confusamente timida, attenta

Sono cresciuta correndo tra i prati giganti di Marcesina e le vie strette di paese, dove ho imparato cosa significa osservare ed essere osservati, aspettare, essere assordati – non sempre dal rumore. A Bologna ho conosciuto il chiasso e scritto una tesi in Filosofia che, ispirandosi a e superando l’umanesimo di Feuerbach, immagina una nuova […]

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