C’era una volta Andy Warhol. Poi arrivò Instagram.

Si è conclusa ieri a Roma l’esposizione delle opere di Andy Warhol appartenenti alla Brant Foundation.
Un’esperienza diversa rispetto ad una normale mostra. Qualcosa di più di una serigrafia, di colori, luci e tecniche. Ci si immerge in un mondo, terribilmente attuale. Ci si identifica in fobie, ci si immedesima in debolezze, ci si rassicura nei paradossi.
E’ difficile durante il percorso soffermarsi solo sulle opere dell’artista. Viene spontaneo osservare i volti dei visitatori, le loro espressioni di complicità, di solidarietà, di “So di cosa stai parlando”.


La morte

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Le persone dovrebbero essere maggiormente consapevoli della necessità di lavorare su come imparare a vivere, perché la vita è così breve e a volte vola via troppo rapidamente

Warhol teme la morte più di ogni altra cosa. E disegna teschi, in un modo così paradossalmente vitale e colorato, da scacciarla via, la morte, rendendola un’icona. L’iterazione è uno dei codici linguistici prediletti dall’artista, perché rende semanticamente più neutro il soggetto. La ripetizione di un’immagine, che sia un teschio, una sedia elettrica o un leader politico, ne aumenta il potenziale iconico.

Noi temiamo la morte più di ogni altra cosa. E compriamo magliette e gioielli con teschi raffigurati in ogni modo possibile ed immaginabile.


  Esclusività vs accessibilità

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Quel che c’è di veramente grande in questo paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla

Per Warhol ciò che è importante non è l’esclusività, ma l’accessibilità. E anche La Gioconda, se riproposta 30 volte, in serie, non è più un qualcosa di esclusivo. Ed ecco che anche la tendenza dei brand di investire sempre di meno nella pubblicità “dall’alto”, con spot in tv con modelle-dee dell’Olimpo, prediligendo invece forme di promozione basate sul “passaparola” non sembra poi qualcosa di così recente. Credo più alla fashion blogger che alla top model. Credo più a chi mi sembra accessibile, che all’esclusivo. Credo più all’artista comunicatore che all’artista demiurgo.


La fama

15 minute

Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti”.

Warhol è ossessionato dalla fama e dalla celebrità. Noi siamo quelli che facciamo a gara a postare in bacheca foto con i c.d. “ vip”. Quelli che hanno l’illusione che una persona popolare sia alla nostra portata perché lo seguiamo su Twitter. Quelli che non sanno che molti dei loro “amici” famosi su Facebook non sono altro che profili fake o gestiti da persone addette. Perché se Brad Pitt sta su Facebook come minimo si chiamerà Mario Rossi ed al posto delle impostazioni della privacy avrà dei cecchini rigorosamente in abiti camouflage. Eppure una foto con un vip anche di serie D, noi la postiamo. E crediamo che questo nostro interagire possa accorciare la distanza tra “noi” e “loro”. La nostra ricerca costante di 15 minuti di celebrità avviene ormai facilmente tramite You Tube, Instagram, Facebook. A cui segue la spasmodica ricerca dell’approvazione altrui.


L’estetica

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Ogni cosa ha la sua bellezza, ma non tutti la vedono”.

Andy Warhol rende la zuppa Campbell’s un’icona. Nella comunicazione web attualmente un prodotto ha il suo momento di celebrità, fino a diventare un’icona.  L’attenzione sulla scatola di biscotti su cui mettete distrattamente “mi piace”, la borsa attorno a cui ruota l’intero post di Chiara Ferragni, l’I- phone 6. L’intero marketing digitale ruota attorno all’esaltazione dell’oggetto, all’approvazione, al like, alla condivisione, all’iterazione della stessa immagine in ogni angolo del web.. Talmente tanto che oggi si possono comodamente acquistare consensi, like, condivisioni, fan su siti quali www.magicviral.com. Che tu sia una zuppa. O che tu sia una persona. La sintesi della filosofia estetica di Warhol è quella di riproporre oggetti semplici della vita reale in chiave sempre uguale mescolando banalità ed impatto visivo.
E la mania di postare piatti di pasta, lattine di birre, penne, non sembra poi così nuova.


