Catalunya e Veneto: da referendum a referendum

Il referendum che si è appena concluso in Catalunya − avendoci vissuto qualche mese non riesco a chiamarla Catalogna − ha visto votare meno della metà degli aventi diritto, ottenendo però, anche tra blocchi, requisizioni e violenze da parte della Guardia Civil il 90% di Sì per l’indipendenza della regione, con due milioni e duecentomila voti favorevoli. L’esito del referendum dovrebbe implicare la votazione per fare partire il processo di scissione della Catalunya dalla Spagna, fino a portarla a diventare uno stato autonomo sotto forma di repubblica. Il cammino però è tortuoso e sarebbe una decisione unilaterale del governo indipendentista della regione autonoma in quanto il referendum è stato dichiarato illegale dalla corte suprema spagnola. La Spagna ha già dichiarato che userà tutti i mezzi che la legge (e la costituzione) concede per bloccare l’indipendenza catalana. Quello che succederà lo si scoprirà nei prossimi mesi, quello su cui voglio concentrarmi è la funzione che secondo me e secondo molti ha avuto questo referendum nella vita politica catalana e sulle similitudini e differenze con la votazione che interesserà le regioni di Veneto e Lombardia il prossimo 22 ottobre.

A prescindere dal merito, cioè sul diritto o meno che ha ogni regione a potersi separare dal paese a cui appartiene e che non è normata dal diritto internazionale, il referendum catalano alla luce dei fatti di domenica primo ottobre è apparso un pasticcio in molti sensi. La votazione è stata una sconfitta per la Spagna e per il suo presidente Mariano Rajoy, che ha fatto una bruttissima figura sulla scena internazionale, e per la politica in generale. Sembra infatti impossibile che il dibattito sia stato così sterile da rifiutare dialogo e compromessi, tanto da arrivare a voler fermare il referendum all’ultimo istante delegando il potere alle forze dell’ordine e strappando di mano le schede agli elettori. Appare ingiustificato e inutile il ricorso alla forza da parte del governo di Madrid, come appare ben lontano della legalità un referendum auto indetto seguendo modalità non trasparenti.

Dalla giornata di domenica se c’è qualcuno che esce rafforzato è il popolo catalano che chiede l’indipendenza e il diritto di votare, generando simpatia e appoggio trasversale. Subito in Italia gli esponenti più autonomisti (secessionisti si diceva un tempo, e federalisti fino all’altro giorno) sono subito corsi a garantire il loro appoggio verbale ai catalani, sostenendo il loro diritto all’autodeterminazione e bollando le misure attuate dalla Spagna come “atti gravissimi, degni del franchismo”1. In Veneto e in Lombardia c’è chi deve essersi sfregato le mani per la vicinanza tra il referendum in Catalunya e quello del 22 ottobre con il quale le due regioni chiederanno ai propri abitanti se ritengono opportuno che lo Stato conceda maggiore autonomia alle regioni stesse, competenze ora delegate allo stato, e anche più soldi in definitiva (come succede già in quelle a statuto speciale). Un bello spot per tutti i movimenti autonomisti è stato quello dei catalani in fila per ore davanti ai seggi, che sfidano polizia e governo per far sentire la propria voce. Ne sono usciti anche un po’ vittime (centinaia i feriti accertati, due gravi), e questo non guasta. Hanno avuto l’attenzione del mondo e ora Maroni e Zaia sperano di averla di riflesso.

Sta di fatto però che al di là della vuota retorica e della propaganda non c’è mezza cosa che accomuni le due consultazioni popolari. Innanzitutto la forma: il referendum italiano non è in alcun modo osteggiato dal governo e non è vincolante ma solo consultivo (lo Stato avrà l’ultima parola sulle concessioni da fare). Poi, una consultazione di questo genere non è indispensabile per le richieste che le due regioni fanno allo Stato: l’Emilia Romagna ha avviato lo stesso processo per conquistare più autonomia ma senza spendere i milioni di euro che invece spenderanno Veneto e Lombardia.

