Tra lonfi e bacche rosse

Era arrivata l’ora di tornare a casa. Salutammo tutti e, valigia alla mano, lasciammo la locanda. La bambina ancora una volta si offrì come nostra guida e prendemmo a est, verso il faggeto.

Dentro il bosco tirava un filo di vento e sul terriccio tremolavano macchie di luce. Passammo buona parte del cammino a osservarle mentre cambiavano forma e dimensione. A mano a mano che procedevamo, si facevano più rade perché il bosco diventava più fitto. D’intorno, gli alberi divenivano più alti e sottili.

Nel cuore del faggeto c’erano alcuni cespugli con bacche rosse o blu, e qualche animaletto che correva qua e là. Ad un certo punto sentii un verso grave e furibondo e domandai cosa fosse. La mia amica disse che sembrava un barrito, ma la bambina la corresse: è un barigatto1!

Che animale è il barigatto? Chiesi.

Non è un animale, è un verso! Mi rispose. Il verso del lonfo. D’estate i lonfi vengono qui, nel faggeto, per rifugiarsi dal caldo. È normare quindi sentirne i barigatti.

Ah i lonfi certo, capisco, rispose la mia amica. E che cosa sono?

Guarda laggù, quello è un lonfo! E se guardate bene, ci disse, davanti al lonfo c’è un cespuglio pieno di bacche rosse.

Le mangia? La interruppi.

No, ma d’estate il bosco si riempie di queste bacche rosse, e ogni volta che si riempie di bacche rosse arrivano anche i lonfi.

Quindi il profumo o il colore delle bacche attira i lonfi? Chiese la mia amica.

No, diciamo che è più una coincidenza che un rapporto causale. Cioè, non è che la comparsa di quei frutti sui cespugli comporti l’arrivo di lonfi. Piuttosto, si può dire che i due eventi abbiano una causa simile per la quale si ritrovano a essere nello stesso luogo nello stesso periodo dell’anno. Le bacche rosse maturano in estate e proprio in quel periodo dell’anno i lonfi arrivano al faggeto, per ripararsi dal caldo torrido.

Ci avvicinammo al lonfo con cautela: la bambina ci aveva detto di evitare cionfi o lugri, altrimenti il lonfo ci avrebbe sicuramente sbidugliate e arrapignate, o, che era molto peggio, botaliate e criventate. Comunque aveva proprio un’aria buffa, questo lonfo.

Dopo un po’ salutammo il curioso animale e continuammo per la nostra strada. Quando uscimmo dal faggeto ci ritrovammo dove la nostra avventura era iniziata, nel largo prato della città senza nome2. Era passata già una giornata.

Che bella giornata! Disse la mia amica.

Posammo la valigia sul prato, quella valigia che ci eravamo portate alla locanda, la valigia del filosofo.

Chissà, continuò lei, cosa sarebbe successo se avessimo preso con noi un’altra valigia, ad esempio la valigia degli oggetti all’incontrario.

Sarebbe stata ben più strana! Te lo immagini un mondo all’incontrario? Disse la bambina. La gente che cammina nel cielo, le nuvole nel mare a nuotare… Nel mondo all’incontrario, poi, io non sarei più una bambina, anzi forse è meglio dire che non sarei ancora una bambina, dato che tutti nascerebbero anziani e morirebbero neonati.

E altro che valigia del filosofo! Irruppe una voce che subito continuò: lì ci sarebbe stata una aigilav led ofosolif!

Scoppiammo a ridere alle parole di quel bambino che avevamo incontrato il pomeriggio del giorno prima, proprio lì, nella città senza nome.

La valigia del filosofo

 

NOTE:

1 Cfr. Il Lonfo in Fosco Maraini, Gnosi delle fanfole (1978)

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa legica busia, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

2 Cfr. Dove trovammo la valigia del filosofo.

Al di là della logica classica

La logica, una bambina felice, perché no? come la natura, come la vita, una femmina. Matematica per i filosofi, filosofia per i matematici, ovunque sia, questa bambina gioca con il linguaggio.

Il linguaggio naturale e il ragionamento non sono riducibili alla logica classica, altrimenti ragionamento e logica sarebbero la stessa cosa. La bambina impara, si adatta alla vita, immagina nuovi giochi, nuovi tipi di logica, ad esempio la modale, l’intuizionista, non equivalenti tra di loro. Tra i vari giochi, quello con logica classica, la diverte così tanto, che lo fa ad occhi chiusi.