 Autoscatti.

autoscatto

Andy Warhol è schiavo della sua Polaroid. Autoscatti, foto truccate, ritoccate, deformate. In una parola: selfie. In due: selfie ed Instagram. In più parole: “Se volete sapere tutto di Andy Warhol, basta che guardiate la superficie: quella delle miei pitture, dei miei film e la mia, lì sono io. Non c’è niente dietro “.

Difficile non immedesimarsi. Anche se, ogni tanto, mentre stiamo per invadere bulimicamente la nostra bacheca di momenti della nostra vita, dando l’idea volutamente di essere ciò che postiamo, dovremo ricordarci un’altra delle frasi che racchiudono la filosofia di Warhol:

Si ha più potere quando si tace, perchè così la gente comincia a dubitare di se stessa.”

Donatella Di Lieto

[Le opinioni espresse sono a carattere strettamente personale/ Views are my own]

[Immagini tratte da Google Immagini]

JACKSON POLLOCK (Cody, 28 gennaio 1912 – Long Island, 11 agosto 1956)

 

Non dipingo sul cavalletto. Preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento. Ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura. Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente “dentro” al dipinto. Questo modo di procedere è simile a quello dei “Sand painters” Indiani dell’ovest.

Jackson Pollock è il rappresentante più emblematico dell’Action Painting (probabilmente anche l’unico conosciuto dalla maggior parte delle persone); questo è uno stile pittorico nel quale il colore viene fatto letteralmente gocciolare sulla tela, spesso lanciandolo, invece di applicarlo con attenzione. Il gesto stesso del dipingere prende il nome di dripping. Read more

Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 21 dicembre 1882)

Francesco Hayez nacque a Venezia il 10 febbraio 1791 da una povera famiglia. Nel 1797 il futuro pittore fu affidato alle cure di una zia materna, moglie di un restauratore e commerciante d’arte genovese che si occupò del mantenimento e della formazione del giovane Hayez, che aveva subito mostrato una naturale inclinazione al disegno. Desiderosi di farne un buon restauratore capace di continuare un giorno l’attività di famiglia, gli zii lo iscrissero all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove vinse un premio grazie al quale ebbe la possibilità di trasferirsi a Roma, dove il giovane studiò l’arte antica ed apprese le basi Neoclassiche direttamente da Antonio Canova.

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GUSTAV KLIMT (Vienna, 14 luglio 1862 – Neubau, 6 febbraio 1918)

La vicenda artistica di Gustav Klimt, coincide quasi per intero con la storia della Secessione viennese. Con questo termine si intendono i movimenti artistici nati a fine ’800 tra Germania ed Austria, che avevano come obiettivo la creazione di uno stile che si distaccasse da quello accademico. Di fatto, le Secessioni introdussero in Austria e in Germania le novità stilistiche dell’Art Nouveau che in quel momento dilagavano per tutta Europa. Klimt rimane l’artista più vitale ed emblematico di questo movimento.

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MICHELANGELO MERISI DETTO CARAVAGGIO (Milano o Caravaggio, 29 settembre 1571 – Porto Ercole o Palo, 18 luglio 1610)

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.

Caravaggio fu uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, dalla fama universale. I suoi dipinti, che combinano un’analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo, con un drammatico uso della luce, hanno avuto una forte influenza formativa sulla pittura barocca. Il suo stile influenzò direttamente o indirettamente la pittura dei secoli successivi costituendo un filone di seguaci racchiusi nella corrente del Caravaggismo.

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GUSTAVE COURBET (Ornans, 10 giugno 1819 – La Tour-de-Peilz, 31 dicembre 1877)

Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.

Gustave Courbet è riconosciuto come il massimo esponente del Realismo pittorico. Il pittore francese usò l’arte in funzione polemica nei confronti della società del tempo, occupandosi delle difficili condizioni di vita e lavoro dei contadini e dei poveri.

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Francisco Goya (Fuendetodos, 30 marzo 1746 – Bordeaux, 16 aprile 1828)

Darò una prova per dimostrare coi fatti che non ci sono regole in pittura.

