Uno sguardo all’etica della cura in medicina

Mentre Cura stava attraversando un certo fiume, vide del fango argilloso. Lo raccolse pensosa e cominciò a dargli forma. Ora, mentre stava riflettendo su ciò che aveva fatto, si avvicinò Giove. Cura gli chiese di dare lo spirito di vita a ciò che aveva fatto e Giove acconsentì volentieri. Ma quando Cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio nome. Mentre Giove e Cura disputavano sul nome, intervenne anche Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché essa, la Terra, gli aveva dato il proprio corpo. I disputanti elessero Saturno, il Tempo, a giudice, il quale comunicò ai contendenti la seguente decisione: “Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu Cura che per prima diede forma a questo essere, finché esso vive, lo custodisca. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo poiché è stato tratto da humus”.

Il mito di cura, Igino, I sec. a.c.

L’interpretazione filosofica più rilevante del mito di cura è sicuramente quella data da Martin Heiddeger in Essere e Tempo. Cura è per Heiddeger la condizione che permette la possibilità di tutte le modalità dell’Esserci di essere nel mondo. L’autore individua in questo mito la testimonianza della concezione di cura come di ciò che ha dato forma all’uomo e ciò a cui l’uomo appartiene per tutta la vita. L’essere che chiamiamo uomo ha origine dalla cura ed è governato da essa fintanto che è nel mondo.

Da un punto di vista specificamente etico, spetta a Warren Reich il merito di aver avviato una sistematica ricerca sull’etica della cura valorizzandone la dimensione antropologica. Reich, nella sua interpretazione del mito di Cura, focalizza l’attenzione sulla profonda oggettività della cura: il mito ritrae efficacemente l’idea che la cura ci circonda fin dal momento della nostra creazione, in questo senso essere coinvolti nella cura è precisamente ciò che significa essere umani. Il ruolo di Cura è determinante per concentrarsi sulla dimensione umana della nostra vita.

Essere al mondo nell’ottica della cura significa quindi: co-esistere, con-vivere, costruire il proprio essere in relazione con altri e fare di altri un valore. Se entriamo nei luoghi della pratica medica vediamo come sia importante sollecitare la formulazione di principi atti a strutturare adeguatamente la relazione di cura intesa come protezione e responsabilità. Nella lingua inglese la cure, ossia la prassi terapeutica, viene distinta dalla care, ovvero il prendersi cura di qualcuno. Curare senza aver cura è un’assurdità, una contraddizione, per questo la bioetica individua la necessità di strumenti etico-metodologici che favoriscano un rapporto incline al sostegno del paziente, impegnato per il bene globale della persona e preoccupato per il riconoscimento della sua individualità e particolarità.

Se le potenzialità guaritrici di Cura si applicano alla vita umana nella sua globalità, si rivela particolarmente efficace la sua funzione terapeutica in rapporto all’esperienza umana della malattia, riferita all’uomo nella sua totalità e non solamente al suo aspetto biologico. L’aspetto centrale dell’etica della cura indicato da Reich consiste proprio nella necessità di instaurare un rapporto di interdipendenza tra la valenza terapeutica della cura e quella antropologica, cioè tra la capacità della cura di esprimere le finalità appartenenti alla pratica medica e quella di relazionarsi con la struttura antropologica dell’umano.

È sicuramente questa la sfida più grande per un’etica della cura in medicina, ovvero la necessità di combinare il to cure con il to care nella singola relazione con il paziente: la cura come aver cura di quelle che sono le proprie responsabilità cliniche-professionali e la cura come prendersi cura del paziente.

Etica della cura in medicina significa: attenzione allo sviluppo di un approccio globale, contraddistinto dal fatto che la cura è rivolta al malato come persona prima che alla malattia e attenzione a valorizzare, specialmente per quanto concerne tutte le terapie a lungo termine, la rete delle relazioni di cura entro cui si dipana la vita del paziente. Etica della cura significa anche disponibilità alla collaborazione tra differenti professionalità centrate sulla cura sulla base della centralità del paziente, pur da prospettive differenti e specifiche.

L’etica della cura in sanità può riuscire meglio di altre prospettive etiche a promuovere e supportare l’integrazione tra competenza tecnica e sensibilità umana, in mancanza della quale risulta fortemente indebolita la capacità di vedere oltre la patologia clinica.

Silvia Pennisi

[Immagine tratta da gruppomedicid’archivio.it]