Se poi i catalani sono mossi, al netto sempre della propaganda, da orgoglio, cultura e tradizioni comuni, ragioni storiche e amministrative e un po’ di maltrattamenti ricevuti, i nordisti ex secessionisti no. A parte l’auspicio per i propri elettori di avere un po’ di “schei” in più per loro, che non prendano la strada caritatevole del meridione, non si vede ombra di programma. Né appunto ci sono regioni storico-sociali valide. E allora cosa c’è di accomunabile tra la Lega Nord e la coalizione Junts pel Sì in Catalunya, promotori delle due consultazioni? La propaganda, appunto.

Azzardo, ma sono dell’opinione che le due formazioni politiche abbiano capito che tirare in ballo la volontà popolare e il diritto del popolo ad autodeterminarsi, in qualsiasi forma lo faccia, al momento sia una delle cose più spendibili ultimamente. Basti guardare al fiorire di movimenti indipendentisti e autonomisti, più o meno xenofobi poi, in giro per l’Europa. La Lega è dagli anni Novanta che dà voce al popolo del nord Italia che si sente oppresso dallo stato e nello stato non si riconosce a suon di secessione e federalismo; solo ora si scontra con la linea di estrema destra di Salvini. Comunque sia ha rappresentato e (scusate la bruttissima parola) fidelizzato un territorio con il miraggio, l’obiettivo ultimo della divisione dallo stato italiano in maniera almeno federale.

Molti commentatori hanno notato questo anche in Catalunya, e cioè che il sentimento indipendentista si sia rinfocolato prepotentemente in concomitanza con la crisi economica del 2008, cavalcato da molte formazioni politiche. La gente ha trovato nel progetto di uno stato catalano libero (Catalunya lliure) una speranza e un obiettivo per cui lottare, e il dibattito politico si è così azzerato, appiattito sul tema dell’indipendenza, portando montagne di voti ai suoi promotori. Adesso l’indipendentismo probabilmente non è ancora maggioritario in Catalunya, ma è molto convinto, chiassoso e sicuro di sé. Di certo è trasversale e molto più integralista di prima e può camminare con le sue gambe. Le proporzioni con l’indipendentismo nostrano sono ridicole, ma non si sa mai che la promessa di qualche soldo in più in saccoccia in un momento ancora non facile per la nostra autonomia non riesca a far serrare le fila anche qui. Sicuramente il referendum del 22 ottobre sarà vinto a larghissima maggioranza dal Sì e la Lega la trasformerà in una sua vittoria esclusiva, anche questa spendibile politicamente.

Tommaso Meo

[Immagine tratta da google Immagini]

NOTE:

1. Queste parole sono state proferite dal governatore del Veneto Luca Zaia all’interno della trasmissione In mezz’ora andata in onda il 01/10/2017.

Febbraio in cultura: tra filosofia, editoria ed arte

Febbraio, mese di passaggio tra l’inverno e la primavera, è il mese del Carnevale, dove colori, musica, e vitalità sembrano essere gli ingredienti principali per lasciarsi alle spalle la pigrizia che ci conquista durante l’inverno.
Così anche la Cultura, contro il freddo e la pigrizia, sembra voler uscire allo scoperto, anticipando la freschezza della primavera.
Come consueto, per voi lettori una selezione degli eventi culturali e filosofici per il mese di febbraio nelle varie regioni e città d’Italia: non fatevi frenare e ostacolare dal freddo, la cultura ci aspetta!
 

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VENETO | Opening Caffè ai Crociferi –  Venezia

Giovedì 16 Febbraio 2017, ore 18.30 – Campo dei Gesuiti Cannaregio 4878, 30121 Venezia

Inaugura il Caffè Ai Crociferi, situato all’interno dell’antico convento presso la chiesa di Santa Maria Assunta detta I Gesuiti oggi adibito a ostello e a studentato. È una realtà nata per sviluppare progetti innovativi nell’ambito degli studentati e degli ostelli e che vuole distinguersi per il suo carattere culturale. 

La serata di giovedì 16 Febbraio dalle ore 18.30 sarà accompagnata dalla musica dal pop acustico della band The Bridge e dal rock di Alberto Pagliuca & Damiano Affinito, giovanissimi musicisti veneziani, che si fonderà con l’esposizione delle opere di sei artisti,  giovani e talentuosi.  
Si susseguiranno poi altri eventi a carattere fortemente letterario, che verranno svelati poco per volta. L’evento inaugurale è progettato e coordinato da CULTURIT Venezia, associazione no profit formata da giovani che operano nell’ambito della consulenza per il settore culturale e che, da circa un anno, sono attivi con numerosi progetti locali e nazionali.

