Il Conte di Montecristo

Il commissario di polizia batté col martello tre colpi. La porta si aprì, i due gendarmi spinsero il prigioniero che esitava; Dantès oltrepassò il limitare terribile, e la porta si richiuse subito con fracasso dietro a lui. Egli respirava un’altra aria, un’aria mefitica e pesante; era l’aria della prigione.

Edmond Dantès, prossimo alle nozze e ad una carriera brillante, vede la sua vita fermarsi in un secondo. Senza aver commesso alcun reato, viene condannato a trascorrere anni di prigionia in una cella del Castello d’If. Senza poter vivere, senza riuscire a godersi ciò che il futuro gli aveva riservato, ma soprattutto senza sapere perché e per mano di chi.

Chi aveva desiderato così ardentemente una condanna completamente ingiusta? Perché era stato sbattuto in una cella senza poterne nemmeno conoscere il motivo?

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