Francisco Goya

Uomo colto e artista originale, Francisco Goya con le sue opere e il suo stile anticipò molte tendenze artistiche di fine Ottocento. Fu pittore di corte, favorito del re Carlo III, e successivamente pittore di camera di Carlo IV. Frequentava nobili e autorevoli committenti, molti dei quali animati da idee politiche liberali e aderenti ai principi del movimento Illuminista. Autore di celebri ritratti di gusto già realista, della produzione di Goya fanno parte anche scene fantastiche, ispirate ai sogni e al mondo soprannaturale. Fu, inoltre, un abile incisore: proprio la produzione grafica, con la sua ampia circolazione, contribuì a diffonderne la fama. È considerato il più grande pittore spagnolo dell’Illuminismo, la sua arte infatti costituisce il superamento dello stile neoclassico e propone un’originale apertura verso il Romanticismo e il Realismo.

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Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Oslo, 23 gennaio 1944)

 

La poetica di Munch è direttamente o indirettamente collegata con il pensiero di Kierkegaard, che soltanto nei primi decenni del Novecento comincerà ad essere conosciuto in Germania: si deve dunque a Munch, che soggiornò più volte in Germania, la spinta “esistenzialista” che farà nascere l’Espressionismo, che è nato infatti nel nome e sotto il segno della sua pittura.
Giulio Carlo Argan

Edvard Munch è stato il pittore che più di ogni altro ha anticipato il movimento Espressionista, soprattutto in ambito tedesco e nord-europeo. Egli nacque in Norvegia e svolse la sua attività soprattutto ad Oslo, città estranea ai grandi circuiti artistici che in quegli anni gravitavano soprattutto su Parigi.
Si può considerare l’artista dell’angoscia: gli unici temi che lo interessavano erano la passione, la vita e la morte. Lui stesso, infatti, disse:

Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi.

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Jacques-Louis David (Parigi, 30 agosto 1748 – Bruxelles, 29 dicembre 1825)

Jaques Louis David fu colui che introdusse il Neoclassicismo in Francia. Egli rappresentò il punto di riferimento artistico fondamentale dal periodo della Rivoluzione fino alla caduta di Napoleone. David nacque a Parigi nel 1748, in una famiglia borghese. Dopo una formazione artistica Rococò, ottenne l’ambitissimo Prix de Rome Premio di Roma che gli permise di trasferirsi per alcuni anni in Italia. Durante il soggiorno all’estero, l’artista ebbe la possibilità di scoprire l’arte italiana, non solo antica ma anche figure come Michelangelo, Raffaello e Caravaggio. In breve tempo acquisì uno stile neoclassico, prediligendo nei suoi dipinti figure e vicende storiche, utilizzando episodi classici da proporre come “esempi di virtù” ai suoi contemporanei. Per sedici anni fu il pittore ufficiale di Napoleone, descrivendo anno per anno il suo regno, adottando per l’occasione uno stile più realistico. In seguito della disfatto di Napoleone e con l’arrivo della Restaurazione, David fu esiliato a Bruxelles, dove restò fino alla morte, tornando a dedicarsi ad opere con soggetti mitologici.

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William Turner (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851)

Sublime, dal latino Sublimis, è la manifestazione del bello e del grande, nel loro più alto grado.

Il Sublime trascina gli ascoltatori non alla persuasione, ma all’estasi: perché ciò che è meraviglioso s’accompagna sempre a un senso di smarrimento, e prevale su ciò che è solo convincente o grazioso, dato che la persuasione in genere è alla nostra portata, mentre esso, conferendo al discorso un potere e una forza invincibile, sovrasta qualunque ascoltatore.

Pseudo Longino, Trattato del sublime

 

Bello e sublime sono entrambi oggetti di un giudizio estetico e quindi hanno alcuni aspetti in comune; ma, più che questi aspetti, saltano agli occhi le differenze considerevoli: il bello è legato alla forma e alla qualità, il sublime alla mancanza di forma e quantità.

Immanuel Kant, Critica del giudizio

L’artista che più rappresenta l’estetica del Sublime è William Turner.

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