Ingresso gratuito

Evento: qui

Per maggiori informazioni
Tel: 041 528 6103
Email:  hello@we-crociferi.it sito web: qui

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LOMBARDIA | FilosofArti 2017 − Gallarate, Busto Arsizio, Besnate, Castellanza, Cardano al Campo, Varese

PANDORA, NUOVI VIZI E NUOVE VIRTÙ
è il filo conduttore della XIII edizione di Filosofarti, proposta che ancora una volta si sviluppa in coerenza con l’onoreficenza al merito ottenuta dalla Presidenza della Repubblica per l’impegno sociale e culturale che rappresenta nel territorio.
L’iniziativa, preziosa attività di Officina Contemporanea nella logica della rete culturale cittadina che unisce un territorio di area vasta in una progettualità condivisa, offre esperienze di carattere filosofico, artistico − musicale, teatrale, visivo, fotografico − e teologico, grazie alle quali si permette a tutti, dal bambino all’adulto, dall’esperto al semplice curioso, di confrontarsi con la riflessione filosofica e di farlo attraverso modalità interattive e innovative senza snaturare la complessità della teoresi.
 
Il Festival promuove infatti la diffusione delle relazioni fra arte e filosofia con la presenza di testimoni illustri della contemporaneità e con esperienze significative per la Provincia e per la Regione Lombardia, generando un circuito virtuoso che coinvolge le città di Gallarate − città che lo propone come un’iniziativa annuale a cura del Teatro delle Arti −, Busto Arsizio, Castellanza, Cardano al Campo e di Besnate; le esperienze del teatro, del cinema, della musica e della danza, della scrittura e delle arti figurative sono infatti proposte come veicolo di riflessione e di pensiero, di comunicazione aperta e rispettosa delle diversità ideologiche.
 
Il tema annuale, partendo dal mito di Pandora al quale si deve l’invasione nel tempo dell’uomo da parte del male − morte, dolore, vizi −, intende fondare un lessico della speranza con le parole che rappresentano i valori e le virtù dell’oggi: onestà, trasparenza, rispetto, condivisione, solidarietà e accoglienza, fede e amore, fra le altre, in una lettura critica e polimorfa della società nella quale abitiamo il contemporaneo.
Il Festival coniuga pertanto l’aspirazione di ciascuno alla bellezza e alla verità proponendo una ricerca che invita a riprendersi il proprio tempo, ovvero quello meno concitato e più dilatato del pensiero e della contemplazione.
 
Tra gli ospiti dell’edizione di quest’anno: Luca Mercalli, Umberto Galimberti, Massimo Cacciari, Carlo Sini, Vito Mancuso e molti altri.
Un programma ricco tra incontri, musica, letture, cinema e arte.
 
Programma completo: qui
 
Sito web: qui
 
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EMILIA ROMAGNA | BUK Festival della piccola e media editoria − Modena
 
Giunto alla sua decima edizione, il BUK Festival della piccola e media editoria, come ogni anno, non è un’esposizione fine a se stessa, ma diventa l’occasione per seguire le numerose iniziative collaterali in programma, dalle presentazioni delle nuove offerte culturali alle conferenze e ai dibattiti sui grandi temi dell’attualità.
 
Un punto di riferimento per la piccola e media editoria, quell’editoria che fatica a emergere nel mercato italiano a causa dei grandi gruppi editoriali che hanno il monopolio del mercato editoriale.

L’edizione 2017, che si svolgerà il 18 e 19 febbraio, per la prima volta vedrà la presenza della Nave di Teseo, grande casa editrice che approda al festival con prestigiosi autori. Fra le iniziative in calendario anche il Premio Letterario per autori e case editrici di romanzi: i vincitori saranno proclamati nel corso di una cerimonia che si terrà nell’Auditorium Biagi.

Per festeggiare il decennale del festival inoltre è stata ideata la Tessera Bukfan 2017, un’iniziativa di crowdfunding per sostenere Buk e al tempo stesso per gli appassionati per gustare in pole position la decima edizione, con la possibilità di riservare il proprio posto a sedere agli incontri e agli eventi del festival.

