Libri selezionati per voi: novembre 2017!

Ecco a voi puntuale la nostra selezione di libri per i vostri momenti di tranquillità. Senza farlo apposta, i nostri autori hanno selezionato dei libri legati tra loro da un interessante fil rouge, che può essere ben espresso in una sola parola: il concetto di esistenza! Si saranno forse lasciati influenzare dalla malinconia delle foglie che cadono? Godetevi questo mese carico di colori autunnali, accompagnati dalla nostre proposte di lettura. Buon novembre!

 

ROMANZI CONTEMPORANEI

memorie-di-adriano-la-chiave-di-sophiaMemorie di Adriano – Marguerite Yourcenar

Dopo anni di correzioni e di bozze, il libro vede la luce nel 1940, quando l’autrice si è ormai trasferita negli Stati Uniti. Prende la forma di una lunga epistola, mai noiosa, che l’anziano e ormai malato imperatore, Adriano, indirizza al giovane Marco Aurelio, suo successore. Scorgendo il profilo della sua morte, egli riflette, con una profondità che ne caratterizzò l’intera esistenza, sulla sua vita pubblica e privata, esaminando i trionfi militari, l’amore per la musica, la poesia, la filosofia e, infine, la passione per il giovane schiavo di Bitinia, Antinoo, cui cercherà di consegnare l’immortalità in terra.

 

che-tu-sia-per-me-il-coltello-la-chiave-di-sophiaChe tu sia per me il coltello – David Grossman

Il titolo, che riprende una celebre frase di Kafka, introduce il lettore nel tormento di due sconosciuti che si uniscono in un rapporto che esiste solo nella carta e nella penna con cui intrattengono una lacerante corrispondenza epistolare. Entrambi i protagonisti, Myriam e Yair, sono così soli da abbandonarsi all’altro, all’estraneo, senza pudore, esprimendo desideri così sensuali da non poter trovare realizzazione. Da ciò, emerge in entrambi la consapevolezza che c’è ancora la possibilità di conoscere e provare la bellezza e che l’attesa è più dolce della realizzazione stessa.

 

UN CLASSICO

una-donna-la-chiave-di-sophiaUna donna – Sibilla Aleramo (1906)

In un’epoca in cui l’uguaglianza e i diritti femminili costituiscono un lume troppo lontano, Rina Faccio ci consegna un romanzo carico di pathos emotivo, mettendo a nudo gli aspetti più drammatici della propria condizione di donna, quali il tema dell’affidamento di un figlio, del diritto al lavoro, dell’uguaglianza sociale rispetto all’altro sesso. Scritto in prima persona, in una sorta di auto-narrazione nella quale non appaiono i nomi dei protagonisti, Una donna si configura come un romanzo di formazione, durante il quale la protagonista cresce e prende coscienza e conoscenza di se stessa e di ciò che la circonda. Un libro che spinge alla riflessione, in un mondo, quello odierno, in cui tutto appare scontato e alcuni diritti vissuti come semplice e ovvia quotidianità.

 

SAGGISTICA

raccontarsi-la-chiave-di-sophiaRaccontarsi. L’autobiografia come cura di sé – Duccio Demetrio

Il bisogno di narrazione e di auto-narrazione è insito nell’essere umano. Coinvolti in scene di vita, veicoli d’emozioni e azioni proviamo quell’insoddisfazione, quell’incompletezza estesa tra ciò che è stato, ciò che è – o per meglio dire che sta essendo – e ciò che sarà. Nella prigionia data da un determinato lasso temporale poniamo il nostro sguardo altrove, avanti o indietro, fantasticando e ricordando. È proprio tale ultima funzione, in forma di racconto, che funge da terapia, da auto-cura che ci tiene presenti a noi stessi, che ci fa essere realizzatori della nostra soggettività.

 

JUNIOR

crack-un-anno-in-crisi-murail-la-chiave-di-sophiaCrack! Un anno in crisi – Marie-Aude Murail

Questo romanzo è la storia di una famiglia come tante altre. Ecco a voi i protagonisti: Charline, 14 anni appassionata di manga; Esteban, il fratello minore che a scuola è un asso ma fatica a farsi degli amici; mamma Nadine, maestra d’asilo quasi impeccabile; infine papà Marc, direttore d’azienda con grosse responsabilità che pesano su di lui. A loro insaputa, i quattro familiari inizieranno a sviluppare un forte desiderio di evasione e ad immaginare la loro vita in una yurta mongola.. Che cos’è??? Scopritelo con questo romanzo coinvolgente, adatto tanto a ragazze quanto ai ragazzi, dai 13 anni.

