Una specie speciale: essere umano e regole ecologiche

Ci siamo sempre considerati una specie speciale. Quantomeno nella cultura occidentale, quantomeno dai tempi dei greci. Aristotele, il primo a classificare le forme di vita secondo le caratteristiche fisiologiche di ognuna – immenso lavoro per cui è ritenuto, e a buon vedere, il padre della biologia – pone l’essere umano al vertice della piramide dei viventi, a causa della sua natura razionale. Da un punto di vista evolutivo, è vero che l’homo sapiens ha investito in modo anomalo nella dimensione del cervello, ma perché mai questo tratto dovrebbe permetterci di piazzare la nostra specie sulla sommità di una piramide gerarchica che noi abbiamo costruito sulla base dei nostri parametri?

Questo senso di superiorità determina due principali convinzioni, tra loro intrecciate: quella di detenere un diritto sulle entità non-umane che ci circondano – il cosiddetto “ambiente” – e quella di essere indipendenti dalle regole ecologiche a cui le altre specie, invece, rimangono soggette. Nel corso dello sviluppo dell’ecologia, intensa come disciplina, sono state individuate quattro principali leggi che determinano la struttura e il funzionamento degli ecosistemi: la rinnovabilità delle fonti di energia, la biodiversità, la ciclicità della materia e il controllo della popolazione. Per iniziare a sciogliere l‘intricata matassa della crisi ecologica, potrebbe allora forse tornare utile provare a capire, per ognuna di queste regole, come la nostra società si è comportata fino ad ora, e come potrebbe comportarsi in futuro.

La maggiore fonte di energia per il nostro pianeta è quella proveniente dal Sole, che è costante e, perciò, rinnovabile. Mentre i processi biologici fondamentali, come la fotosintesi nelle piante, sono innescati proprio dalla luce e dal calore provenienti dal Sole, l’energia utilizzata per alimentare le nostre fabbriche, le nostre case, i trasporti ecc., è ricavata dai combustibili fossili. Questi, oltre a rappresentare la prima fonte di emissione di anidride carbonica, non sono rinnovabili. Da quando si è capito che la crisi climatica ed ecologica non poteva essere più ignorata, sul fronte delle risorse si è tentato di intraprendere il cammino della transizione energetica. La strada da percorrere è senza dubbio ancora lunga, ma attesta una prima volontà di reinserirsi all’interno delle dinamiche ecologiche.

La seconda regola è la bio-diversità, e anche in questo campo gli errori compiuti sono palesi. Negli ultimi tempi, infatti, si è assistito a una perdita considerevole di specie viventi, tanto che ormai si è soliti sentire l’espressione “sesta estinzione di massa” – la quale, ricordiamolo, potrebbe coinvolgere anche l’essere umano. Proprio a causa di queste previsioni poco rassicuranti, sono state intraprese azioni di studio, monitoraggio e conservazione: un buon esempio è quello della reintroduzione dei lupi nel Parco di Yellowstone, che non solo ne ha aumentato la biodiversità ma ne ha addirittura modificato la geografia fisica.

Per quanto riguarda il ciclo della materia, il concetto più all’avanguardia è quello di economia circolare, che tenta di scardinare l’impostazione di una società del rifiuto. Il fatto che la maggior parte degli oggetti che utilizziamo quotidianamente, in particolare quelli mono-uso, vengano buttati e in seguito comunemente depositati in discariche, si scontra infatti con la dinamica di trasformazione continua che la materia subisce attraverso i processi biogeochimici. L’economia circolare suggerisce proprio di impegnarsi a reinserire in questi cicli anche i prodotti artificiali, principalmente attraverso il riciclo e il riuso.

La quarta regola ecologica è probabilmente quella che ci risulta più difficile da accettare, ed è infatti la più controversa. La popolazione umana ammonta attualmente a 7.8 miliardi e alla fine del secolo, data una fertilità costante, potrebbe raggiungere i 25 miliardi. Dovremmo ormai aver imparato però che, superata una certa soglia, vari fattori entrano in gioco a ridurre l’aumento di una determinata popolazione, tra cui i virus. Eppure, mentre per le altre tre questioni siamo arrivati alla conclusione che è necessario cambiare le cose, al problema della sovrappopolazione è difficile trovare soluzione, anche concettuale. Infatti, seguendo la prescrizione biblica (Genesi 1:28), siamo abituati a pensare che l’esistenza sulla superficie terrestre di tanti esseri umani non possa che essere apprezzabile. Ma, a questo punto, viene da chiedersi: perché la nostra specie dovrebbe avere più diritto delle altre a usufruire delle risorse di questo pianeta? Siamo senza dubbio una specie speciale – come qualsiasi altra, dopotutto – ma viviamo su questa Terra, e potrebbe tornarci utile imparare a capirne e rispettarne le leggi.