Programma completo: qui

Sito web: qui

 
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LAZIO | Vivere con Filosofia − Roma
 
Ripartono gli incontri dell’Associazione Vivere con Filosofia a Roma dove l’attualità è cardine della riflessione. Interrogarsi su ciò che ci circonda oggi è più che mai necessario per dare senso e significato a ciò che viviamo tutti i giorni.

01 Febbraio: ‘Filosofia per l’attualità’ − S. DI LORENZO: L’anima è mediatrice del conflitto? − via Tunisi 16 – h 18.15

08 Febbraio: ‘Filosofia per l’attualità’ – P. CIUCCATOSTI: Critica della filosofia della scienza − via Tunisi 16 – h 18.15

16 Febbraio: ‘La Filosofia interroga la Scienza’ − G. NOVELLI: Ricerca ed innovazione nella Genetica − CNR – h 16.30

22 Febbraio: ‘Filosofia per l’attualità’ − R. PALIERI: La parola dell’oracolo e la voce del demone − Via Tunisi 16 – h 18.15

Sito web: qui

 

Elena Casagrande

 

Per quanto riguarda invece l’arte, tre sono gli eventi che vi vogliamo segnalare.

EMILIA ROMAGNA | sessanta-ottanta_bologna_La chiave di SophiaSessanta/Ottanta. La grande grafica europea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna | BOLOGNA 20 gennaio − 17 aprile 2017

La Pinacoteca Nazionale di Bologna presente la collezione di grafica europea del Novecento di Luciana Tabarroni (1923-1991), al cui interno compaiono circa 900 stampe di autori riferibili agli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Una visione trasversale nell’immaginario visivo di un’Europa ancora da costruire, per ripercorrere stili, correnti e innovazioni di un ventennio in pieno fermento creativo.

Maggiori informazioni qui.

siza_sacro_maxxi_roma_La chiave di SophiaLAZIO | Álvaro Siza, Sacro. | ROMA, MAXXI 9 novembre 2016 − 26 marzo 2017

Siamo al giro di boa per questa mostra curata dal grande critico Achille Bonito Oliva e da Margherita Guccione esposta al MAXXI di Roma. Attraverso una selezione di disegni dell’architetto portoghese, una serie di fotografie artistiche e l’atmosfera avvolgente del museo stesso, progettato dall’archistar Zaha Hadid, l’esposizione vuole indagare il concetto di sacralità attraverso il linguaggio architettonico ed il dialogo tra architettura e paesaggio naturale all’interno della ritualità.

Maggiori informazioni qui.

keith_haring_milano_La chiave di SophiaLOMBARDIA | Keith Haring. About art | MILANO, Palazzo Reale 20 febbraio − 18 giugno 2017

Con anticipo vi segnaliamo l’inaugurazione di una grande mostra dedicata alla parabola di vita del popolare genio dell’arte Keith Haring, le cui creazioni sono facilmente riconosciute in ogni angolo del mondo. Un’ottima occasione per approfondire un artista che si conosce ma non abbastanza, anche attraverso una selezione di opere provenienti da numerosi musei e collezioni internazionali. Oggetto di particolare interesse in questa mostra sarà il dialogo tra le diverse culture, poiché le opere di Haring saranno affiancate non solo da quelle di illustri colleghi come Dubuffet e Klee ma anche da ritrovamenti d’archeologia precolombiana e creazioni dei nativi americani: una sintesi di archetipi che costituisce il fulcro della sua poetica artistica.

Maggiori informazioni qui.

Claudia Carbonari & Giorgia Favero

[Immagini tratte da Google Immagini]

Ottobre in Filosofia!

Dopo il mese di Settembre ricco di Festival culturali e filosofici, anche Ottobre sembra non essere da meno. Siamo ritornati a pieno regime alle nostre attività e così anche per gli eventi. La diversità di eventi per questo mese diventa specchio della diversità culturale e professionale che ci appartiene come italiani.

Per voi lettori una selezione ‘diversa’ di eventi per questo mese.

eshop-intro-imgVENETO | Festival della Statistica 7-8-9 Ottbre – Treviso

Per portare all’attenzione del grande pubblico la conoscenza e il valore delle scienze statistiche e demografiche nasce per la prima volta in Italia StatisticAll – il Festival della Statistica e della Demografia. Tre giorni per raccontare la statistica e la demografia in modo innovativo e coinvolgente.