 

Sonia Cominassi, Anna Tieppo, Alvise Gasparini, Federica Bonisiol

 

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Sibilla Aleramo, “Una donna”

Ogni opera letteraria è un messaggio che deve incontrare i propri lettori, e questo destino non è mai prevedibile. Una donna (1906), romanzo d’esordio di Sibilla Aleramo (Marta Felicina Faccio, 1876-1960), dopo un discreto successo e un lungo periodo d’oblio, fu riscoperto nel 1975 e incontrò un nuovo, straordinario favore di pubblico perché i tempi erano più favorevoli: i temi apertamente femministi che l’autrice aveva anticipato di molti decenni erano adesso oggetto di un dibattito acceso.

Una donna  elabora in forma di romanzo le esperienze giovanili dell’autrice. Da subito ci viene incontro una figura vivace e aperta al mondo: «La mia fanciullezza fu libera e gagliarda», una ragazza affascinata dal padre, che vede come un esempio di forza e indipendenza, mentre non trova mai una sintonia con la madre debole e sottomessa al marito.

Quando il padre accetta la proposta di dirigere una fabbrica in un paese del sud, la protagonista è entusiasta, e dà una mano in ufficio nonostante la giovanissima età, creando scalpore in paese, dove «regnava una grande ipocrisia. In realtà i genitori, sia fra i borghesi, sia tra gli operai, venivano sfruttati e maltrattati dai figli, tranquillamente; molte madri sopra tutto subivano sevizie in silenzio, (…) l’ipocrisia era stimata una virtù. Guai a parlare contro la santità del matrimonio e il principio della autorità paterna! Guai se qualcuno si attentava pubblicamente a mostrarsi qual era!».

Ma il padre ha una relazione con un’altra donna: la moglie, quando lo scopre, tenta il suicidio gettandosi da una finestra. Sopravvive, ma una forma di demenza progressiva impone il suo ricovero in un manicomio.

Intanto la protagonista, nemmeno sedicenne, è attratta da un giovane impiegato della fabbrica: le loro schermaglie si risolvono un giorno quando «accanto allo stipite d’una porta (…) fui sorpresa da un abbraccio insolito, brutale: delle mani tremanti frugavano le mie vesti, arrovesciavano il mio corpo fin quasi a coricarlo attraverso uno sgabello, mentre istintivamente si divincolava».

L’unica soluzione è un matrimonio “riparatore”, ma ben presto la protagonista scopre quanto il marito è meschino e incapace di capire la sua personalità. L’unica consolazione è la nascita di un bambino, su cui la ragazza riversa tutto il suo affetto.

La vita famigliare risulta noiosa, soffocante, finché la protagonista, corteggiata a una festa da un giovane uomo, finisce per rispondere alle sue attenzioni dopo averlo inizialmente respinto. Scoperto il fatto, il marito la maltratta e la segrega in casa finché lei, in un momento di sconforto, tenta il suicidio ingerendo del laudano.

Si salva, e la famiglia si sottrae alle chiacchiere trasferendosi a Roma. Lì la protagonista, sempre più convinta di doversi esprimere anche al di fuori della famiglia e conquistare una vita indipendente, collabora con una rivista femminile. Il marito la ostacola, e quando lei propone di separarsi, lui la ricatta rifiutando di lasciarle il figlio. Ma quando lei scopre che il marito ha una relazione con un’altra, se ne va comunque. Il libro che ha scritto forse permetterà al figlio, un giorno, di capire la sua scelta e il tormentato cammino che l’ha portata a quel passo: «Partire, partire per sempre. Non ricadere mai più nella menzogna. Per mio figlio più ancora che per me! Soffrire tutto, la sua lontananza, il suo oblio, morire, ma non provar mai il disgusto di me stessa, non mentire al fanciullo, crescendolo, io, nel rispetto del mio disonore!».

Una storia autobiografica, dicevamo; ma, per l’autrice, un esempio di vita nel quale altre donne possano riconoscersi. Il titolo stesso, così generico, va in questa direzione; e anche la singolare scelta stilistica, per cui tutti i personaggi sono indicati per il rapporto che hanno con la protagonista (il padre, il marito, la direttrice…) senza mai usare dei nomi propri.

Si potrebbe forse definire un romanzo di formazione, ma con una sostanziale differenza: mentre in questo genere, di solito, le esperienze giovanili preludono a una consapevolezza che porta i protagonisti a accettare un posto nel mondo, qui il percorso sembra inverso. La protagonista si sforza in ogni modo di adattarsi alle convenzioni, non discute mai il principio, all’epoca ovvio, per cui a una donna spetta solo «amare, sacrificarsi e soccombere». Il matrimonio e la maternità sono accettati come passi obbligati, ma la consapevolezza che «la buona madre non deve essere, come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana», la spingono a infrangere fino in fondo le convenzioni, in nome del rispetto per se stessa. Una sfida, una prova da affrontare, capace ancora – pure in un linguaggio che suona ormai antiquato, di provocare i lettori.

Giuliano Galletti

[Immagini tratte da Google Immagini]