Il gioco dell’abitudine

Sembra che tutto si giochi sul l’abitudine: abituarsi al cambiamento, abituarsi alla presenza o assenza di una persona, abituarsi ad un nuovo luogo, a nuove attività o a nuove persone.
Abitudine come sinonimo di routine, non rimane il tempo per abituarci a un qualcosa che subito siamo chiamati a disabituarci a qualcos’altro. Può considerarsi questo l’effetto del nostro desiderio di regolarità? Della nostra tendenza ad aver tutto sotto controllo? Può l’abitudine essere la nostra risposta ad un profondo desiderio di sicurezza?

Tutti noi abbiamo delle abitudini e siamo abituati ad averne, il solo fatto di essere abituati a qualcosa comporta il non prestarci attenzione o addirittura a non farci caso. Molto spesso riteniamo che l’abitudine e l’abituarci a sia la soluzione perfetta di fronte a dei cambiamenti non voluti, a delle novità che difficilmente accettiamo, alla perdita di tua persona o di qualcosa a noi caro; “l’abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose” direbbe Esopo.

Siamo convinti che questa possa ridurre il rischio di eventi accidentali, la possibilità di incontrare ostacoli insormontabili o di vivere situazioni a noi estranee e ingestibili. Sembra che la vita sia il grande gioco delle abitudini, sia buone e cattive che siano.

Il termine abitudine deriva dal latino habitudo, da habitus che indica una nostra qualità o una caratteristica e che deriva a sua volta dal verbo habere, possedere. Abitudine quindi come il possesso di una caratteristica o comportamento stabile, acquisito attraverso la ripetitività o la consuetudine ad essere o agire in un determinato modo. Aristotele definiva l’abitudine

 come una cosa che somiglia alla natura: la natura è ciò che si fa sempre, l’abitudine ciò che si fa spesso Metafisica

Se da un lato è evidente il ruolo fondamentale dell’acquisizione di abitudini all’interno del processo di sviluppo della persona, pensiamo alle conoscenze di tipo pratico-procedurale (saper fare) dall’altro non ci rendiamo conto di quanto l’abitudine spesso diventi una vera e propria strategia di vita. L’abitudine sembra essere la nostra risposta alle sfide che la vita quotidianamente ci pone, il miglior modo per economizzare le nostre energie fisiche e mentali, il mezzo più semplice per reagire a diverse situazioni.

Forse confondiamo troppo spesso l’abitudine con l’avere tutto sotto controllo, emozioni e sentimenti compresi, cerchiamo l’abitudinarietà delle cose perché cerchiamo fondamentalmente la regolarità, la sicurezza, il controllo; vediamo l’abitudine quale luogo sicuro e protetto, attraverso l’abitudine ci sentiamo meno vulnerabili e più forti e con essa teniamo lontano l’ignoto.

Da grandi abitudinari che siamo ci dimentichiamo di apprezzare e riconoscere il valore di tutte le nostre azioni, anche di quelle più semplici, di provare sempre lo stesso entusiasmo delle prime volte; schiavi dell’abitudine ci dimentichiamo di rinnovare ogni giorno l’amore, l’amicizia e l’affetto che ci lega alle persone care della nostre vita e troppo spesso, offuscati dalla routine della nostra vita non riconosciamo più l’importanza della spontaneità, del mettersi in gioco e del rischiare.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine: chi non rischia la certezza per l’incertezza nel seguire un sogno”Pablo Neruda

Elena Casagrande

[immagini tratte da Google Immagini]

Siamo uomini, siamo corpi

“Virginia non vede che qualunque museo del mondo è pieno di opere d’arte ispirate da questo impulso primario? La migliore letteratura, la musica più coinvolgente. Lo studio del sesso è in realtà lo studio del principio di tutto, della vita stessa […] Invece noi ci rannicchiamo nell’oscurità come gli uomini delle caverne, schiavi del senso di colpa e della vergogna. “

Queste le parole di William Masters, sessuologo e ginecologo statunitense, che, insieme alla psicologa Virginia Johnson, diede alla luce il primo studio sulla fisiologia sessuale umana e portò con il volume : “L’atto sessuale nell’uomo e nella donna” del 1966 non pochi sconvolgimenti nell’ America della contestazione.

Lo spettacolo che mette in scena l’uomo per quello che di animale ancora conserva, la piena espressione della consistenza corporea delle nostre membra, il sesso insomma è stato ricoperto di un velo di ignoto fin dai tempi antichi, come se l’uomo avesse cercato di nascondere a se stesso di avere un corpo. Read more