“La statistica è un linguaggio che noi, anche inconsapevolmente, usiamo sin da bambini: il nostro pensiero si sviluppa e cresce grazie alla classificazione degli eventi, che ci aiuta a prendere decisioni e a gestire le incertezze.

Ma anche alla cassa del supermercato quando esibiamo la carta fedeltà, quando cerchiamo qualcosa su internet, al bancone della farmacia mentre ci viene consigliata la cura migliore … dietro tutto questo c’è un algoritmo statistico o uno studio demografico. Per questo la statistica e la demografia sono ormai diventate parte integrante della società ma spesso non viene percepito nel profondo l’apporto fondamentale di queste metodologie al nostro progresso, come alla nostra vita quotidiana. Diffondere la cultura e la passione per queste discipline è quindi divulgare un modo ragionato di guardare al reale, che può aiutare a capire i meccanismi sempre più complessi, ma molto affascinanti, della nostra società, valutando in modo critico le informazioni che ogni giorno ci vengono proposte.”

Programma completo: qui

Senza titolo-1-01VENETO | Carta carbone Festival 13-16 Ottobre – Treviso

CartaCarbone festival letterario nasce dall’amore di Nina Vola per il racconto. D’invenzione ma anche autobiografico. “Autobiografia e dintorni” è infatti il tema del festival. Leggere e scrivere di sé porta lontano, in mondi sconosciuti e fantastici che riposano sotto la cenere dell’oblio aspettando il soffio d’ossigeno che li riaccenda. Da parole quotidiane possono nascere capolavori.

CartaCarbone festival letterario vuole portare a Treviso libri in abbondanza, tuffarsi negli eventi letterari, vedere gente ubriaca di parole, ascoltare gli scrittori affermati, accompagnarli nelle piazze tra la gente, dar voce agli emergenti, ospitarli e mangiare allo stesso tavolo.

Programma completo: qui

Copertina facebook workshop_Ca Foscari_LaChiavediSophia-02VENETO | Workshop Editoria e Filosofia 2.0 19-20-21 ottobre –  Venezia

“Workshop Editoria e Filosofia 2.0. Il testo – la rete – l’evento”

Ore 9.30-17.30, presso Aula Valent al 4° Piano di Malcanton Marcorà,  Venezia

In collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia workshop gratuito di tre giorni rivolto a tutti gli studenti. Il workshop suddiviso in tre moduli: scrivere, comunicare e organizzare intende ripercorrere il processo di creazione di un contenuto editoriale, gli elementi e le strategie di comunicazione necessarie a promuovere un contenuto e infine come nasce e si costruisce un evento culturale.

Per info e iscrizioni: info@lachiavedisophia.com
Max 20 iscritti cafoscarini
Max 10 iscritti di altri Atenei

medicina-e-shoa-ELABORATION1LOMBARDIA | Convegno – 6 ottobre – Università degli Studi di Milano

Responsabilità della scienza e etica della cura: la lezione della Shoah e le nuove frontiere della bioetica” presso la Sala di Rappresentanza del Rettorato, Università degli Studi di Milano, Via Festa del Perdono 7.

Il Convegno è organizzato in occasione dell’apertura della mostra “Medicina e Shoah”, che ripercorre la storia della medicina nazista a partire dalle origini dell’eugenetica sino alle politiche razziali e di sterminio del III Reich. La mostra, realizzata dall’Università di Roma “La Sapienza” in collaborazione con l’Unione Comunità ebraiche italiane (UCEI) e con la cura scientifica di Silvia Marinozzi, viene ospitata nella sua tappa milanese dall’Università Statale, dove sarà visitabile dal 6 ottobre al 2 novembre nell’ Atrio dell’Aula Magna, in via Festa del Perdono 7 (ore 9-18, ingresso libero).