 

Petra Codato

 

[Photo credit pixabay]

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Il sole sei tu: riposizionarsi

  • «Non lasciare che i suoi desideri offuschino i tuoi. Lui è un sognatore ma non è il sole. Il sole sei tu». Grey’s Anatomy, stagione 10 episodio 24.
  • «Cade la pioggia e tutto casca e scivolo sull’acqua sporca». Cade la pioggia, Jovanotti e i Negramaro, 2012
  • Cuore: puntato. Colpito. Affondato?

Sei tu il sole.

Sono io il sole.

Ognuno è sole di se stesso e nessuno sarà il sole di un altro.

Essere il proprio sole. Porsi al centro della propria esistenza ed esistere solo in propria funzione senza dimenticare i raggi che sono capaci di diventare cose: una freccia, una farfalla, un ombrello. Oppure una radice. Gli altri hanno desideri, paure, insicurezze, perplessità, auspici e progetti che vorranno condividere al tal punto da mettere se stessi all’inizio.

Sei tu il sole. Sono io il sole. Sii il sole di te stesso. Se ogni cosa è al suo posto e ogni posto è una casa per qualcosa, allora anche il sole ha un posto e quel posto è il centro. Poi ci sono le radici.

COSA SONO LE RADICI?

Sono i raggi che toccano il suolo? Non infiniti ma con uno spazio stabilito e certo. Cosa sono le radici se non luoghi nei quali so-stastare, nei quali saper stare bene e nei quali trovare conforto. In effetti se tu sei il sole allora il sole è metafora della vita che ha un centro stabilito che ha raggi/radici e radici come raggi e poi raggi che non sono radici ma si distendono all’insù. Lì c’è la pioggia. L’acqua l’elemento che da l’opportunità di mettere in campo il pianto di gioia e di dolore, di passione e di difficoltà. Il pianto catartico che purifica nonostante l’ombrello ripari e copra.

POSSIBILE? 

La logica della possibilità. Quella che impone un possibile che accada ed un possibile che non accada. La freccia che colpisce il cuore rosso passione è un possibile che abbia colpito ed un possibile che non abbia colpito. La possibilità è da mettere in campo, sempre tenero ben presente il centro di tutto: il sole.

La cultura pop, la filosofia pop, quella che si esprime anche attraverso serie tv, Grey’s Anatomy, canzoni, Cade la pioggia di Jovanotti e i Negramaro, ispira sempre di più approfondimenti etici di spessore. La cultura si esprime in questo modo, adattandosi ai nuovi mezzi grazie ai quali sia arriva alla massa e la si conquista. È così che il sole fa venire in mente quella frase “il sole sei tu” o quasi. Google suggerisce la frase giusta, l’episodio, la stagione. È la cultura di massa che si esprime e la stessa cultura che l’accoglie.

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Quello che avete appena letto è un esercizio su base filosofica. Il disegno ha rappresentato lo stimolo mediante cui ho verbalizzato i miei pensieri. Li ho elencati e li ho elaborati in forma scritta. Ho provato a dare forma e dimensione agli spunti che ho tratto dalla visione del disegno. Il risultato vuole essere un tentativo di calare la riflessione filosofica nel quotidiano, affrontando uno o più temi senza dare una giusta direzione perché il pensiero unidirezionale non è il pensiero personale. Scaricate il disegno e provate a fare l’esercizio! I pensieri in movimento sono l’unica cosa che non possiamo trascurare.

La tavola è di Daniela Lambiase, pedagogista ed illustratrice per popfilosofia.it, con cui ho condiviso la costruzione dell’esercizio.

Anita Santalucia e Daniela Lambiase

Vita extraterrestre

Cosa pensa la Filosofia della vita extraterrestre?

La domanda sull’esistenza di altre forme di vita, in particolare di vita intelligente, nell’universo oltre a quella sulla terra e all’uomo ha accompagnato il genere umano fin dai primordi della civiltà. In particolare da quando i primi astronomi hanno cominciato a osservare il cielo l’uomo si è posto l’interrogativo di quale fosse la vera natura della volta celeste. L’interrogativo è diventato poi più pressante quando con il progresso scientifico si è scoperto che l’universo è incredibilmente grande e complesso e che la Terra non è il “centro” della creazione e di conseguenza il nostro sistema solare non rappresenta una singolarità, ma ne esistono una moltitudine.

La Filosofia come si è rapportata con l’ipotesi che possano esistere forme di vita aliene?

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