Ottobre rosa

Spogliandosi come faceva ogni sera una volta tornata dal lavoro, Marta quel giorno avvertì al seno sinistro un lieve dolore e spontaneamente ne cercò con la mano il motivo. Nella penombra della sua camera da letto sentì una protuberanza, una pallina dentro di sé. Non si vedeva nulla, ma ne sentiva i contorni e il fastidio che le provocava muovendo il braccio. Avrebbe dovuto farsi controllare, forse, ma in mezzo a tutti i suoi impegni avrebbe trovato il tempo per farlo? Tipico di noi donne; anteporre i doveri alle nostre esigenze.

Un mese dopo quel nodulo non era scomparso; era lì più grosso di prima a ricordare a Marta che avrebbe dovuto decidere di dedicare un momento alla sua salute. Finalmente decise di sottoporsi ad una mammografia a cui seguirono la visita dal senologo, l’ecografia e la scoperta del tumore; l’esame istologico rilevò un tumore maligno. Marta era malata di cancro al seno.

L’oncologo glielo comunicò riuscendo a guardarla negli occhi: Marta ascoltò quella notizia che le avrebbe cambiato la vita per sempre, che l’avrebbe portata ad armarsi di coraggio per combattere con la grinta di chi non sa arrendersi.

L’incredulità, l’incoscienza, il timore di non poter affrontare una malattia così dura. Il chirurgo rivolse a Marta un’unica domanda: “Ha paura, signora?”. Rispose di non averne, preferì mantenere per sé le sensazioni indomabili che le stavano nascendo dentro.

Ci furono dei momenti in cui avrebbe voluto urlare tutta la rabbia che provava di giorno in giorno, in cui avrebbe voluto lasciarsi andare completamente, senza voler convivere con l’ansia che la travolgeva di continuo; provava un senso di impotenza che la lacerava nel suo intimo più nascosto, rendendola – molto spesso – schiava delle sue paure. Da una parte era consapevole di non avere alternative e di dover accettare ciò che le stava accadendo, ma dall’altra era conscia di dover affrontare tutto questo con la determinazione di guarire. Non si sarebbe arresa, la sua forza sarebbe stata capace di guidarla in un percorso così duro, un percorso in cui non soltanto ci si sente private dello stare bene, ma anche dell’ essere donna: sembra intaccata la femminilità, sembra che il cancro non si porti via soltanto una parte di seno, ma anche una parte della natura femminile.

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Marta si sottopose all’operazione a cui seguirono sei sedute di chemioterapia; perse tutti i capelli ed insieme ogni residuo di forza. Avrebbe voluto che finissero presto, quanto desiderava iniziare la sua rinascita! Ogni seduta di chemioterapia, per Marta, era come imboccare un nuovo tunnel, inconsapevole di cosa la aspettasse, vi entrava con angoscia e tensione, accettando ogni giorno il fatto di non poter tornare indietro. La nausea, il vomito, i dolori alle ossa e il forte mal di testa, il cuoio capelluto che sembrava pulsare e il costante timore che “lui” – quel cancro – avrebbe potuto riapparire o addirittura esserci già.

In quello stesso periodo, Marta non si fermò mai, non rinunciò mai al suo lavoro, con l’esclusione dei giorni in cui i dolori non la lasciavano in pace nemmeno per un momento. Investì come sempre nella sua attività, fece la moglie, fece la mamma. Madre e figlia passarono tanti momenti insieme per sostenersi a vicenda: riuscivano ad ironizzare sulla testa pelata di Marta, cercavano di ridere anche quando sembrava impossibile, usavano quel dolore trasformandolo in una forza capace di sconfiggere ogni difficoltà.

I mesi passarono, le sedute di radioterapia conclusero la sua battaglia, caratterizzata da molta paura e altrettanto amore.

Marta guarì nove anni fa, proprio nel mese di ottobre iniziò la sua rinascita. Marta imparò a tirare fuori una forza che aveva dimenticato di possedere, Marta imparò ad amarsi e prendersi cura di sé”

Il mese di ottobre non coincide unicamente con la vittoria di Marta sul cancro, ma è anche il mese dedicato alla prevenzione per il tumore al seno.

Solitamente all’interno della nostra rubrica si parla di violenza sulle donne e si denuncia tale questione sociale, ancora troppo sottovalutata. Tuttavia questa settimana faremo un’eccezione, occupandoci di una malattia diffusa che riguarda, oggi, tante – e aggiungerei troppe – di noi.

[Cecilia Coletta]OttobreRosa-large

Il tumore al seno è causato dal moltiplicarsi di cellule cancerogene della ghiandola mammaria e ci sono vari tipi di tumore della mammella: il primo per frequenza è il carcinoma.

La AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca del Cancro, fornisce alcuni dati sull’incidenza dei tumori e due di questi mi hanno profondamente colpita: un uomo su due e una donna su tre si ammalerà di tumore della mammella e il questo tipo di cancro si posiziona al secondo posto dei tumori più comuni.

La decisione di dedicare il mese di Ottobre al nastro rosa è della Lilt, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che persegue ormai questa battaglia da anni arrivando alla XXI edizione. Grazie a questo progetto per tutto il mese sarà possibile effettuare visite al seno e controlli clinici in tutti gli ambulatori Lilt gratuitamente.

Un’altra associazione sensibile a questo tema è “Pink is Good”, progetto della Fondazione Umberto Veronesi, che quest’anno collabora con PittaRosso, nuovo brand di Pittarello Calzature, promuovendo un’iniziativa particolare: il rosso che simboleggia la marca verrà sostituito con il color rosa, sia nelle shopper istituzionali sia con una spilla che verrà indossata da tutto il personale.

La collaborazione non si ferma a delle spille: PittaRosso ha organizzato la “PittaRosso Pink Parade”: una camminata di beneficenza di 5 chilometri, che si terrà a Milano il 26 ottobre 2014, il cui ricavato sarà devoluto alla Fondazione a sostegno del progetto.

Nel nostro piccolo possiamo dare il nostro contributo con un gesto semplicissimo: cambiare la nostra foto profilo di Whatsapp, Facebook o altri social network con l’immagine-simbolo del tumore al seno: il nastro rosa.

Con questo articolo vorrei invitare ogni donna a non rimandare i controlli periodici. Se diagnosticato in tempo, il tumore della mammella può essere sconfitto nell’85% dei casi.

Armiamoci, difendiamoci attraverso prevenzione ed informazione. Pronte a sconfiggerlo, la consapevolezza di come affrontarlo e prevenirlo è il primo passo verso la rinascita.

IO DICO BASTA. E TU? Si dipinge di rosa.

 Katia Maistro

 

[immagini prese daq Google Immagini]