Programma completo: qui

Programma mostra: qui

13891973_729094777230305_6275604234829403062_n LOMBARDIA | Milano Golosa 15-16-17 ottobre – Palazzo del Ghiaccio

Se pensate che l’enogastronomia non appartenga al grande universo della cultura, vi state sbagliando! Milano Golosa è l’esempio di come la Cucina e le sue materie prime appartengano alle nostre radici culturali, e di come si possa fare cultura cucinando, mangiando, scoprendo ciò che si cela dietro al piatto. In questa quinta edizione si andrà alla ricerca dell’origine di ciò che vi si trova dentro i nostri piatti.  Perchè, sempre più in cucina, si ricerca l’integrità della materia prima, un’idea di purezza da preservare. Una tre giorni di incontri, laboratori, ricette per un racconto gastronomico che mette al centro il concetto di purezza in cucina e l’importanza della qualità degli ingredienti.  Cucinare è un po’ come fare Filosofia, interrogarsi, indagare, riflettere e quindi scoprire e meravigliarsi della grande varietà che ci appartiene come essere umani ma sopratutto, in cucina. come italiani.

Programma completo: qui

La stagione è appena iniziata, mettiamoci alla prova!

Valeria Genova

Intervista a Woodstock Teatro: il teatro che mette in scena l’uomo e le sue scelte

Woodstock Teatro è nato nel 2013, a Venezia, dove stavamo studiando Scienze e Tecniche del Teatro allo IUAV (per la nostra formazione registica, scenografica, drammaturgica e di light designer) e all’Accademia Teatrale Veneta (per la formazione attoriale). I componenti stabili sono Alessandra Dolce (scenografia e costumi) e Marco Gnaccolini (drammaturgia e regia). Lavorano nei diversi progetti Rossana Mantese (attrice), Irene Canali (attrice), Andrea Wob Facchin (musicista), Matteo Moglianesi (luci) e Alejandro Garcia Hernandez (percussioni). Hanno lavorato in precedenza anche Michele Guidi (attore) e Eleonora Ribis (attrice).

Fin da subito hanno voluto concepirsi e formarsi una equipe di lavoro teatrale, liberi di creare progetti in proprio e anche di sviluppare collaborazioni con altri artisti, mettendo quindi al lavoro le loro competenze professionali nei progetti altrui.
La poetica del gruppo è quella di affrontare visioni, pulsioni e problematiche del nostro essere contemporanei, confrontandosi con la realtà che li circonda. Credo che questo loro orizzonte sia espresso in questa loro citazione: «di un raggio di luce osservare e raccontare l’ombra da esso creata
L’obbiettivo è di proporre teatralmente delle opere d’immaginario, sviluppate con diversi linguaggi scenici e attente alle particolarità cognitive con cui ognuno di noi percepisce la realtà, per portare così in scena delle storie nel migliore dei modi possibili, qualunque vento soffi.

I primi progetti che hanno realizzato sono stati: Spring Boy, lavoro di prosa e teatro di figura sulla vita e gli scritti di Brendan Behan, drammaturgo irlandese e attivista politico degli anni ’50, e Un Piccolo Principe, percorso sensoriale e d’installazioni tratto dalla sceneggiatura che fece Orson Welles del famoso romanzo di Saint-Exupery. Si può dire che questi due lavori sono i semi da cui tutt’ora sbocciano le loro nuove idee sceniche.

1-Buongiorno Woodstock Teatro, intanto come nasce il vostro nome?

Buongiorno a te, Marco! Il nostro nome è nato in una notte d’estate, tra il vino e gli alberi di Forte Marghera a Mestre, ed è legato al nome dell’uccellino giallo e di specie ignota che fa da spalla a Snoopy nelle strisce a fumetti dei Peanuts di Charles Schulz. Lo abbiamo assunto a nostro animale totemico perché seppur di piccole dimensioni non si nega le avventure più immense, volando spesso a testa in giù, innamorandosi di fiocchi di neve e drogandosi con briciole di pane. Ci guida, quindi, nel pensare il nostro fare teatro trovando costanza e caparbietà nell’indipendenza, coraggio nell’insicurezza e amore incondizionato verso le sconfitte e le cause perse. Inoltre, il nome ha le lettere e il suono giusto per noi: inizia lungo e lontano come l’ululato di un lupo, e finisce rapido e secco come lo schiaffo di saetta che annuncia un temporale.