La logica classica deduttiva é quel ragionamento che a partire da premesse generali procede a deduzioni particolari tramite inferenze deduttive. La formalizzazione del linguaggio mostra la struttura delle deduzioni. Lo studio dei linguaggi formali, non ha interesse a cosa veste la struttura, non sa né di cosa parlano i predicati sopra la struttura, né se quello che dicono è vero o falso. Come con l’aritmetica, la struttura può sorreggere diversi contesti, ad esempio una somma é corretta, indipedentemtemente da cosa si farà corrispondere ai numeri della somma. Con il linguaggio formale, con la sintassi, la bambina gioca ad occhi chiusi, solo con la mente, solo con dei segni, senza collegare questi segni al mondo reale.

La semantica é il collegamento alla realtà, al senso. Il linguaggio riferito al reale é uno specchio del mondo. La struttura, i principi e le deduzioni sono una proiezione della realtà. I principi, sono chiamati principi primi evidenti, a sottolineare il fatto che sono proprio davanti agli occhi di tutti. Questi principi primi evidenti sono oltre la logica formale, qualcosa di extra-logico, qualcosa di non deducibile. Le scienze hanno il compito di vedere questi principi primi evidenti.

Quando il principio primo é un concetto astratto, non si ha modo di confrontarlo con la realtà, non é più un principio evidente, é una “Verità in sé“. Con questi principi, ad esempio il meglio, la qualità, la giustizia, ecc., si costruisce una struttura e si fanno deduzioni. Questa struttura é lo specchio di che cosa? la proiezione di che cosa? Non c’è più alcun confronto esterno al linguaggio, la struttura delle deduzioni é un qualche gioco di parole, una seduzione da parte della grammatica. La sola sintassi dovrebbe trovare ragione da se stessa, in qualche modo dedurre i principi, ma questo è oltre le sue possibilità.

In ambito matematico si incontra l’incompetezza della rappresentazione formale dell’aritmetica e l’impossibilità del sistema di dimostrare la sua stessa coerenza. In matematica la dimostrabilità è una nozione più debole dei principi primi scelti, questo indipendentemente dal sistema assiomatico utilizzato. In altre parole, le dimostrazioni saranno sempre minori dei principi primi.

La logica classica resta impigliata ai principi di identità, di non contraddizione, del terzo escluso, ai silogismi, ecc.. Questa logica non ha la forza di sostenere da sola tutto il peso del ragionamento e crollano gli assoluti, le certezze, il rigore, la completezza.

Senza la logica classica come e cosa si comunica? il linguaggio può essere illogico? come si ragiona oltre la logica classica? Si può ragionare senza le funzioni logiche, senza inventare verità in sé, senza una continua falsificazione del mondo per mezzo del numero?

Nel mondo platonico delle idee, dei puri concetti astratti, dietro a ogni “verità in sé” c’è un’illusione, di cui si è persa la natura illusoria. Il pensiero che vuole aver ragione, resta comunque disposto a sostenere i principi non-veri in sé, come necessari. Ammettere la non-verità come principio primo, come condizione di vita è una filosofia al di là della logica classica.

Occhi aperti, sguardo dritto alla realtá, oltre all’idea in sé, questo qualcosa immaginato e poi reso presente nell’economia complessiva della vita, come fondamentale, come sostanziale, come vero e come? cosa si legge nel dizionario? vero: effettivo, “reale“. Dunque é così che si slitta dal vero al reale. Dietro all’idea in sé, dietro al principio primo, c’é un “così ho scelto”, “per me é meglio”, “così io decido”, “così io voglio”, questo volere che comanda la fabbrica delle idee é lontano dalla logica e dalle deduzioni. In altre parole, la verità in sé è al di lá della logica classica e se l’antecedente è falso il conseguente è sempre vero: se sono superman allora ho i super poteri.

Quando un’illusione è posta a realtà, le sue conseguenze sono reali. Follia, follia!! Questa è follia!! L’illusione del singolo è follia, è una malattia mentale, mentre l’illusione della massa è ideologia.

 

Gianluca Rossi

Gianluca Rossi è Gianluca Rossi
Sposato, una figlia di nove anni, un figlio di sette anni. T
ecnico informatico presso l’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR

[immagine tratta da Google Immagini]