22 novembre 2015 Nicole Della Pietà

Violenza: il coraggio di ritornare a vivere

Sono cresciuta nell’illusione che lo sbagliato fosse giusto, che il male fosse il bene. Sono stata cresciuta a cereali e ipocrisia, a latte e menzogne. Sono stata educata ai mille sotterfugi, alle mezze verità, all’amore per profitto, alla comodità…sono stata cresciuta da persone per le quali una bella maglia possedeva più valore di un bell’animo.
Ognuno di noi, o quasi, avrà da raccontare qualcosa di celato, quel “non dirlo a nessuno”, quello scheletro che non riesce più a restare nell’armadio.
Mi sono sempre piaciute le metafore, i paragoni, potevo immaginare la mia realtà “come se…” E forse il mio vivere in un mondo parallelo mi ha salvata: sono stata io o qualcos’altro a salvarmi? Ancora oggi non lo capisco.

“In un mondo altamente improbabile, ciò che è altamente improbabile, è probabile quanto ogni altra cosa.”

Si creano meccanismi di difesa, il mio è questo: ho creato centinaia di mondi paralleli, ho vissuto con i ragazzi della 56esima strada, ho ascoltato Jack frusciante, per poi farmi cullare dalla Niebla di Unamuno. Ho percorso centinaia di chilometri attraverso i parchi del Trinity College con Wilde, ho vissuto la maestosità della solitudine con Rilke.
Questo sognare mi ha dato la forza di costruire le mie ali, copiando Icaro, ma con la consapevolezza di un Sole in grado di scioglierle. Ho atteso, sorriso, acconsentito, ho messo in un cassetto me stessa, ho custodito la sensibilità e la forza lontano da fonti di odio, debolezza, rancore e malattia dell’animo, perché, troppo spaventata dall’oggi, sono stata lungimirante e ho corso a perdi fiato fino al domani.

Nel varcare la soglia con l’ultima sacca di fortuna contenente gli ultimi calzini, ho rivissuto tutto ciò che mi ha condotta a quel passo, a quell’ ultimo gradino; a quel l’addio, addio alle mura background di mille viaggi, ai ricordi del nonno, alle mie mattine con la mamma, alla saga del “Padrino” vista mille volte con papà, a quel cantare a squarciagola con mia sorella, due spazzole in mano e io e lei come Emma e la Halliwell.
Quei pochi attimi di felicità, li ho lasciati, insieme alla paura, all’insicurezza, alla poca autostima, al sentirmi un fallimento, a sentirmi il più grande errore dei miei genitori, ho lasciato il bene e il male di un ventennio irrorato da lacrime, nutrito di sentimenti talmente bassi da non poter essere nemmeno afferrati, perché troppo viscidi per esser colti.

Un mese.

Il primo mese di VITA.
La mia casa, la mia luce del mattino, il mio addormentarmi senza paure, il mio piangere dalla felicità perché posso girare la chiave nella toppa e trovare solo la mia Brooki, che mi aspetta per amarmi.

E non ho mai respirato davvero, non fino ad oggi.

Non abbiate paura, non fatevi schiacciare, fate sì che ogni goccia di sudore nasca sulla vostra fronte per una motivazione in grado di darvi la gioia della vita.

Coloro che dicono che non importa quanto sia lungo il cammino, ma come lo si intraprende, non possono essere più in fallo.
Importa eccome quanto sarà lunga la sofferenza, quanto l’animo dovrà subire, quanta forza si dovrà aver per rialzarsi ogni singola volta che vorranno la tua caduta, importa ma nulla varrà di più di tutto ciò che vi aspetterà dopo, quando riuscirete a varcare la soglia.

L’inferno è il paradiso esistono, sono qui e ora, il punto di partenza non è mai una scelta, ma l’arrivo (e la salita è appena iniziata) è una decisione che solo noi possiamo prendere.

IODICOBASTA.ETU?

Nicole Della Pietà

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