2-Vi ho incontrati personalmente e vi giuro non ho mai visto due sguardi così appassionati. Cosa vi piace del mondo teatrale? Come lavorate nei vostri ruoli di drammaturgo, scenografa, attore e regia?

Del teatro ci piace il suo provenire da tempi immemori, e la sua continua e infinita riserva di sorprese che lo rende inconoscibile.
Del teatro ci piace la continua ricerca. A prescindere dal fatto che si parta da testi sconosciuti o al contrario da testi conosciutissimi, ci piace il fatto che si arriva sempre a creare un nuovo messaggio visivo e uditivo a volte anche olfattivo, pare di sentire gli odori che descrivono un ambiente.
Ci piace ma allo stesso tempo ci preoccupa, ci inquieta e ci eccita scegliere di cosa parlare, capire se le nostre priorità, le nostre impellenze siano comuni a molte persone, ragazzi e non.
Ci piace appassionarci al nostro nuovo “progetto” fino a che, quello che noi proviamo, non lo trasmettiamo a ogni nostro compagno di viaggio, attore, musicista o pubblico che sia.

Il nostro lavoro lo definiremmo un ensemble, una sinfonia in cui ognuno porta il proprio contributo, un brainstorming su un tema in modo che ognuno si appassioni e porti a parlare di ciò che gli preme, poi, tutto si snoda, il drammaturgo scrive, lo scenografo porta immagini e suggestioni fino al punto in cui ci si riunisce nel momento della messinscena, dove si chiede anche all’attore di portare il proprio mondo e il proprio io, è così che nasce la regia di Woodstock teatro, un contributo di tutti che viene poi armonizzato.Foto promo 2

3-Il teatro è un po’ visto come un figlio messo in ombra dalle prestazioni dell’altro, il cinema. Perché secondo voi?

Se il teatro viene visto in ombra rispetto al cinema è perché li si vuole ancora paragonare sullo stesso piano di risultati, e cioè quello di arte spettacolare che chiama in assemblea un’intera società a riflettere su un determinato argomento. Il cinema, indubbiamente, è ai giorni nostri l’arte dei grandi numeri di pubblico, mentre il teatro è una realtà di nicchia (almeno in Italia). Questo succede perché nel nostro paese ci abituano a pensare troppo spesso in forma assolutistica il mondo delle arti all’interno delle nostre città, e poco in maniera sinergica.

Il teatro e il cinema sono due arti con linguaggi completamente diversi, seppur simili: il cinema è un formarsi di fantasmagorie, mentre il teatro di visioni. Il cinema ti fa vedere, mentre il teatro ti fa immaginare. Chiedono un diverso tipo di attenzione nel pubblico, un diverso grado di partecipazione. Quello del teatro può risultare più complesso e faticoso, perché ha bisogno di un luogo fisico e di un momento preciso per farsi, ma può rivelarsi molto affascinante perché chiede al pubblico di essere attivo nella costruzione dell’evento: nel cinema è la macchina da presa a scegliere cosa far vedere di una storia, mentre a teatro sono gli occhi e soprattutto la mente dello spettatore a operare e addirittura creare questa scelta. Senza il pubblico e il tempo presente, l’espressione teatrale non può esistere: il teatro è un accadere irripetibile, al contrario di un filmato che, in quanto registrato, è un accaduto replicabile.

Ecco perché si deve necessariamente incontrare la gente con il teatro, ed è una sfida faticosa. Con Talkin’ Woody Guthrie, nostro ultimo progetto di ballad-opera, l’obiettivo è stato: andiamo nei locali dove si riunisce la gente, dove mangia e va ad ascoltare musica. Il teatro rimane fondamentale posto in cui ci si incontra e si discute, e ci si appassiona come succede a un concerto, dove molto spesso i musicisti suonano con maggiore vita i loro brani dal vivo rispetto a quelli stessi che possiamo ascoltare registrati. A teatro, la differenza la fa ancora la percezione dell’uomo.

4-Passiamo un po’ al nostro territorio. Com’è fare teatro a Venezia? Avete avuto esperienze fuori della provincia?

