12 agosto 2015 Silvia Pennisi

Una fecondazione eterologa “da errore”. La lettera dei genitori biologici per il primo compleanno dei “Gemellini scambiati”

<p>Fecondazione assistita</p>

“(…) Vi auguriamo di cuore di festeggiare oggi e tutti i giorni della vita. Sorridere e lasciare aperto il vostro cuore all’amore e questo sì saprete farlo…lo avete nel Dna” . Sono queste ed altre le parole di una lettera che una mamma e un papà hanno deciso di far pubblicare al Corriere della Sera il 31 luglio scorso. Sono un regalo di compleanno, il primo compleanno; sono le parole di due genitori che non hanno mai visto i loro figli e che probabilmente non li abbracceranno mai, non godranno mai del profumo della loro pelle e delle loro coccole. Sono le parole frutto di una storia dolorosamente reale, la storia dei genitori biologici di due gemelli nati il 3 agosto 2014 da un’altra mamma e un altro papà, per errore.

 
Entrambe le coppie con problemi di fertilità erano in cura presso il centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma. La biologa di turno erroneamente scambiò gli embrioni appartenenti alle donne in attesa quella mattina del dicembre 2013 e gli embrioni della coppia in questione vennero trasferiti nell’utero di una paziente con un cognome simile.
Al quarto mese di gravidanza l’esame dell’amniocentesi, effettuato per verificare lo stato di salute dei bambini, rivelò ben altro: il Dna dei gemellini risultò incompatibile con quello della gestante. Di qui, attraverso delle analisi genetiche ebbe inizio un’indagine che portò all’identificazione dei genitori biologici dei due bambini e a tutta una serie di interrogativi morali e legali legati al diritto di genitorialità sui due gemellini: i bambini sono dei genitori genetici o della donna che li sta portando in grembo? Questi bambini ignari di tutto dovrebbero crescere nella loro famiglia biologica, con i genitori che hanno i loro stessi tratti somatici e nell’ambiente in cui se quell’errore non ci fosse stato sarebbero diventati grandi? Oppure, ormai, devono essere considerati figli di chi porterà a termine la gravidanza e li darà alla luce?

 
Inutile il tentativo da parte dei genitori naturali di riavere i loro figli con un ricorso urgente al Tribunale di Roma, avvenuto in ritardo rispetto all’anticipata nascita dei gemellini e che comunque è stato rigettato.
Nel provvedimento viene affermato che il caso non è “suscettibile di ricorso alla Corte Costituzionale”, in quanto “contrastante con gli interessi dei minori alla stabilità del loro status e con il loro diritto a vivere con quella che è la loro famiglia, secondo l’ordinamento vigente”. “Ci si trova di fronte a un’eterologa da ‘errore’ (la madre porta in grembo embrioni geneticamente non suoi né del marito o del partner) o una surroga materna ‘da errore’ (i genitori genetici producono embrioni che sono impiantati nell’utero di un’altra donna che li porta in gestazione) con una procedura priva di consenso, il che sembra generare una situazione di indeterminatezza in merito alla maternità e paternità a fronte di un vuoto legislativo che dovrebbe venire colmato in via interpretativa”. Resta per il giudice, il “dramma umano dei genitori che si erano rivolti all’ospedale per trovare soddisfazione al loro diritto alla procreazione e a formare una famiglia che potrà trovare tutela solo risarcitoria”. Il magistrato ha ribadito che nel “nostro ordinamento i figli sono della madre che li partorisce” e che “non può non ritenersi sussistente un interesse dei minori al mantenimento del legame” di chi li ha partoriti. Soprattutto alla luce del fatto che “i bambini sono già nati e che nei loro primi giorni di vita deve ritenersi abbiano instaurato un rapporto affettivo con i genitori”, non è quindi prevista alcuna tutela per i genitori genetici .

 
A riguardo la Regione Lazio ha interpellato anche il Comitato Nazionale di bioetica il quale riconosce buone e fondate le ragioni di entrambe le coppie e per questo, in un documento ad hoc, non esprime una preferenza bioetica in merito alla prevalenza delle une o delle altre possibili figure genitoriali nella consapevolezza che qualsiasi sia la situazione in cui i bambini cresceranno, il dilemma etico resterà aperto. Tuttavia il Comitato muovendo dalla prospettiva dell’interesse dei futuri nati, i protagonisti più deboli della vicenda, avanza alcune raccomandazioni: “a) il diritto dei nati ad avere due figure genitoriali certe di riferimento; b) la necessità che tali vicende siano affrontate con sollecitudine, in tempi in grado di consentire ai bambini condizioni familiari adeguate per una equilibrata e serena crescita; c) l’auspicio etico che sia accantonata la logica stringente dei diritti in competizione e che le famiglie coinvolte siano in grado di accedere alla dimensione della responsabilità e della solidarietà nei confronti dei nati, anche con la garanzia giuridica di non esclusione (es. diritto di visita); d) il diritto delle coppie a conoscere l’errore e dei nati di conoscere le proprie origini (modalità di concepimento e di gestazione), attraverso una consulenza e un sostegno appropriati; e) l’incremento, con norme efficaci, delle procedure di sicurezza con protocolli specifici, al fine di evitare errori” .

 
Le tecniche di fecondazione artificiale portano con sé, come conseguenza della gestione in laboratorio dell’atto fecondativo, la possibilità di incappare in errori. Se approviamo moralmente e legalmente le tecniche di fecondazione extracorporea omologa o eterologa che sia, dobbiamo disciplinare e normare con estrema chiarezza la risoluzione di eventuali sbagli, come quello avvenuto al Pertini. Il disordine giurisprudenziale, il vuoto legislativo e la via interpretativa sono un attentato alla dignità umana.

Silvia Pennisi

[immagine dal sito vitadamamma.com]

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