14 ottobre 2014 lachiavedisophia

Vasilij Vasil’evič Kandinskij (Mosca, 4 dicembre 1866 – Neuilly-sur-Seine, 13 dicembre 1944)

L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.

Vasilij Vasil’evič Kandinskij, proveniente da un’agiata famiglia borghese di Mosca, una volta conseguita la laurea in Giurisprudenza, rifiutò la cattedra che gli venne offerta all’Università per dedicarsi alla pittura. Nel 1889 partecipò ad un programma di ricerca della Società di scienze naturali, di etnografia e antropologia a Vologda, quest’occasione permise a Kandinskij di conoscere l’arte popolare russa, alla quale si ispirerà per molte sue opere.

Nel 1896 si trasferì a Monaco per intraprendere studi pittorici più approfonditi. In questa città venne in contatto con l’ambiente artistico che in quegli anni aveva fatto nascere la Secessione di Monaco (1892), questi furono i primi passi verso un rinnovamento artistico che avrebbe in seguito prodotto il fenomeno dell’Espressionismo. Kandinskij partecipò attivamente a questo clima avanguardistico tanto che nel 1901 fondò la prima associazione di artisti monacensi, cui dette il nome di Phalanx e otto anni dopo, nel 1909 ne avviò un’altra, la Neue Künstlervereinigung München (Associazione degli artisti di Monaco). In questa fase la sua arte era sempre più influenzata dall’Espressionismo ed è proprio partendo da questo movimento che negli anni successivi al 1910 avvenne la sua svolta verso una pittura totalmente astratta.

Iniziò così il periodo più intenso e produttivo della sua vita artistica. Nel 1910 pubblicò il saggio Lo spirituale nell’arte, un testo fondamentale per comprendere la sua opera. Al quarto capitolo Kandinskij teorizza che in tutte le arti, specie in quelle dei suoi tempi, è avvertibile una tendenza all’antinaturalismo, all’astrazione e all’interiorità e aggiunge che in un confronto tra le varie arti

il più ricco insegnamento viene dalla musica. Salvo poche eccezioni, la musica è già da alcuni secoli l’arte che non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per esprimere la vita psichica dell’artista e creare la vita dei suoni.

Per Kandinskij la pittura dovrebbe essere sempre più simile alla musica e i colori più assimilarsi ai suoni: la musica, infatti, è pura espressione di esigenze interiori e non imita la natura, è astratta; anche la pittura, secondo l’artista, dovrebbe essere astratta e abbandonare l’imitazione di un modello. Solamente questa tecnica, non figurativa, dove le forme non hanno attinenza con nulla di riconoscibile, liberata dalla dipendenza con l’oggetto fisico, può dare vita alla spiritualità.

Nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Kandinskij rientrò in Russia dove venne chiamato a ricoprire importanti cariche pubbliche nel campo dell’arte. Ma avvertita l’imminente svolta normalizzatrice, che avrebbe di fatto tolto spazio alla ricerca delle avanguardie, nel 1921 ritornò in Germania e non vide più il suo Paese natale. L’anno successivo venne chiamato da Walter Gropius ad insegnare al Bauhaus di Weimar, una scuola di arti applicate, fondata nel 1919 dall’architetto tedesco, che svolse un ruolo fondamentale nel rinnovamento artistico europeo degli anni ’20 e ’30. In questo periodo l’Astrattismo dell’artista russo conobbe una svolta decisiva: se nella prima fase i suoi quadri si componevano di figure informi mischiate senza alcun ordine geometrico, ora si compongono di forme geometriche e assumono un ordine preciso.

Il periodo trascorso al Bauhaus finì nel 1933, quando la scuola venne chiusa dal regime nazista. L’anno successivo Kandinskij si trasferì in Francia, dove visse fino alla morte, il 13 dicembre 1944.

Primo acquerello astratto

(1910, matita, acquerello e china su carta, 49,6 x 64,8 cm, Musée National d’Art Moderne Parigi)

Kandinskij-primo-acquerello-astratto

Quest’opera, prima totalmente astratta dell’artista, sebbene nacque come studio per un quadro più complesso, ha un’organicità tale da averlo reso uno dei lavori più famosi di Kandinskij. Al dipinto manca una qualsiasi spazialità componendosi unicamente di macchie di colore e segni neri, non è quindi possibile ritrovarvi un’organizzazione di lettura precisa: lo si può guardare partendo da un qualsiasi punto e percorrerlo secondo percorsi a piacere. Ma, come le opere musicali, che hanno un tempo preciso di esecuzione, anche i quadri di Kandinskij hanno un tempo di lettura. Non possono essere guardati con un solo sguardo, sarebbe come ascoltare un concerto eseguito in un solo istante: tutte le note si sovrapporrebbero senza creare alcuna melodia. Bisogna guardare ogni singolo colore utilizzando il tempo necessario affinché la percezione si traduca in sensazione psicologica, che può far risuonare sensazioni già note o farne nascere di nuove. Ogni frammento, comunque preso, piccolo o grande che sia, ha una sua valenza estetica affidata solo alla capacità del colore di sollecitare una sensazione interiore. Si tratta di un approccio all’opera d’arte assolutamente nuovo e originale che sconvolge i normali parametri di lettura di un quadro: apre mondi figurativi totalmente nuovi e inediti. Per usare un’espressione di Paul Klee

L’arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.

Ilaria Berto

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[Immagini tratte da Google Immagini]

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