Per noi al momento sta risultando difficile andare in scena a Venezia città, a Mestre invece stiamo al contempo incontrando un formicaio di realtà non teatrali ma molto attive culturalmente, spazi che vogliono aprirsi e contaminarsi; andare in scena in questi posti comporta soprattutto molte difficoltà di natura tecnica, non essendo spazi teatrali bisogna pensare a un teatro che faccia a meno di molte creazioni e attenzioni sceniche, ma tutto ciò ci regala una bellissima sfida, e soprattutto incontri splendidi. Abbiamo aperto una collaborazione poi con il Centro Culturale Candiani in qualità di operatori culturali, con un progetto nel loro Campus per Not Only For Kids di questo giugno. Inoltre, stiamo incontrando moltissime occasioni di collaborazione con professionisti teatrali veneti: Andrea Pennacchi, Pantakin, Stivalaccio Teatro, Il Libro con Gli Stivali.
Con i nostri progetti lavoriamo molto di più fuori da Venezia e dal Veneto, soprattutto in Lombardia e a Milano, dove gli spazi off sono molti di più e sono molto attenti ai temi che ospitano, e stiamo consolidando ogni anno che passa la nostra presenza sui loro palcoscenici.

5- C’è un filo conduttore nelle vostre storie? Cosa volete trasmettere, quale messaggio insomma?

Il filo conduttore delle nostre storie è una riflessione sull’essere umano, sulla possibilità che una scelta comporta. I nostri personaggi prendono posizione, sono consapevoli di quello che sono, ma soprattutto delle scelte che hanno fatto, non giudicano ma spesso vengono giudicati. Non diciamo cosa fare, solo invitiamo a riflettere sul fatto che non esiste bianco o nero, non esistono persone di serie A o serie B, ma solo scelte e conseguenze che possono influenzare la storia, quella che si studia nei libri. Ci piace spesso parlare dei personaggi secondari, diciamo i “non protagonisti” delle storie: come la strega nella favola di Biancaneve, nel nostro Le mele della strega o dei secondini di una prigione e del boia nel nostro Spring Boy o dei lavoratori profughi, gli hobo, in Talkin’ Woody Guthrie.

6- Avete dei progetti in cantiere?

I progetti in cantiere sono moltissimi! Alcuni sono sul nascere, e ancora troppo fragili per essere esposti qui.  Possiamo dire però che lavoreremo Cadorna ’14-17, il testo del nostro drammaturgo Marco Gnaccolini la cui prima parte ha vinto il concorso di “Racconti di Guerra e Pace” indetto dal Teatro Stabile del Veneto, andato in onda anche su Rai Radio 3 oltre che nelle mise en space nei tre teatri di Venezia, Padova e Verona. Sarà una coproduzione Woodstock Teatro con Kalambur Teatro, per la regia di Alessio Nardin che ne curò anche quella per le mise en space.
E poi La Regina della Neve, il nostro prossimo progetto per bambini, nella quale lavoreremo sulla malattia e i mondi in cui essa ci rinchiude.
Aperte già sono nuove collaborazioni con Andrea Pennacchi e la squadra di Teatro Boxer con cui abbiamo creato il favoloso Merry Wives of Windsor!

7- Ultima domanda Woodstock, la vostra esperienza che state coltivando si collega in qualche modo alla filosofia? O meglio, c’è della filosofia nel vostro lavoro?

Il nostro lavoro è filosofia, nel senso etimologico del termine “amore per la sapienza”, come ti abbiamo detto prima del teatro ci piace il fatto di poter conoscere, imparare sempre perché amiamo la conoscenza. Con i nostri spettacoli riflettiamo sull’uomo, sulla sua esistenza così come la filosofia ci insegna a fare e poi abbiamo una nostra filosofia di lavoro, condividere e collaborare.

Una delle spine dorsali del nostro agire teatrale è il pensiero del filosofo Agamben sul concetto di essere contemporanei, di chi e cosa lo si è, e del che cosa significa essere contemporanei. Abbiamo assunto su di noi una delle sue risposte, per la quale ci sentiamo appartenere al nostro tempo non coincidendo perfettamente con esso, non adeguandoci alla sua linearità; ci relazioniamo così al nostro tempo attraverso una sfasatura e un anacronismo, avendo una distanza con cui poter percepire luci e soprattutto tenebre del nostro vivere d’oggi. E questo portiamo in scena.

Marco Donadon

[immagini concesse da Woodstock]